Viaggiare, viaggiare e ancora viaggiare. Il viaggio è stato per anni uno degli ingredienti più importanti della mia vita di lavoro. Viaggio in auto, in treno, aereo, motoslitta, gatto delle nevi, nave, aliscafo: ho utilizzato di tutto per raggiungere i luoghi più belli d’Italia e realizzare i miei servizi giornalistici. Ricordo che un anno attraversai i paesi Etnei a bordo di una vecchia “Littorina” FIAT ALn56 interamente restaurata e datata 1936. Sto parlando del tratto ferroviario a scartamento ridotto denominato Circumetnea che collega Catania con i centri delle pendici del vulcano più grande d’Europa: l’Etna.
Di quel viaggio ho ricordi bellissimi, paesi come Randazzo, Bronte, Linguaglossa; sapori tipici come il pistacchio, la zuppa di funghi, i maccheroni al ferro. I volti degli amici e dei colleghi, i cuochi e le cuoche: i grandi vini dell’Etna. Già, i vini e le cantine che ormai da anni producono eccellenze amate in tutto il mondo. A farmi tornare alla memoria quelle splendide giornate è stato recentemente l’amico Giuseppe Di Marco durante una degustazione di vini bianchi tra i quali uno proveniente proprio da quel territorio e prodotto da una realtà produttiva che allora ebbi il piacere di visitare: le cantine Patria.
Le cantine Patria in realtà prendono il nome dalla contrada Patria situata presso Monreale (PA). In quella contrada la famiglia Di Miceli acquistò un feudo nel 1950. Molti anni dopo, nel 1998, Francesco Di Miceli forte della sua esperienza da agronomo ed enologo, rilevò la storica cantina “Torrepalino” nata nel 1975 e situata a Solicchiata una piccola frazione del comune di Castiglione di Sicilia nella provincia di Catania. Da Monreale abbiamo così raggiunto il versante Nord dell´Etna. Fu il presidente Di Miceli che decise la modifica del nome “Torrepalino” trasferendo l´eredità all´altra cantina di cui era già amministratore. Mi permetto di ricordare che quando si parla di cantine storiche bisognerebbe avere pagine e pagine di spazio ma sapete bene che non è possibile, motivo per cui vi invito ad approfondire la conoscenza storica tramite i siti internet e le pubblicazioni aziendali.
La particolare collocazione geografica delle cantine, con un´altitudine che tocca i 750 metri nella sua parte più alta, fa del terroir l´elemento principe di differenziazione, tipicità e unicità. Grazie all´esposizione e all´altimetria ne risulta un ambiente tardivo caratterizzato da forti escursioni termiche. Le cantine sono state impreziosite negli spazi esterni con terrazze panoramiche, un piccolo santuario e l´Arena “Palici” ristrutturata in pietra lavica nel 2005 e incastonata tra il Parco Naturale dell´Etna, il Parco Fluviale dell´Alcantara e quello dei Nebrodi. L’Arena si presta particolarmente bene per accogliere manifestazioni artistiche e culturali, mentre il nome Palici è anche la denominazione di un pregiato spumante aziendale. Vi si trova poi una struttura edificata (vecchio fondaco) nel 2005 che ospita la sala degustazione e la sala multimediale polivalente. Infine, particolarmente suggestivo e da vedere assolutamente, è il percorso sotterraneo fra le lave millenarie che trasmettono con forza le sensazioni delle colate laviche susseguitesi nei secoli. Si cammina tra le botti immersi nella lava solidificata. I vitigni tipici del vulcano sono il Nerello Mascalese e il Nerello Cappuccino per la produzione dell’Etna Rosso Doc, Il Caricante e il Catarratto per l’Etna Bianco Doc.
Negli anni l’evolversi aziendale ha ampliato il raggio di azione non fermandosi solo alla vinificazione delle uve della provincia di Palermo e dell’Etna, oggi infatti le cantine sono operative su di una estensione globale dei terreni vitati di circa 350 ettari sparsi in più punti della Sicilia. La maggior parte degli impianti viene allevata a spalliera con una potatura a cordone. Alcune superfici vengono ancora allevata ad alberello. Il vigneto più antico risale alla metà del 1900, ma l´età media delle viti è molto variabile. Negli ultimi anni la cantina ha applicato le più moderne tecnologie volte all´ottenimento di una sempre maggiore qualità della produzione. Vengono prodotti vini con un´espressione territoriale altissima, destinati ad incontrare i gusti non di tutti ma solo quelli di coloro che nel vino apprezzano la forte personalità. La tipicità di queste produzioni che, fino al decennio precedente restringeva il mercato, con il tempo è diventata il valore aggiunto della cantina.
Accanto alle uve tipiche locali sono stati acclimati vitigni internazionali come lo Chardonnay, il Pinot Noir e il Cabernet, ai quali il clima e le peculiarità del territorio hanno conferito nuove personalità. Queste uve sull´Etna trovano un´espressione più fine ed elegante, meno strutturata rispetto alle produzioni di altre zone. Gli altri vitigni internazionali e non come il Nero d´Avola, il Viogner, il Syrah e il Merlot vengono lavorati sui territori argillosi e caldi della provincia di Gela e negli appezzamenti del palermitano. Un altro vitigno molto pregiato è il Moscato di Noto per il quale l’uva viene necessita dell’appassimento in pianta che avviene grazie al clima favorevole presente nel territorio di Gela, clima che permette una giusta asciugatura del grappolo senza rovinarlo; dalla pigiatura di quest´uva si ottiene un elegante vino passito molto fruttato e leggermente alcolico chiamato Eneo.
Etna, palermitano, Gela e anche Agrigentino. Anche da questo territorio arrivano uve importanti per vini pregiati. Chi mi conosce bene sa quanto io ami la Sicilia e uno dei suoi vini bianchi per eccellenza: il Grillo. Il Grillo Doc Sicilia 2015 firmato Patria è un vero concentrato di profumi e sapori di questa terra, un’ottima espressione di uno fra i più interessanti vitigni autoctoni siciliani. Un vitigno dalle ampie prospettive che fino a qualche anno fa era conosciuto e utilizzato per la produzione del famoso Marsala. Oggi, giustamente riscoperto e oggetto di studi approfonditi, viene indicato dagli esperti come l’unico vino italiano contemporaneo dal grande futuro. Il Grillo delle cantine Patria è coltivato nel cuore della Sicilia, fra le colline che guardano l’Africa e più precisamente a Palma di Montechiaro, località conosciuta come “Donnafugata” nel “Gattopardo” di Tommasi di Lampedusa, in provincia di Agrigento, su una superficie vitata di circa dieci ettari. Il vigneto ha una densità di 5000 piante per ettaro e il sistema di allevamento è il cordone speronato. Studi recenti danno i natali del Grillo (“Ariddu o Riddu”) a Favara, sempre in provincia di Agrigento, a fine ottocento, dove il barone Antonino Mendola, agronomo e ampelografo, nella sua tenuta fecondò artificialmente il seme di Catarratto con lo Zibibbo per poter ottenere un ibrido con le caratteristiche dei due progenitori in modo tale da migliorare le caratteristiche del Marsala.
Negli ultimi decenni, dal vitigno Grillo, si sono ottenuti vini molto interessanti, per la loro eleganza e il profilo aromatico. Uno di questi è proprio il Grillo di Patria. E’ un Grillo in purezza dal colore giallo paglierino che al naso offre un bouquet di frutta esotica, delicato ed elegante al palato, si presenta con una buona acidità e persistenza. Si abbina perfettamente con tutti i piatti a base di pesce e con i formaggi di media stagionatura.
Per ora mi fermo con i miei ricordi di quel viaggio, approfondite tutto ciò che stuzzica la vostra curiosità e la vostra voglia di sapere, ma soprattutto non dimenticate di gustarvi qualche vino delle cantine in questione, avrete modo di assaporare una delle terre più belle del mondo: la Sicilia.
Fabrizio Salce
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Cantine Patria (Torrepalino) gruppo FB