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Care amiche, cari amici, buona domenica!
Il carnevale sta giungendo al termine, ma non disperiamo. Nelle prossime settimane tante saranno le attività che ci consentiranno di trascorrere del tempo insieme in allegria.
Sintesi della settimana ed evoluzione
La nostra informazione domenicale dell’Economia con Amalia questa settimana è dedicata alle donne e al mondo del lavoro, ma con una prospettiva particolare. Cominciamo con alcune precisazioni. La Giornata internazionale della donna nasce dalle battaglie per i diritti femminili avvenute all’inizio del XX secolo. La prima celebrazione si tenne nel 1909 negli Stati Uniti per sostenere le rivendicazioni delle lavoratrici, come migliori condizioni di lavoro e il diritto di voto. Un’idea sbagliata è che l’8 marzo ricordi un incendio avvenuto a New York nel 1908, in cui sarebbero morte molte operaie. In realtà, questo evento non ha riscontri storici. Un disastro simile si verificò invece qualche anno dopo: l’incendio della fabbrica Triangle Shirtwaist il 25 marzo 1911, in cui persero la vita 146 persone, tra cui 123 giovani donne immigrate, principalmente italiane ed ebree. Questa tragedia mise in luce le condizioni di sfruttamento nelle fabbriche e portò a nuove leggi sulla sicurezza del lavoro, ma non fu all’origine della Giornata della donna. La data dell’8 marzo si fa risalire invece al 1917, quando in Russia le operaie di Pietrogrado guidarono una protesta contro la guerra e la crisi economica. La loro mobilitazione fu un evento chiave nella Rivoluzione di febbraio, che portò alla caduta dello zar e al riconoscimento di maggiori diritti per le donne. Nel 1977, l’ONU ufficializzò l’8 marzo come Giornata internazionale della donna, trasformandolo in un momento di riflessione sulle conquiste ottenute e sulle sfide ancora aperte per la parità di genere.
Che nel mondo del lavoro esistano ancora differenze significative tra uomini e donne e che queste siano spesso il risultato di discriminazioni di genere è un dato di fatto. Allo stesso modo, è indiscutibile la necessità di intervenire per garantire una reale parità di diritti e doveri. Oggi, nelle società democratiche, le donne hanno conquistato un ruolo molto diverso rispetto a quello di dipendenza e sottomissione in cui erano relegate fino a pochi decenni fa. Tuttavia, nonostante i progressi, rimangono ostacoli che impediscono un’effettiva parità. Per affrontare il problema non basta attribuirlo esclusivamente alla mancanza di riconoscimento delle competenze femminili da parte degli uomini. Sempre più studi si concentrano sui meccanismi psicologici e sociali che influenzano le nostre decisioni, spesso in modo inconsapevole. È su questi bias cognitivi, che colpiscono sia uomini che donne, che si stanno concentrando gli sforzi per garantire che assunzioni, promozioni e percorsi di carriera siano realmente basati sul merito e non su pregiudizi inconsapevoli. Negli anni ’70, alcune orchestre sinfoniche statunitensi introdussero le audizioni cieche, facendo esibire i musicisti dietro una tenda per evitare che genere o aspetto influenzassero la selezione. Dopo questa misura, il numero di donne ammesse aumentò significativamente dimostrando quanto i pregiudizi inconsci condizionassero le scelte, anche involontariamente.
Vediamo alcuni pregiudizi che resistono, purtroppo, ancora nel tempo. Il pregiudizio sulla maternità porta a considerare le donne meno disponibili e meno focalizzate sulla carriera, con il rischio di essere escluse da promozioni o assunzioni. La preferenza per chi è simile fa sì che si tenda a favorire candidati con caratteristiche simili a chi è già in posizioni di potere. Questo porta inconsapevolmente molti manager a scegliere uomini rispetto alle donne, limitando la diversità nei ruoli di leadership. Il divario salariale in relazione alla negoziazione spiega che le donne guadagnano meno degli uomini a parità di ruolo a causa della loro minore propensione alla negoziazione, spesso scoraggiata da aspettative culturali che vedono una richiesta di aumento come meno accettabile se avanzata da una donna. Affrontare questi bias in cui incorrono sia uomini che donne significa non solo riconoscerne l’esistenza, ma anche adottare misure concrete per contrastarli. Politiche aziendali trasparenti, selezioni basate sulle competenze reali e una maggiore sensibilizzazione possono contribuire a creare un ambiente di lavoro più equo. La parità di genere oltre a essere una questione di giustizia consente la valorizzazione del talento.
Infine, nell’articolo “Il cammino è ancora lungo, ma non più in solitaria” pubblicato da L’Osservatore, che ringraziamo, parliamo dei progressi fatti in termini di parità nel mondo del lavoro e di come stia cambiando l’atteggiamento verso lo stesso, sia da parte degli uomini che delle donne. Se la tendenza alla partecipazione femminile al lavoro è aumentata, si registra un maggiore ricorso al lavoro part-time per entrambi i generi, segno di una crescente attenzione all’equilibrio tra vita privata e professionale.
Trovate qui gli articoli della settimana
Il cammino è ancora lungo, ma non più in solitaria
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In attesa di quello che ci riserverà l’economia la prossima settimana, vi auguro una splendida domenica!
Un caro abbraccio,
Amalia Mirante