Quando si parla di rinnovamento si pensa al fatto che un anziano lasci il passo ad un giovane. Il ruolo del sindacato è estremamente mutato ai giorni nostri tanto che anche il mondo del lavoro non si trova più in sintonia con le barricate anni settanta. Da un’evoluzione del mondo del lavoro dove le lotte sindacali si sono tramutate in definizioni di condizioni sociali interessanti, tra le parti, e non contro le parti, si stà arrivando ad una necessità rinnovata di una presenza sindacale intesa nel trovare la concordanza tra le esigenze del mondo padronale e quelle della classe operai, abusando di quest’ultimo termine. Situazioni differenti rispetto allora, ma non per questo meno critiche, anzi il mondo del lavoro, con dei sindacati debolissimi e preoccupati solo di ottenere visibilità mediatica e consensi elettorali, hanno completamente perso il filo del discorso e non si identificano più in una dirigenza sindacale atta a sostenere gli impiegati. Con un mondo del lavoro che è per dirla breve ‘’alla canna del gas’’ e sembra faccia passi da gambero al tema sociale, i sindacati non hanno di certo saputo cogliere la sfida. Una sfida che non è più legata alle barricate socialiste e comuniste, ma una sfida fatta di controlli, discussioni, consenso, cosa che ai sindacati riesce molto male. Basti vedere le interveste che rilasciano i vari sindacalisti ticinesi per rendersi conto come quel sistema di sindacato fa solo danno a tutta la società. Di questi sindacati non ne abbiamo bisogno, di certa gente al ‘’calduccio’’ che percepisce redditi stratosferici, non di certo ‘’sudati’’ il mondo del lavoro non ne ha bisogno. Abbiamo bisogno di controllare gli imprenditori che non se ne approfittano di una situazione economica precaria, di gente che verifica che gli stipendi dati ai frontalieri, non sulla carta ma in realtà, siano quelli sanciti dalle leggi, ma come facciamo a controllare questa classe padronale se va a colazione con tutte le forze e si trovano i loro accordi interni per apparire ‘’duri’’ ma non farsi troppo male. Ecco noi vorremmo fidarci dei sindacalisti, ma le prove continue che ci forniscono sul loro operato ci fanno quasi pensare che è meglio che non esistano e che ognuno cerci il colloquio con il suo datore di lavoro. Gli operai non vogliono scioperare e vogliono essere retribuiti secondo le prestazioni e i datori di lavoro hanno l’interesse che le loro maestranze siano contente. Da qui si deve iniziare il nuovo percorso sindacale e non certo nominando al posto di un 64 enne un 68enni, perché il rinnovamento passa anche dall’anagrafe, oltre che dalle riconosciute capacità. (ETC/RB)