MOZIONE; Gli animali dispersi a causa del lupo non sono dei fantasmi: il Canton Grigioni lo dimostra
MOZIONE; Gli animali dispersi a causa del lupo non sono dei fantasmi: il Canton Grigioni lo dimostra
Introduzione
Una predazione, e chi ne è toccato direttamente lo sa molto bene, non termina rapidamente, lasciando solo animali da reddito morti o feriti facilmente conteggiabili.
Una parte del gregge, spesso importante, risulta infatti “dispersa”: capi fuggiti (gravemente feriti e non) terrorizzati durante l’attacco e il cui destino è incerto. Nei giorni e nelle settimane successivi li si cerca, tra angoscia e speranza, ritrovandone a volte i corpi in avanzato stato di decomposizione. Questi capi non esistono ai fini degli indennizzi se le analisi non possono provare “inconfutabilmente” che la causa del decesso (tramite DNA) è un lupo. Tali analisi sono però molto spesso irrealizzabili per lo stato delle carcasse. Oltretutto, altri animali non si ritrovano persino più.
Il Canton Grigioni viene spesso preso come un esempio virtuoso da seguire a livello svizzero per quanto riguarda l’agricoltura e l’allevamento animale. Per esempio, la produzione biologica nei Grigioni è, secondo il rapporto 2022 di Bio Suisse, il 64.3% del totale (1’279 aziende agricole su 1’989), di gran lunga il numero più alto di tutta la Svizzera, dove la percentuale media è del 17,3%. In Ticino la percentuale è del 23,2%, quindi al di sopra della media nazionale.
Anche nell’ambito dei grandi predatori e del lupo in particolare, il Canton Grigioni viene visto come un modello da seguire dagli altri Cantoni in quanto ha un’esperienza decisamente rilevante e di lunga durata con la formazione del primo branco dal suo ritorno nel nostro Paese. L’esperienza acquisita e soprattutto il modo con cui le Autorità grigionesi hanno, e sanno, trovare delle soluzioni e reagiscono alla difficile situazione viene quindi spesso seguito da altri Cantoni che al momento hanno un numero minore di lupi e dove pertanto la problematica è solo agli inizi.
In Ticino la situazione peggiora costantemente ed è ormai fuori controllo. Il lupo è ormai diventato una persistente minaccia all’allevamento con le conseguenze tristemente note che sono state esposte in più occasioni: diverse aziende hanno chiuso i battenti negli scorsi anni e numerose lo stanno facendo o hanno intenzione di farlo. Inoltre, diversi alpeggi che venivano caricati con animali da reddito, in particolare pecore e capre, sono ormai desolatamente vuoti a favore del bosco e dell’inselvatichimento e a sfavore della tanto decantata biodiversità, del territorio ben curato e in generale anche del turismo.
Nel merito
Il 31 marzo 2023, il lodevole CdS ha varato l’importante documento “Aiuto all’esecuzione per i risarcimenti per danni causati da grandi predatori (www4.ti.ch/dt/da/ucp/temi/grandi-predatori/per-saperne-di-piu/documentazione)”, che è stato sottoscritto dai 3 principali Uffici coinvolti (Ufficio della caccia e della pesca, Ufficio della consulenza agricola, Ufficio del veterinario cantonale) in collaborazione con l’Unione Contadini Ticinesi. Ciò facilita il compito a tutti e rende molto più oggettivi e trasparenti i parametri per i risarcimenti causati dai grandi predatori, creando nel contempo una base comune di lavoro per eventuali modifiche. Il capitolo 8 dello stesso stabilisce giustamente degli importi forfettari per la ricerca di capi dispersi che a volte può durare anche settimane, quando i capi sono numerosi e/o il territorio particolarmente impervio. Tuttavia non si spinge alle logiche conclusioni: come una strada che si interrompe inaspettatamente dopo una curva, abbandonando improvvisamente le persone.
Con il procedere della stagione alpestre -del 2023 come degli anni precedenti- e il conseguente aumento delle predazioni, il Cantone ha infatti ribadito più volte di non voler risarcire i capi dispersi causati dai grandi predatori, in particolare dal lupo.
Come scritto in risposta a diversi ricorsi di allevatori, l’Ufficio preposto ha motivato la decisione fornendo come giustificazione che l’UFAM e tutti i Cantoni che partecipano alla Conferenza dei dirigenti della caccia e della pesca (JFK), tranne i Grigioni, hanno deciso di non seguire la raccomandazione contenuta nella Strategia lupo svizzera al capitolo 4.4, paragrafo f (“I Cantoni possono inoltre agire in modo conciliante e concedere un risarcimento completo o parziale per gli animali da reddito feriti, caduti o smarriti seguito all’attacco di un lupo”). Quindi le nostre autorità hanno deciso di seguire gli esempi meno virtuosi senza fornire spiegazioni dei motivi alla base di tale scelta.
Questa decisione viene vissuta come un’ingiustizia da parte degli allevatori (che il giorno dopo l’attacco riscontrano la mancanza di 5-10 capi o anche più) e genera profonda rabbia, frustrazione e sfiducia nei confronti delle Autorità, oltre anche a situazioni paradossali.
È lo stesso “Aiuto all’esecuzione per i risarcimenti dei danni causati dai grandi predatori”, che a pagina 6, proprio in merito all’indennizzo per la ricerca dei capi dispersi scrive che lo scopo è “sostenere gli allevatori che hanno subito un attacco di predazione da parte dei grandi predatori ad animali da reddito di loro proprietà o gestione”. Riconoscendo la causa diretta dell’attacco per la scomparsa dei capi, come può il Cantone successivamente affermare che non vi sia alcun nesso di causalità con l’attacco stesso quando i capi non vengono ritrovati in tempi prestabiliti, rifiutandosi così di corrispondere un indennizzo? Come si può giustificare che questi non vengano nemmeno conteggiati per un eventuale decisione di abbattimento, specialmente quando si tratta di capre che vengono munte giornalmente e quindi regolarmente contate? Su quali “elementi oggettivi e verificabili” si basa questa teoria?
Questo atteggiamento si scontra frontalmente anche con importanti costatazioni come la conformità e impervietà del nostro territorio che in molte regioni rendono estremamente difficoltoso ritrovare i capi dispersi e morti. Ad esse, da un paio di anni, si è aggiunta la nuova realtà dei grifoni, che in poche ore spolpano completamente una carcassa senza lasciare tracce analizzabili.
Sebbene si possa comprendere che non sia sempre facile stabilire con sicurezza le cause di morte di un animale, vi sono anche situazioni dove non dovrebbero esserci dubbi (ad esempio quando gli animali scompaiono la stessa notte in cui è avvenuto l’attacco).
Nel Canton Grigioni sulla base di esperienze e studi precedenti è stata introdotta questa prassi: viene considerata una soglia del 2% degli animali alpeggiati, oltre la quale i capi dispersi vengono risarciti. In altre parole, ciò significa che se si riscontra un tasso di animali dispersi superiore a 2 su 100 in seguito a una predazione, ogni capo mancante in più è risarcibile. Logicamente solo nel caso in cui l’allevatore abbia effettivamente subito una predazione e sia in grado di dimostrare che nei giorni susseguenti, malgrado le ricerche, siano mancati degli animali, precedentemente presenti e fornendo i relativi codici della relativa marchetta auricolare obbligatoria registrata nelle banche dati federali.
Le norme federali permettono tale possibilità. Nella Strategia lupo Svizzera, capitolo 4.4, aiuto all’esecuzione dell’UFAM sulla gestione del lupo in Svizzera (www.bafu.admin.ch/bafu/it/home/temi/biodiversita/pubblicazioni/pubblicazioni-biodiversita/strategia-lupo-svizzera.html) si specifica infatti che è valido il “principio secondo cui i Cantoni possono agire in modo conciliante e concedere un risarcimento completo e parziale per gli animali da reddito feriti, caduti o smarriti in seguito all’attacco di un lupo”.
Richieste
In conclusione, ribadiamo con fermezza che gli allevatori vorrebbero poter fare il loro lavoro nel miglior modo possibile senza le difficoltà supplementari causate dal lupo. Farebbero volentieri a meno, prima di tutto di subire predazioni e dell’enorme lavoro aggiuntivo correlato, e di conseguenza anche dei relativi indennizzi in caso di predazioni. Tuttavia, quando avvengono delle perdite è giusto e corretto che ci sia un equo sostegno e degli equi indennizzi agli allevatori colpiti, come ribadito in diverse occasioni anche da quasi tutti i vari gruppi politici attivi nel Cantone.
Pertanto, chiediamo a codesto lodevole Consiglio di Stato di:
1. Introdurre il principio, modificando i regolamenti corrispondenti, che anche i capi dispersi in una finestra temporale plausibilmente collegabile ad una predazione, devono essere indennizzati.
2. Preparare le condizioni da applicare per riconoscere l’indennizzo (la prassi già applicata nel Canton Grigioni potrebbe essere una buona base di partenza) lasciando la possibilità di distinguere i singoli casi.
È certamente corretto evitare eventuali abusi: non va dimenticato che i maggiori controlli a cui sottostanno le famiglie agricole, come l’obbligo di iscrizione degli animali da reddito nelle rispettive banche dati (BDTA) sono già essi stessi una garanzia della veridicità di quanto affermano gli agricoltori vittime di predazioni nel dichiarare il numero degli animali coinvolti. Pertanto chi è stato davvero danneggiato da un predatore voluto e protetto dallo Stato deve essere retribuito in modo equo anche per i capi dispersi. Il medesimo principio deve essere applicato anche al conteggio ai fini di un abbattimento legale.
Sem Genini (foto in cima), Alessandro Mazzoleni, Andrea Censi, Mauro Minotti, Daniele Piccaluga, Alessandro Cedraschi, Stefano Tonini, Andrea Sanvido, Tiziano Galeazzi, Roberta Soldati, Sabrina Gendotti, Tiziano Zanetti, Paolo Ortelli, Aron Piezzi, Alex Gianella, Omar Terraneo, Alessandro Corti, Omar Balli, Alain Bühler, Lea Ferrari, Giovanni Berardi, Alessandro Speziali, Fabio Schnellmann