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Care amiche, cari amici, buona domenica!
Il sole finalmente è tornato a splendere e a scaldare questa estate che ha visto eventi meteorologici dagli esiti drammatici.
Come drammatica è questa domenica negli Stati Uniti. Nell’attentato contro Donald Trump, già presidente e in corsa per le prossime elezioni, è morta una persona e altre due sono rimaste gravemente ferite. Per Trump fortunatamente solo una ferita all’orecchio.
Sintesi della settimana ed evoluzione
La nostra informazione domenicale dell’Economia con Amalia comincia dando un’occhiata alla nuova indagine che la Commissione Europea ha avviato nei confronti del social network X, di proprietà di Elon Musk. I risultati preliminari parlano di una violazione della nuova legge europea sui servizi digitali, il Digital Services Act (DSA). Tre le principali accuse rivolte al social media. La prima è che il sistema previsto per garantire la veridicità degli account (la famosa spunta blu) in realtà consente a chiunque di certificare, comperandola, l’identità. La seconda accusa è che X non rispetti appieno le norme sulla pubblicità. Infine, la commissione ritiene che il social media non dia accesso facilmente ai propri dati pubblici ai ricercatori. La reazione di Musk non si è fatta attendere e come spesso succede nel suo caso è stata abbastanza forte. Il proprietario di X non solo ha rimandato al mittente le accuse, anzi. Musk sostiene che le norme stesse del Digital Services Act sono fonte di disinformazione poiché cercano di soffocare l’innovazione e la libertà di espressione. Il dibattito nel cercare l’equilibrio tra quest’ultime e l’importanza di tutelare gli utenti, rimane aperto. Nel frattempo, X rischia di essere sanzionato con una multa che può arrivare al 6% del fatturato anno mondiale, stimato nel 2023 attorno ai 2.5 miliardi di dollari (2.3 miliardi CHF). Si parla quindi di una sanzione di quasi 150 milioni di dollari (137 milioni CHF). Vedremo se la libertà di espressione tanto cara a Musk varrà questa cifra.
E continuiamo a parlare di miliardari, ma questa volta ci spostiamo in Svizzera dove l’iniziativa dei giovani socialisti (GISO) per tassare con un’imposta di successione del 50% i patrimoni superiori ai 50 milioni di franchi è riuscita e quindi i cittadini andranno a votare al più tardi nel 2026. Questa iniziativa prevede che i proventi dalla tassazione siano destinati a sostenere iniziative in ambito climatico. Ricordiamo che in Svizzera non esiste un’imposta di successione a livello nazionale, ma la competenza viene lasciata ai cantoni. Sicuramente l’autonomia fiscale cantonale che si fonda sul federalismo sarà un argomento che peserà in questa votazione. Come peserà, il rischio che le persone benestanti toccate da questa imposta, potrebbero lasciare il paese. Già alcune di loro hanno affermato la loro volontà di trasferirsi qualora questa tassazione entrerebbe in vigore. Anche questo elemento dovrà essere ritenuto, fintantoché non ci sarà una tassazione globale su questo genere di transazione. Riteniamo che ancora una volta l’ideologia dovrà fare i conti con la realtà, soprattutto quella che concerne la grande mobilità delle persone benestanti. Sarebbe davvero molto ingenuo credere che i cittadini facoltosi debbano per forza risiedere in Svizzera. Non dimentichiamo che proprio la fiscalità favorevole è stata una delle ragioni che ha portato molte persone a trasferirsi nel nostro paese.
E chi sicuramente ha una fiscalità favorevole è il cantone di Zugo. Non a caso, anche l’anno scorso i conti pubblici hanno chiuso con una grande eccedenza, circa 460 milioni di franchi. A fronte di 1.7 miliardi di spese ci sono state 2.16 miliardi di entrate. A titolo di paragone il nostro Cantone ha purtroppo registrato un ennesimo disavanzo di oltre 120 milioni di franchi, con una spesa di 4.3 miliardi e ricavi per 4.19 miliardi. Da sempre la strategia fiscale di Zugo gli ha consentito di essere il Cantone più competitivo e per questo di ottenere degli importanti ricavi sia dalle persone fisiche che da quelle giuridiche. Ora il governo, alla luce di questo ennesimo risultato positivo, propone di farsi carico di quasi tutti i costi delle cure ospedaliere per la sua popolazione. Questa misura consentirebbe di ridurre i premi di cassa malati dei cittadini del 18%. La decisione dovrà essere sostenuta dal parlamento ed eventualmente dalla popolazione visto che è stato lanciato un referendum. Probabilmente chi tra di voi sta leggendo questa notizia vede subito la differenza tra un Cantone con le finanze pubbliche sane e un Cantone come il nostro che purtroppo deve ancora fare tanto per raggiungere persino il pareggio dei conti.
E chiudiamo con la domanda della settimana: “Taylor Swift impedisce la riduzione dei tassi di interesse?” Nel nostro articolo, oltre a parlare dell’importante patrimonio della musicista, abbiamo cercato di capire perché eventi come i concerti possono avere un impatto sull’inflazione e addirittura sulle decisioni delle banche centrali.
Trovate qui gli articoli della settimana
“Taylor Swift impedisce la riduzione dei tassi di interesse?
Se vi siete persi gli articoli delle scorse settimane, eccoli:
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120 secondi
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Taylor Swift impedisce la riduzione dei tassi di interesse?
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Addio Credit Suisse
In attesa di quello che ci riserverà l’economia la prossima settimana, vi auguro una splendida domenica!
Un caro abbraccio,
Amalia Mirante