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Care amiche, cari amici, buona domenica!
Oggi segnaliamo le attività che si sono tenute e che si terranno nei prossimi giorni per sensibilizzare sul tema dell’eliminazione della violenza contro le donne. Le notizie quotidiane che arrivano da paesi a noi “lontani” come Iran e Afganistan, ma anche quelle dei reati che sono perpetrati alle nostre latitudini, ci confermano la necessità di fare di più.
Sintesi della settimana ed evoluzione
La nostra informazione domenicale dell’Economia con Amalia comincia con la notizia che la Germania è riuscita a evitare la recessione, situazione che si verifica quando il prodotto interno lordo (PIL) di una nazione mostra un tasso di crescita negativo per due trimestri di fila. Ricordiamo che per il periodo aprile-giugno il PIL tedesco si era contratto del -0.3%. Gli esperti prevedevano per il terzo trimestre (luglio-settembre) una crescita dello 0.2%. Così non è stata, ma l’aumento comunicato venerdì del +0.1% scaccia il fantasma della recessione, non i problemi gravi che sta vivendo la locomotiva d’Europa. Dal punto di vista della gestione delle finanze pubbliche, la Germania è stata sempre un esempio di rigore e rispetto delle regole di bilancio. Oggi anche a questo si attribuisce la crisi economica attuale che si manifesta non solo per un prodotto interno lordo stagnante, per un’industria che annuncia licenziamenti quotidiani da parte di grandi aziende (qualche ora fa Bosch ha annunciato 5’500 licenziamenti entro il 2030) , ma anche per un reddito dei cittadini per nulla cresciuto negli ultimi anni. A tutto questo si aggiunge l’ incertezza politica: le elezioni sono previste per fine febbraio e probabilmente ci vorrà qualche mese prima di trovare una nuova coalizione di governo. Questo significa che le politiche economiche di cui tanto necessiterebbe la Germania in questo momento non vedranno la luce prima del 2026. E purtroppo, la crisi tedesca potrebbe contagiare un’Europa ancora molto fragile.
E proprio tra una Unione Europea debole e un Consiglio Federale “sfiduciato” dal popolo, potrebbero siglarsi nei prossimi giorni i nuovi accordi bilaterali. Inutile negarlo, anche questa volta il trattato è nato su fondamenta traballanti che potrebbero far saltare anche queste nuove trattative. Gli scogli principali saranno gli accordi sulla libera circolazione delle persone (di cui ricordiamo i cantoni di frontiera come il Ticino pagano il prezzo più alto), sulla ripresa del diritto europeo e probabilmente sulla liberalizzazione del mercato elettrico (pochi se ne stanno occupando, ma questo dossier potrebbe essere un colpo durissimo per le aziende svizzere). Abbiamo ragione di dubitare fortemente che il Consiglio Federale, da sempre grande sostenitore di un avvicinamento ad ogni costo all’Unione Europea, riuscirà a ottenere misure non penalizzanti per i cittadini svizzeri. Tuttavia, siamo certi che anche in questo caso il sistema democratico svizzero non mancherà di ampliare il dibattito pubblico qualora fosse necessario.
E di dibattito e tanto ce n’è stato alla Cop 29, Conferenza delle Parti sui cambiamenti climatici, che si è appena conclusa. Come avevamo già anticipato nelle scorse settimane, anche questa conferenza delle Nazioni Unite si è rivelata una sorta di asta al rialzo per chi voleva incassare fondi e al ribasso per chi doveva pagarli. Il tutto mettendo in secondo piano lo scopo principale di questi incontri che dovrebbe essere la valutazione dei risultati in tema di emergenze legate al cambiamento climatico. Da questo accordo pare che ne escano tutti scontenti. I paesi in via di sviluppo chiedevano 1’300 miliardi di dollari (1’160 miliardi CHF) per il loro fondo di finanziamento; i paesi industrializzati sono riusciti a destinargliele 300 (270). L’obiettivo di vincolare anche i paesi grandi inquinatori come la Cina all’obbligo di un contributo maggiore nel fondo non è stato raggiunto. E come se non bastasse, anche dal punto di vista delle singole nazioni, la soddisfazione rimane contenuta. Segnaliamo per esempio, che il consigliere federale Albert Rösti qualche giorno fa ha dichiarato che la Svizzera contribuisce a questa lotta con 700 milioni di franchi all’anno, ben al di sopra di una base equa che le attribuirebbe una fattura da 450 milioni. Al contrario, il WWF svizzero e Greenpeace Svizzera ritengono irrisorio il contributo pagato dalla Svizzera e addirittura vorrebbero che nel paese fosse introdotta una tassa separata destinata al finanziamento internazionale per il clima. Da parte nostra, ci auguriamo che con tutti i problemi con cui sono confrontati i cittadini svizzeri, quello di queste associazioni non sia il lancio di un’ennesima campagna per tassare ulteriormente i cittadini per finanziare fondi e progetti la cui efficacia è ancora tutta da dimostrare.
E concludiamo con il nostro articolo settimanale “Jaguar: nuovo inizio o inizio della fine?” in cui abbiamo parlato della decisione di Jaguar di rivoluzionare la sua identità: il giaguaro, come pure i tradizionali colori britannici bianco e grigio, lasceranno spazio a un’immagine più colorata e decisamente meno “maschia”. Vedremo se questa sarà la scelta vincente oppure se l’azienda automobilistica farà un passo indietro come fatto di recente tra l’altro da Harley Davidson rispetto ai programmi DEI (diversità, equità e inclusione) che prevedevano corsi obbligatori per i dipendenti per sensibilizzare sulla comunità LGBT o partecipazioni e sponsorizzazioni a eventi Pride.
Trovate qui gli articoli della settimana
Jaguar: nuovo inizio o inizio della fine?
Se vi siete persi gli articoli delle scorse settimane, eccoli:
La disoccupazione cresce: non facciamo gli struzzi!
L’effetto Trump sull’economia
Ticinesi? Sempre più poveri
Speriamo che Natale arrivi in fretta…
E se tassassimo Paperon de’ Paperoni?
120 secondi
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L’Economario – il vocabolario di economia
Vi ricordiamo che il nostro vocabolario di economia vi spiega in parole molto semplici, temi apparentemente complessi e soprattutto perché sono importanti nella nostra vita di tutti i giorni. Inflazione, PIL, consumi, commercio estero, disoccupazione: temi in apparenza complessi che vengono spiegati con parole semplici.
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Jaguar: nuovo inizio o inizio della fine?
La disoccupazione cresce: non facciamo gli struzzi!
L’effetto Trump sull’economia
Ticinesi? Sempre più poveri
Speriamo che Natale arrivi in fretta…
In attesa di quello che ci riserverà l’economia la prossima settimana, vi auguro una splendida domenica!
Un caro abbraccio,
Amalia Mirante