“La malattia ci cambia, perché ci fa toccare proprio con le mani la solitudine che abbiamo dentro di noi. Ci sono infatti momenti durante la malattia in cui la persona capisce che in ultima analisi la questione è sua. Nessuno può supplirlo. Nessuno può dire o fare al suo posto. Sente la propria finitezza e da questa finitezza capisce che c’è una sola Persona che può riempirla, perché questa Persona è Qualcuno più grande di lui, è Colui che ci ha dato la vita. Scopriamo che la solitudine è insuperabile dentro l’esperienza umana, non possiamo superare la solitudine personale in nessuna situazione della nostra vita. Sia che ci sposiamo, sia che diventiamo ministri consacrati, sia che ci consacriamo al Signore, c’è un punto della nostra vita in cui siamo sempre soli davanti al Signore e nessuno dall’esterno ci può aiutare al punto da sostituirsi alla nostra persona. Basterebbero queste poche cose per farci capire che la malattia è veramente una grazia. Detto all’inizio può sembrare assolutamente non vero o assurdo, ma dall’analisi di quello che avviene nella nostra persona, l’affermazione che la malattia è una grazia è profondamente vera.”
CORECCO E., Sulla malattia e sulla sofferenza, Trevano 27.11.1994, in: Quaderni Caritas Ticino, 2005, p. 27.
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