Pensavo di non dovere più fare riferimento alla votazione federale di domenica prossima concernente il risanamento della galleria autostradale del San Gottardo. Qualche settimana fa avevo l’impressione che ormai tutto era stato detto e dibattuto e che sul tavolo vi fossero fatti a sufficienza per una decisione ponderata da parte della popolazione. Invece ho dovuto ricredermi.
Benché abbia la netta sensazione che la gente sia stufa e che prevalga ormai il sentimento che finalmente si vota, l’aggressiva campagna condotta dagli oppositori mi obbliga ad alcune puntualizzazioni che ritengo essenziali. Riferendomi soprattutto a fatti che di per sé si commentano da soli.
Avantutto, va sottolineato che se si vota contro il risanamento la galleria sarà chiusa per tre anni. Punto e basta, non ci sono discussioni né alternative valide. Il dubbio insinuato dagli oppositori sulla necessità dei lavori e della chiusura è stata un’abile mossa di campagna, questo va ammesso.
Ciò non toglie che l’unica prospettiva è la chiusura per tre anni, come più volte ribadito anche dall’autorità federale in questi mesi, malgrado i molti ingegneri improvvisati dell’ultima ora cerchino di far credere il contrario. Sarebbe un caso di chiusura totale unico al mondo (se escludiamo le chiusure forzate a causa di eventi tragici) e tanto più incomprensibile se si pensa che il traffico al San Gottardo è nella misura del 75% interno, quindi svizzero.
Non si tratta di un collegamento per stranieri o per il transito, malgrado le code nei momenti dei picchi di traffico possano indurre in un errore di valutazione del genere. Questo 75% dimostra chiaramente come per l’economia svizzera in generale e ticinese in particolare il collegamento sia essenziale.
Per il nostro tessuto economico, l’apertura stradale verso nord è fondamentale per l’approvvigionamento e perché le nostre aziende lavorano essenzialmente per clienti a nord delle Alpi, utilizzando ad esempio anche le strutture aeroportuali zurighesi. Questi sono fatti, non opinioni, e come tali meritano un’attenzione particolare. A questo va aggiunto che il tanto vituperato traffico pesante costituisce una parte ridotta del traffico globale (823.679 camion contro 6.334.241 autovetture nel 2014). Di questa parte ridotta, il 50% è funzionale al nostro Paese, per traffico puramente interno oppure con punto di partenza o di arrivo in Svizzera.
Vuol dire che in transito puro (da frontiera a frontiera) ci sono quindi circa400.000 camion,he qualcuno può magari ancora considerare troppi, ma che costituiscono comunque una parte abbastanza infima del traffico globale. E occorre sottolineare che sono solo questi che dovrebbero essere trasferiti su rotaia. Sì, perché nella campagna di votazione si continua ad affermare che tutto il traffico pesante va trasferito su rotaia, quando in realtà la Costituzione federale impone il trasferimento sul treno solo ed esclusivamente il trasferimento delle merci in transito, non quelle concernenti il mercato svizzero.
È quindi assolutamente scorretto e addirittura anticostituzionale volerobbligare il trasferimento di tutto il traffico pesante. Questo va detto per chiarezza. Le varie cifre vanno quindi tenute ben distinte. Mischiandole in modo indifferenziato si è indotti a conclusioni scorrette e si potrebbe pensare che una chiusura del San Gottardo andrebbe a ostacolare principalmente il traffico di transito, che è quello più fastidioso. Invece no, basandosi sui fatti è più che evidente che una chiusura colpirebbe in maniera molto pesante soprattutto la Svizzera e il Ticino.
Luca Albertoni,
direttore Cc-Ti