Ogni giorno ci si rende conto come la popolazione abbia difficoltà ad arrivare a fine mese e come la politica di questo si occupa in modo secondario. Prima sembra ci siano gli interessi di politici e loro gruppi che fanno e disfano a piacimento, con i soldi pubblici, nascondendosi dietro la solita frase: “per rilanciare la regione”, indifferente di che regione si parla. Dietro a questa frase detta nelle varie conferenze stampe dai vari imprenditori, che si appoggiano al pubblico, vi sono tutte le giustificazioni affinché i politici in ogni ordine e grado aprono il portafoglio elargendo milioni ai loro amici. Così vediamo elargire milioni a strutture faraoniche che non cammineranno mai con le proprie gambe, vediamo ricevere milioni pubblici da imprenditori (chiamare imprenditori quelli che giocano con i soldi pubblici ci vuole coraggio) che creano strutture solo per la loro boria personale, e che non vi sarà mai il ritorno proclamato in sede di business plan. I comuni anche poveri, si vedono quasi costretti a firmare fideiussioni (soldi regalati certamente) a società e/o club e/o gruppi imprenditoriali solo per evitare di essere criticati. Ma la colpa a chi va ascritta? Furbo chi chiede, usando anche metodi poco eleganti a volte, ma incoscienti chi allarga le maglie delle finanze pubbliche solo per compiacere agli amici di merenda. Con questi sistemi, e li abbiamo tutti sotto gli occhi senza dovere citare le opere faraoniche che saranno delle cattedrali nei vari deserti di Leventina, Locarno, Blenio, Lugano, Bellinzona, Chiasso e Mendrisio, portiamo il settore pubblico a non avere più mezzi finanziari da investire dove veramente necessitano: lavoro giovanile, lavoro over 50, scuola, mobilità e sanità. No, sembra prioritario investire in piste faraoniche, in palazzi che rimarranno vuoti ed in opere fine a se stesse. Siamo stufi di dover versare soldi in collette per i nostri vicini di casa, solo perché lo stato malgestisce i fondi di loro competenza. E il fatto che queste opere sono faraoniche, le banche danno soldi solo se vi sono fideiussioni dei comuni, del cantone e di enti pubblici che pagheranno i costi derivanti. Le banche, quando fiutano l’affare, non hanno bisogno di fideiussioni, ma investono di loro assumendosi eventuale rischio. In queste opere pubbliche non ci credono le banche e allora ecco che gli amministratori pubblici, aprono le tasche con tanti soldi per imbonirsi gli amici politici per ottenere, magari, qualche favorino di ritorno a titolo, forse, privato.
Vogliamo continuare in questo sistema allora votiamo pure i soliti che a Berna dicono di rappresentarci ma che fanno, tutto altro invece che rappresentare la popolazione e cercare le soluzioni i problemi. In ottobre siamo chiamati all’ennesima svolta che non ci sarà perché la gente le ha piene e loro hanno troppi galoppini a doppio legame che saranno rieletti e continueremo noi, popolo, a dover lottare all’inverosimile, vedendo i soldi delle tasse che noi paghiamo, sperperati per i soliti pochi…
(ETC/rb)