NO all’utopia verde e all’esplosione dei prezzi
Un’alleanza interpartitica si batte contro l’iniziativa irrealistica sulla responsabilità ambientale
Il 9 febbraio 2025 gli elettori saranno chiamati ad esprimersi su un’iniziativa irrealistica, costosa e irresponsabile lanciata dai Giovani Verdi. L’iniziativa porterebbe ad un’esplosione dei prezzi, ad una drastica riduzione dei consumi e ad una perdita di benessere. Il potere d’acquisto si ridurrebbe in modo massiccio, finendo col colpire i membri più fragili della nostra società. I cittadini sarebbero costretti a cambiare il proprio stile di vita, le vacanze e le attività del tempo libero, nonché il modo in cui vivono, mangiano e viaggiano.
Un’alleanza interpartitica che comprende il PLR, il Centro e l’UDC si oppone a questa iniziativa irresponsabile. L’Alleanza per il NO ritiene che l’iniziativa degli ambientalisti sia irrealistica, insensata e inutile.
Richieste irrealistiche, calendario irresponsabile
L’iniziativa dei Giovani Verdi chiede che la Svizzera riduca il suo impatto complessivo sull’ambiente di circa il 67% entro dieci anni, una scadenza insostenibile. E anche del tutto inutile, dato che la Svizzera è già riuscita a dissociare la crescita economica dal consumo di risorse. Inoltre, l’obiettivo è già sancito dall’articolo 73 della Costituzione federale. Tuttavia, l’ambizione e gli sforzi già compiuti per ridurre le emissioni inquinanti e il consumo di risorse naturali non devono essere rallentati.
Evitare l’esplosione dei consumi e dei prezzi
Le conseguenze dell’iniziativa sarebbero disastrose per la popolazione e per le imprese. I prezzi degli affitti, dei generi alimentari e soprattutto della mobilità subirebbero un’impennata, mentre è inevitabile il rischio di restrizioni, quote e divieti per i consumatori, in particolare per le vacanze e le attività del tempo libero. Una riduzione del 67% in 10 anni non potrebbe essere ottenuta in modo lineare in tutti i settori. Se prendiamo ad esempio la sanità, non potremmo semplicemente chiudere due ospedali su tre. I funzionari pubblici dovrebbero emanare norme sulla produzione, restrizioni sui viaggi, divieti di importazione e, in breve, controllare lo stile di vita di tutti. Saremmo tutti costretti a mangiare (carne e prodotti animali), vivere (riscaldamento, consumo di superfici) e viaggiare in modo diverso.
Un boomerang socio-politico
Questa iniziativa irresponsabile colpirebbe i più deboli in tre modi. In primo luogo, attraverso l’esplosione dei prezzi del riscaldamento, della benzina e degli alimenti di base. In secondo luogo, porterebbe a una radicale riduzione degli aiuti statali, poiché lo Stato si troverebbe a corto di entrate fiscali e dovrebbe investire nella trasformazione delle infrastrutture. Infine, molte persone – in particolare i grandi contribuenti – sarebbero costretti a emigrare per sfuggire alla camicia di forza ecologista. In breve, l’iniziativa sarebbe l’equivalente di una bomba socio-politica. E sarebbe il ceto medio a pagare il conto.
Danni alla prosperità
Oggi solo Paesi come l’Afghanistan, Haiti e il Madagascar soddisfano i requisiti dell’iniziativa dei Giovani Verdi. Ciò è dovuto ai loro bassi livelli di prosperità e agli stili di vita modesti, piuttosto che ad un uso efficiente delle risorse. I loro risultati economici sono in media 150 volte inferiori a quelli della Svizzera, mentre l’impronta ecologica pro capite in Svizzera è solo circa 5 volte superiore a quella dei Paesi citati. Ciò sottolinea i notevoli progressi compiuti dalla Svizzera in termini di protezione dell’ambiente e di efficienza economica.