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Care amiche, cari amici, buona domenica!
Oggi il tempo dovrebbe consentirci di passare qualche ora all’aperto tra mercati enogastronomici e castagnate. Occasioni queste per trascorrere qualche ora di serenità insieme ad amici e parenti. Dopo aver partecipato alla Vignalonga a Vacallo ieri, io ora sono in partenza per il mercato dei formaggi a Bellinzona e poi Castagnata a Torricella-Taverne. Buon appetito!
Sintesi della settimana ed evoluzione
La nostra informazione domenicale dell’Economia con Amalia inizia con una notizia che riguarda il Fondo Monetario Internazionale (FMI). Il FMI è un’organizzazione internazionale nata nel 1944 dall’unione di 44 nazioni che la crearono con lo scopo di garantire maggior cooperazione economica internazionale, perseguire una stabilità finanziaria e dei tassi di cambio, promuovere il commercio internazionale e aiutare i paesi membri in caso di difficoltà finanziarie. Oggi il Fondo Monetario Internazionale conta 190 paesi che lo finanziano attraverso il versamento di una quota d’adesione. Proprio qualche giorno fa, il consiglio direttivo ha preso una decisione storica: ridurre le soprattasse sui prestiti concessi ai paesi debitori. Questa misura introdotta come deterrente per impedire che i paesi si sovra-indebitassero, in realtà negli anni è diventata un grande freno per il loro sviluppo. I dati aggiornati all’aprile di quest’anno, indicavano che le nazioni maggiormente indebitate presso il fondo erano l’Argentina (42 miliardi $, 36 miliardi CHF), l’Egitto (15 miliardi $, 13 miliardi CHF), l’Ucraina (12 miliardi $, 10 miliardi CHF) e il Pakistan (8 miliardi $, 7 miliardi CHF). La decisione comunicata dalla sua direttrice, Kristalina Georgieva avrà sicuramente un grande impatto sulle nazioni debitrici. In effetti, si parla di una riduzione dei costi dei prestiti del 36%, stimabile in circa 1.2 miliardi di dollari all’anno (1 miliardo CHF). Evidentemente questi soldi risparmiati diventano un’opportunità per i paesi debitori di poter destinare le risorse alle loro economie nazionali. Basti pensare che nel caso dell’Argentina le soprattasse sul debito ammontano a circa 450 milioni di dollari all’anno (385 milioni CHF). Speriamo che il presidente Javier Milei sappia fare buon uso di queste risorse “risparmiate”.
E chi dovrà sicuramente risparmiare è il settore automobilistico. Della crisi di questo settore abbiamo parlato più volte nelle settimane scorse, soprattutto in relazione al crollo delle vendite delle automobili elettriche, ma non solo. A far discutere molto questa settimana è stato il caso legato a Stellantis, gruppo multinazionale nato nel 2021 dalla fusione tra i gruppi Fiat Crysler Automobiles (FCA) e Peugeot S.A. L’amministratore delegato Carlos Tavares ha avuto un’audizione con il parlamento italiano che ha chiesto a gran voce chiarimenti circa la situazione produttiva in Italia. In effetti, da diversi mesi in diversi stabilimenti italiani la produzione di automobili è stata fortemente ridotta se non addirittura interrotta, causando non pochi problemi alle persone che vi lavorano e allo stesso Stato italiano. Non a caso i sindacati hanno proclamato uno sciopero per il 18 ottobre. In sintesi, Tavares ha chiesto al governo nuovi incentivi statali per mantenere la produzione in Italia e per una volta la politica, da destra a sinistra, si è trovata d’accordo nel dichiarare la sua indignazione. L’indignazione nasce dal fatto che Fiat prima e Stellantis in seguito nel corso degli anni hanno ricevuto miliardi di contributi pubblici per sostenere la produzione in Italia senza che l’azienda abbia mostrato una strategia di rilancio di questa azienda che, nono dimentichiamolo, una volta era il fiore all’occhiello dell’industria italiana.
E il ruolo dei sussidi e dei contributi pubblici rimane uno dei temi di stretta attualità anche in Svizzera, soprattutto in un momento in cui si è confrontati con la necessità di riportare ordine nella gestione delle finanze pubbliche. Qualche mese fa la Confederazione ha dato mandato a un gruppo di esperti esterni di verificare i compiti dello Stato e analizzare i sussidi versati in ambito nazionale. E questo non è l’unico lavoro in questo campo, anzi. Gli studi di università e istituti di ricerca si susseguono velocemente. Su una cosa tutti paiono concordare: quando la spesa pubblica diventa ingente, è necessario avere il coraggio di fare il controllo su come vengono spesi i soldi dei cittadini. Le misure individuate dal gruppo di esperti hanno preso in analisi diversi ambiti, tra cui l’efficacia e l’efficienza delle spese, la ripartizione dei compiti tra confederazione e cantoni, le misure di contenimento per l’incremento delle spese sociali e la riduzione o la soppressione di alcuni sussidi. Questo modo di agire mostra sicuramente coraggio politico, poiché si consente a uno sguardo esterno di individuare possibili “errori” nella propria gestione. D’altra parte, questi errori sono inevitabili quando si parla di miliardi da gestire. Nei prossimi mesi anche in Ticino saremo chiamati a discutere del prossimo preventivo: speriamo che anche qui la politica trovi il coraggio nell’interesse dei cittadini di far analizzare il suo operato.
E chiudiamo con il nostro articolo settimanale in cui ci domandiamo “E se tassassimo Paperon de’ Paperoni?” partendo dalla notizia che nel G20 (forum formato dai rappresentanti dei venti paesi più industrializzati al mondo) si sta discutendo della possibilità di introdurre una tassazione minima annua del 2% sulla ricchezza delle persone miliardarie. Sulla base di quanto fatto per la tassazione minima delle imprese multinazionali voluta dagli Stati Uniti, ora ci si interroga sulla possibilità di attuare un’ulteriore tassa annuale a livello globale per le tremila persone che possiedono più di 1 miliardo di dollari (circa 860 milioni CHF).
Trovate qui gli articoli della settimana
E se tassassimo Paperon de’ Paperoni?
Se vi siete persi gli articoli delle scorse settimane, eccoli:
La fine delle auto elettriche e le mille contraddizioni dell’Unione Europea
Finanziamento dei sistemi previdenziali: dalle urne un invito a trovare nuovi modelli
Previsioni economiche Svizzera: bene, ma non benissimo…
II pilastro: basta un poco di zucchero la pillola va giù?
Riduzione dei tassi d’interesse all’orizzonte in autunno
120 secondi
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E se tassassimo Paperon de’ Paperoni?
La fine delle auto elettriche e le mille contraddizioni dell’Unione Europea
Finanziamento dei sistemi previdenziali: dalle urne un invito a trovare nuovi modelli
Previsioni economiche Svizzera: bene, ma non benissimo…
Capire la riforma del II pilastro in pochi minuti (sotto all’articolo)
Come si è arrivati a questa riforma (sotto all’articolo)
Riduzione dei tassi d’interesse all’orizzonte in autunno
In attesa di quello che ci riserverà l’economia la prossima settimana, vi auguro una splendida domenica!
Un caro abbraccio,
Amalia Mirante