Sempre e solo prodotti del territorio. Un cavallo di battaglia di molte persone che amano il territorio. Dopo una scorpacciata di due giorni presso i caseifici aperti del cantone, saremmo felici se nei grotti, esistono ancora veri grotti?, ci venisse servito il prodotto per cui andiamo matti. Il nostro formaggio, quello dell’alpe, quello del contadino che tanto ci piace. Ma lo stesso discorso va fatto per gli affettati e il buon vino. Sempre durante la due giorni di Caseifici aperti, ne abbiamo mangiato di formaggio e salumi nostrani accompagnato da vini ticinesi, esclusivamente ticinesi e magari anche di piccoli produttori. Tutto questo per raccontare come siamo un piccolo fazzoletto di terra dalle risorse straordinarie. Poi scivoliamo sulla classica buccia di banana. Pensavamo che il discorso era risolto, che andando per grotti in questi giorni a mangiare, potevamo mantenere quella soddisfazione del gusto del nostro formaggio. Mera illusione. Non citeremo di certo i luoghi ma le situazioni. Mi dà una bella tagliata nostrana? Spero sia di qualche paesano del luogo. No mi spiace abbiamo salumi e cita il nome di industrie dei salumi. Ci propongono anche polenta e polpette! A nostra insistenza ci dicono che hanno solo coppa e prosciutto crudo del paesano. Comandiamo un piatto di queste nostranità e polenta e polpetta. La delusione in noi ci pervade; il prosciutto e la coppa non sono certo del paesano, siamo troppo navigati per farci prendere per il naso e la polenta, permetteteci di dire una schifezza assoluta, l’impressione che fosse la polenta due minuti per non parlare delle polpette immangiabili. Ma dove è l’attaccamento al territorio, l’amore nel proporre prodotti del luogo e vedere sul volto dei clienti quella gioia nell’assaporare ogni boccone come una unicità. La gerenza e il personale di altra etnia, e qui ci stà tutto, ma almeno se sono in grotto che si cerchi di integrare il mangiare del grotto e peggio ancora di no far passare la gente per ignorante. Il turista di questi atteggiamenti se ne accorge e il danno che simili situazioni portano con se, non sono eccezioni, sono catastrofiche per il buon nome del nostro Cantone e di quello di cui tutti si sciacquano la bocca: Turismo. Questa parola magica e colorita, da contorni poetici di alcuni addetti ai lavori e anche politici, permette di “spillare” soldi pubblici a “gogo” per i soliti progetti faraonici. Si abbia almeno l’accortezza di verificare le situazioni… Perché di anni record per il turismo in Ticino non ve ne saranno molti e se ci sono, diciamola tutta, è perché il sole, la meteo e la nomina ci stanno ancora parzialmente salvando, coprendo le lacune evidenti. Ad aiutare il turismo vi sono anche qualche imprenditore privato avveduto e con la mentalità giusta, che rischia i suoi soldi, e che desidera vivere in simbiosi con il turismo, per il resto, se questa è la situazione, la luce in fondo al tunnel è ancora molto, ma molto lontano!
E facciamola pure la rivoluzione, servendo ai nostri ospiti solo e unicamente prodotti del nostro territorio, favorendo non solo i contadini e i produttori ma anche il turismo, che è un insieme di odori, sapori e gusti tipicamente nostri, senza vergognarci, anzi con grande orgoglio e amore.
ETiCinforma.ch
Roberto Bosia, dir