L’UDC Ticino prende atto con rammarico e anche con particolare sorpresa, che il Consiglio di Stato unitamente a quelli degli altri Cantoni toccati dal problema, ha deciso di revocare la possibilità di utilizzo delle terrazze nei comprensori sciistici a partire da domenica 28 febbraio alle 17:00.
Si comprende la volontà di evitare attriti tra i Governi cantonali e il Consiglio federale, ma la decisione odierna non fa altro che dare forza alla strategia incoerente e arbitraria del Consiglio federale nella gestione della pandemia.
Il numero di contagi nel nostro Cantone è bassissimo, il nostro sistema sanitaria fortunatamente non desta preoccupazioni, elemento molto importante, i cittadini sono allo stremo. È necessario tornare alla normalità – con tutte le misure di protezione che la popolazione ben conosce – ma non è più accettabile questa ingiustificata situazione. L’alternativa che vuole il Consiglio federale e sostenuta dai Cantoni, è forse quella degli assembramenti incontrollati sulla neve?
Le stazioni sciistiche vengono annualmente sostenute dal Cantone con contributi finanziari. Legate ad esse vi è un’economia e posti di lavoro non trascurabili. Con una mano si aiuta e poi con l’altra si impedisce loro di lavorare?
Chiediamo dunque al Consiglio di Stato di farsi immediatamente portavoce della preoccupazione delle società che gestiscono questi impianti, affinché si possa in tempi brevissimi tornare alla riapertura quantomeno delle terrazze.
Riteniamo sia finalmente ora che il Governo cantonale faccia sentire con più vigore le esigenze del nostro Cantone verso il Consiglio federale.
In termini più generici osserviamo con preoccupazione i recenti dati relativi al mercato del lavoro.
Malgrado una diminuzione dei posti di lavoro che supera il 4%, il numero di lavoratori frontalieri ha toccato un nuovo record sfondando la barriera delle 70’000 unità.
Ricordiamo al Consiglio di Stato che nel 2015 le cittadine e i cittadini ticinesi avevano votato l’iniziativa “Prima i nostri”, che purtroppo è stata applicata solamente nel pubblico e in parte nel para-pubblico. Sarebbe finalmente ora che il Governo cantonale si attivasse seriamente per sfruttare tutti i margini di manovra possibili per reintrodurre la preferenza indigena anche nel settore privato.