Bisogna dirlo fuori dai denti: i Take Away sono spacci che molte volte infrangono le disposizioni, quelle minime che esistono. Nessuno dice nulla, oppure si denuncia e notifica ma le autorità non intervengono e permettono tutto e di più. Il compito delle autorità è anche quello di far rispettare la legge o quel minimo di legge che esiste. Ma il Take Away, e pizza e altro che cosa sono ? Sono locali che preparano cibi immediati per la consumazione ma che non possono essere consumati all’interno dei locali. E poi l’interpretazione della legge lascia ampio margine di respiro ai titolari. Ma quando un ristorante deve sottostare in maniera severa alla Lear, la legge che cita alcuni punti imprescindibili come: per gestire un esercizio pubblico occorre essere in possesso di un certificato di capacità. Inoltre, l’esercizio pubblico è vincolato ad una patente. Informazioni più dettagliate possono essere ottenute consultando la Legge cantonale degli esercizi alberghieri e della ristorazione (Lear).
La Lear prevede in particolare che:
• il gerente è l’unico soggetto responsabile;
• i Municipi sono i soli competenti e responsabili dell’idoneità dei locali e delle strutture degli esercizi pubblici;
• l’attività del gerente resta subordinata all’ottenimento di un certificato che ha valenza di un diploma cantonale;
• il Cantone attribuisce alle associazioni di categoria maggiore responsabilità nella gestione e nel controllo del settore.
Sono solo alcuni degli obblighi ma poi andiamo agli orari di apertura nella fascia di un giorno, nel autocontrollo di qualità (igiene) e tante altre regole per garantire la massima pulizia e garanzia che il consumatore abbia a cibarsi di cibo assolutamente idoneo.
Spetta ai Municipi intervenire se qualcosa non funziona e spetta al Municipio di aver il coraggio logico ed intellettuale di non permettere aperture selvagge sul proprio territorio. Di fatto questi Take Away possono venir aperti da titolari che non abbiano la minima conoscenza di alimentazione e di come gestire e garantire l’igiene. Tanto che ci vediamo dei collaboratori che fino a ieri erano ausiliari in alberghi e quant’altro, con tutto il rispetto per ogni professione, ci mancherebbe altro. Per quanto riguarda gli orari questi spacci possono decidere loro quando essere aperti e non. Gli orari indicati di regola sono poche ore al giorno e solo nei momenti di massima affluenza, pranzo e cene.
Tutto questo ci fa capire come vi sia un confronto impari tra due venditori di gastronomia: uno che deve sottostare a leggi e leggette con obblighi di apertura estesi e conseguentemente con personale assunto a tempo pieno garantendo dei salari secondo CCL, alti nel settore. Gli spacci non devono sottostare a nessun controllo, possono assumere qualsiasi manovale per produrre pizze e altri generi alimentari, di regola preconfezionati e fanno il bello e brutto, contravvenendo la legge che recita, senza troppe interpretazioni, che la loro clientela non può consumare nello spaccio stesso.
Capiamo tutti come questa è una guerra persa se le autorità non prendono in mano le redini dei controlli a salvaguardia della qualità e della serietà della professione nel ramo della gastronomia.