Stefano Del Rosso è un talentuoso cantautore nato a Faenza.
Fin da piccolo dimostra una grande passione per la musica iniziando a scrivere e comporre le sue prime canzoni.
Nel 2000 ha suonato nel gruppo “Senza fissa dimora” in qualità di cantante, chitarrista e tastierista.
Nel corso degli anni si è esibito in locali tra l’Emilia Romagna e la Toscana sia in duo acustico sia con gruppi fino al 2014, anno in cui ha iniziato una collaborazione con il musicista fiorentino Eugenio Mininni.
Dalla collaborazione con Eugenio è nato un progetto:la realizzazione di un album dal titolo “Dicono”
È album con suoni tendenzialmente pop-country rock, gli argomenti trattati nelle canzoni sono principalmente di natura esistenziale.
Il cantautore afferma: -L’album parla dei condizionamenti che riceviamo ogni giorno a causa del bombardamento mediatico a cui siamo sottoposti e dalla società in cui siamo immersi, della provvisorietà della vita, della ricerca di un senso in tutto quello che ci sta intorno e della vita stessa, anche dell’importanza di avere qualcuno accanto nei momenti difficili-
Definire le canzoni è un impresa praticamente impossibile, dato che al di là del significato generale di una canzone, ogni indiviuo trova dei significati che appartengono alla propria esperienza soggettiva.
Stefano definisce il suo ultimo lavoro: un album che parla della vita.
Nel Febbraio 2015 ha vinto il premio cantautore al festival “il mare d’inverno” a torre del lago che gli permetterà di accedere al Festival del Tirreno ad ottobre inoltre è stato selezionato per partecipare alla finale del concorso canoro “Empoli incanta”a Maggio.
C’è stato un evento in particolare in passato che ti ha influenzato nel fare musica?
Sicuramente la lettura della biografia di Bob Dylan. Mi venne prestata da un amico e nonostante conoscessi pochissimo Dylan leggere quel libro mi ha entusiasmato e spinto ad approfondire la conoscenza delle sue opere, e a capire che con le canzoni si può parlare di tutto.
Cosa ne pensi dei talent?
I talent possono essere una strada come un’altra per far conoscere il proprio lavoronma ritengo che sia molto difficile tramite un provino di qualche minuto capire chi ha talento e chi no. Poi la dimensione del talent non è congeniale per tutti, ci vuole il carattere adatto. Il problema più che il talent in se stesso è il monopolio dei talent, andrebbe data la giusta considerazione anche agli artisti che cercano altri modi per farsi conoscere. Inoltre rimango perplesso se penso che cantanti come Bob Dylan a programmi come XFactor sarebbero stati scartati in partenza magari perché cantano troppo di gola, per non parlare di Tom Waits…
Come vedi l’attuale mercato musicale?
Vedo che il mercato sta cambiando, i Cd si comprano sempre meno e si scarica sempre più musica dalle piattaforme digitali. Credo che l’avvento di Internet e dei social dia agli artisti indipendenti delle possibilità di visibilità insperate fino a qualche anno fa.
Cosa ti sembra che non vada nella società attuale?
Troppa distanza da noi stessi, tutto ci porta verso uno stato di alienazione, i modelli di bellezza, i modelli di vita, la cattiva televisione, la continua fretta, le continue notizie negative nei giornali e nei telegiornali. E poi la mancanza generale di una dimensione spirituale. Gurdjieff diceva che se non conosci te stesso in realtà non conosci niente.
Credo che servirebbe più spazio per noi stessi e maggiore autocoscienza, questo sistemerebbe molte cose.