Il primo marzo di questo 2017 lo ricorderò come il giorno del piccolo Lago di Mergozzo e del suo grande chef Marco Sacco. Piccolo il Lago e “Piccolo Lago” il nome del famoso ristorante che annovera 43 anni di attività e in cui da ben 10 anni Marco è due stelle Michelin. Quando parto di buon ora al mattino dal mio Roero per raggiungere le Alpi Lepontine scorgo il sole accarezzare dolcemente il Monviso, lei, la grande montagna si gode quei raggi come una giovane donna le carezze dell’amato. All’arrivo a destinazione quegli stessi raggi riflettono sull’acqua regalando agli occhi dei presenti un meraviglioso senso di pace. Oggi è un giorno importate, riparte la stagione, si riapre il locale con nuovi orari e nuove creazioni della cucina. Oggi si rivive la “Grande Emozione”.
Mi godo il tepore del sole, la vista del lago con i suoi 95 metri di profondità; questo piccolo bacino lacustre un tempo era parte del Lago Maggiore che ora da qui dista meno di 3 km ed è collegato ad esso da un corso d’acqua. Marco è originario di queste acque e mi spiega di quanto siano ancora pescose. All’evento sono state invitate molte persone, in parte arriveranno per pranzo, altre per la cena. Amici, clienti, giornalisti.
C’è chiaramente fermento, tutto deve andare per il meglio, motivo per cui tutti gli interpreti della giornata sono al lavoro. Scatto qualche foto, chiacchiero con altri invitati, respiro l’aria e inizio a godermi la giornata. Con Marco, Raffaella, impeccabile padrona di casa a capo della gestione del ristorante e il sous-chef Marco Rispo.

Per la nuova stagione sono annunciate molte piacevoli novità, si potrà guardare, annusare, assaggiare e ascoltare la cucina di Marco Sacco in differenti modi e in orari più flessibili. Dal 1° marzo infatti il Piccolo Lago sarà aperto a pranzo e a cena da giovedì a domenica, mercoledì solo a cena, lunedì e martedì giorni di riposo.
Varianti anche per la carta dei piatti. In scena l’opportunità, dedicata in particolare a coloro che amano la cucina come motivo di emozione, di assaporare un menu capace di ripercorrere i 10 anni di must eat sotto il segno della doppia stella: “10 Anni, 10 Piatti”. Si potranno dunque assaggiare hit come “l’Anguilla”, la “Pasta e Fagioli a modo mio”, il “Flan di Bettelmatt”, la “Tartare in Brodo”, la Griglia dello chef, l’immancabile “Carbonara au koque” e tante altre opere culinarie che hanno fatto storia. Non mancheranno dessert iconici come “Tiramisù Presente, Passato, Futuro” e il cult del 2016: “Fieno”, dolce al cucchiaio che imprigiona in bocconi perfetti l’essenza dell’estate e i suoi profumi.
Ma le sorprese saranno tante e tutte emozionanti, veri e propri viaggi cultural-gastronomici con il pesce di queste acque, storione, carpa, trota, così come la nuova cucina Ossolana di cui Marco è di diritto portavoce. Tutti appuntamenti da non perdere e da vivere con grande affetto.
E’ ora dell’aperitivo, viene proposto “Lo spiedino che te lo cucini tu”. Spiedini di prugne mandorle e pancetta, datteri con castelmagno, ananas, zucchero di canna e rhum, fico e mortadella di fegato da cuocersi autonomamente su grandi e funzionali bracieri debitamente approntati. Buoni. Il tutto in esterno, a bordo lago, con il profumo della legna che arde.
Tra uno spiedino, uno scatto fotografico e delle piacevoli bollicine della Franciacorta, lascio il riflesso dell’acqua e raggiungo l’interno del grande ristorante dove sono stati preparati i punti, delle vere isole del gusto, dove gli ospiti possono godere degli altri piatti pensati per l’evento in corso. Ritrovo uno dei piatti caratteristici di Marco, la “Carbonara au koque”, deliziosa come sempre. Scatto altre foto, chiacchiero con amici di un tempo e con nuove conoscenze. Proseguo nel percorso gastronomico e mi godo un pregevole “Mantecato di luccio con succo di mela verde e zenzero”. Mi piace in modo particolare. Gustando quest’altra magia della cucina di Marco penso a quelli che saranno i sapori di questo 2017 e a loro mi avvicino assaggiando i nuovi piatti in scena oggi e che andranno a far parte di menù creativi, 5, 8 , 11 piatti ormai celebri qui al Piccolo Lago.
“Cuore e cervello”, entrambi di vitella con crema di cavolfiore e radicchio di Treviso. “Topinambùr in tre consistenze”, e “Pane e cioccolato”, un cracker che incontra glassa e mousse al cioccolato, un brownie, yogurt di alpeggio e morbidi cubetti di pera.
Superfluo ricordare che ogni piatto ha per Marco un senso logico e una storia ben precisa, il pesce mantecato che trae ispirazione da una ricetta della nonna, il Topinambùr piemontese e selvatico, il pane e cioccolato che si mangiava da bambini. Tutto è ispirazione distillata dai momenti indimenticabili della vita.
Quante cose potrei ancora scrivere su Marco Sacco e il suo ristorante, ma oggi la cosa più bella di imprimere sul foglio elettronico con la tastiera è che tutto rivive, tornano le gemme sulle piante e tornano i fiori. Torna il sole che scalda e la bella stagione. Torna la voglia di cose buone: di una grande emozione.