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Care amiche, cari amici, buona domenica!
Nonostante il tempo uggioso, nulla ci vieta di coprirci ben benino e andare in qualche capannone allestito nei nostri Comuni per festeggiare il Carnevale mangiando del buon risotto in compagnia! Anche perché la meteo non sembra essere dalla nostra parte nemmeno per la prossima settimana.
Sintesi della settimana ed evoluzione
La nostra informazione domenicale dell’Economia con Amalia comincia dalla fusione tra Nissan e Honda che con ogni probabilità non avverrà. A fine dicembre, le due case automobilistiche giapponesi avevano firmato un memorandum d’intesa per valutare la nascita di un nuovo gruppo destinato a diventare il terzo più grande al mondo, dopo Toyota (11,2 milioni di auto vendute nel 2023) e Volkswagen (9,3 milioni), e davanti al gruppo coreano Hyundai-Kia (7,3 milioni). L’obiettivo era una capacità produttiva di 8 milioni di veicoli all’anno. Negli stessi giorni si ipotizzava anche l’ingresso di Mitsubishi nel progetto. L’iniziativa mirava a contrastare la crescente concorrenza nella produzione di veicoli elettrici da parte di BYD (azienda cinese già trattata nelle nostre newsletter) e di Tesla. Inoltre, Nissan sta attraversando una profonda crisi: ha annunciato una ristrutturazione con il taglio di 9’000 posti di lavoro su 133’000 a livello globale e una riduzione della capacità produttiva del 20%. Poche settimane dopo, Mitsubishi ha comunicato la sua intenzione di non aderire al progetto che sembra ormai definitivamente naufragato. La causa principale sarebbe il rifiuto di Nissan di accettare la proposta di Honda, che prevedeva la sua trasformazione in sussidiaria (cioè di fatto la sparizione del marchio) condizione ritenuta inaccettabile nonostante le difficoltà finanziarie. Maggiori dettagli emergeranno nei prossimi giorni quando le due aziende rilasceranno una comunicazione ufficiale in relazione anche alla chiusura dei loro conti trimestrali (l’anno fiscale in Giappone va dal 01 aprile al 31 marzo).
Mentre l’industria automobilistica affronta grandi trasformazioni e incertezze, il mercato energetico europeo è sotto pressione, con il prezzo del gas naturale liquefatto in continua crescita. Nelle ultime settimane, il calo delle riserve ha avuto un impatto significativo: nell’Unione Europea sono scese al 50,6%, rendendo difficile il ritorno alla massima capacità di stoccaggio prima del prossimo inverno. La situazione è aggravata dalle previsioni di nuove ondate di freddo, che aumenteranno la domanda, e dalle tensioni geopolitiche, con l’Ucraina che ha deciso di non rinnovare l’accordo per il transito del gas russo verso l’Europa. Come spesso accade, i problemi non arrivano mai da soli. Anche il prezzo del petrolio è in aumento, spinto da due fattori principali: le nuove sanzioni statunitensi contro la Russia, che hanno ridotto l’offerta, e la crescita della domanda da parte di Cina e India. Questo ha annullato gli effetti del recente rallentamento della domanda negli Stati Uniti, che aveva temporaneamente fatto scendere i prezzi a causa dell’aumento delle scorte. Il risultato? Se vi accorgete che il pieno alla vostra auto vi costa di più, ora sapete il perché.
Dall’industria automobilistica all’energia, i rincari non risparmiano nessun settore e anche i consumatori se ne stanno già accorgendo. Dopo l’aumento del prezzo del gas e del petrolio c’è un’altra sorpresa amara per i consumatori: il prezzo del cioccolato. Molti golosi se ne saranno già accorti: il costo della cioccolata e di tutte le sue varianti (barrette, cioccolatini, snack…) è schizzato alle stelle, con aumenti che in alcuni casi hanno fatto raddoppiare il prezzo di una semplice tavoletta. E no, questa volta l’inflazione non c’entra. Gli avvertimenti c’erano già da mesi: la causa principale è la crisi delle coltivazioni di cacao nei paesi tropicali, un settore che rimane fortemente dipendente dalle condizioni climatiche. Il 2023 è stato un anno difficile per i raccolti e la conseguenza è stata inevitabile: l’offerta di cacao si è ridotta, mentre la domanda è rimasta elevata. Come insegna l’economia, quando l’offerta cala e la domanda resta forte, i prezzi salgono. Nel 2024 il costo del cacao è aumentato del 177%, passando dai 4’238 dollari alla tonnellata di gennaio (3’850 CHF) agli 11’545 dollari (10’500 CHF) di fine anno, con un picco record di 12’646 dollari (11.500 CHF) il 18 dicembre. Oggi il prezzo oscilla intorno ai 10.000 dollari. I guadagni per gli investitori sono stati paragonabili a quelli delle criptovalute con una differenza sostanziale: mentre il valore dei bitcoin può fluttuare senza impatti diretti sulla spesa quotidiana, l’aumento del prezzo del cacao si riflette immediatamente sui prodotti che consumiamo. E così, il cioccolatino che stiamo per gustare potrebbe sembrarci un po’ meno dolce… almeno per il nostro borsellino
Infine, chiudiamo con il nostro articolo settimanale. Ne “Il Monopoly del settore bancario italiano” proseguiamo narrando la grande trasformazione che sta vivendo il settore bancario italiano, con la nuova offerta pubblica di scambio che la banca Bper ha lanciato nei confronti della Banca Popolare di Sondrio. Settimana scorsa avevamo parlato del caso di Monte dei Paschi di Siena e Mediobanca. Non sappiamo cosa accadrà, tuttavia purtroppo spesso sono i collaboratori a pagare il prezzo delle scelte dei vertici, come accaduto a Julius Baer. Ai dipendenti e alle famiglie toccate dai licenziamenti la nostra solidarietà.
Trovate qui gli articoli della settimana
Il Monopoly del settore bancario italiano
Se vi siete persi gli articoli delle scorse settimane, eccoli:
L’economia europea arranca tra stagnazione e ricatti
Conti risparmio meno redditizi: «Preoccupazione, anche per l’economia»
L’anno che sta arrivando, tra un anno passerà…
L’economia nel nuovo anno fra ottimismo e prudenza
Quando la debolezza degli Stati causa problemi alle aziende
120 secondi
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L’Economario – il vocabolario di economia
Vi ricordiamo che il nostro vocabolario di economia vi spiega in parole molto semplici, temi apparentemente complessi e soprattutto perché sono importanti nella nostra vita di tutti i giorni. Inflazione, PIL, consumi, commercio estero, disoccupazione: temi in apparenza complessi che vengono spiegati con parole semplici.
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Il Monopoly del settore bancario italiano
L’economia europea arranca tra stagnazione e ricatti
Conti risparmio meno redditizi: «Preoccupazione, anche per l’economia»
L’anno che sta arrivando, tra un anno passerà…
L’economia nel nuovo anno fra ottimismo e prudenza
In attesa di quello che ci riserverà l’economia la prossima settimana, vi auguro una splendida domenica!
Un caro abbraccio,
Amalia Mirante