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Care amiche, cari amici, buona domenica!
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Sintesi della settimana ed evoluzione
La nostra informazione domenicale dell’Economia con Amalia inizia guardando al triste anniversario dei due anni dall’invasione russa ai danni dell’Ucraina. Purtroppo all’orizzonte non sembrano ancora esserci segnali della fine di questo conflitto. Nonostante il sostegno all’Ucraina del mondo occidentale, con in testa Unione Europea e Stati Uniti, continui a essere molto forte, la Russia non ne sembra particolarmente indebolita. Proprio durante questa settimana gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno imposto un nuovo pacchetto di sanzioni che vanno a colpire in particolare il settore militare, della difesa e quello finanziario oltre a interessare membri del sistema giudiziario, politici locali e persone ritenute responsabili dei crimini contro l’Ucraina. Gli Stati Uniti hanno parlato di 500 nuove misure, mentre nel caso dell’Unione Europea si tratta del 13º pacchetto. Noi siamo sempre stati molto scettici sull’efficacia economica di questo tipo di sanzioni e purtroppo il tempo sembra darci ragione. Qualche settimana fa il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha previsto una crescita del prodotto interno lordo (PIL) russo per il 2024 del 2.6%, il doppio rispetto alle previsioni fatte nell’ottobre scorso. Ricordiamo anche che la crescita del PIL per il 2023 è stimata a ben il 3%. La Russia quindi va molto meglio rispetto alle maggiori economie sviluppate. Pensiamo agli Stati Uniti la cui crescita del PIL del 2023 è stimata al 2.5% e quella del 2024 al 2.1%. La Zona Euro fa ancora peggio registrando un aumento dello 0.5% nel 2023 e dello 0.9% per quest’anno. Insomma, la Russia crescerà di più degli altri paesi.
Certo sottolineiamo come questa crescita sarà alimentata principalmente dai sussidi pubblici che sono erogati ai settori che sostengono la guerra e dai profitti generati dal petrolio e del gas. E guardando ai compensi che vengono riconosciuti ai soldati e a coloro che lavorano nel settore militare industriale decisamente molto più alti rispetto ai salari degli altri settori, si comprende subito come l’economia russa si sia trasformata in un’economia di guerra. E i dati ce lo confermano. Alcune stime indicano che la percentuale di spesa pubblica destinata al settore della difesa salirà al 6% del prodotto interno lordo; quella degli Stati Uniti è di circa il 3.5%. In aggiunta alle spese della difesa, all’interno dell’economia si stanno creando altre distorsioni, per esempio per quanto concerne l’accesso al finanziamento delle differenti industrie. Le aziende legate al settore militare ottengono prestiti a tassi privilegiati di gran lunga inferiori a quelli di mercato riservati agli altri settori economici. Anche sul fronte dell’inflazione le cose non vanno particolarmente bene: si stima che quella media del 2023 è stata del 7.5%. L’alto livello dei prezzi ha portato la banca centrale di Mosca a innalzare i tassi di interesse al 16%. Insomma, sicuramente la situazione economica della Russia è “dopata” dalla guerra, ma certo è che le sanzioni adottate finora non hanno prodotto i risultati sperati. Sin dall’inizio si riteneva di poter mettere in ginocchio la Russia soprattutto impedendo la vendita di petrolio e gas nei paesi occidentali. Ciò che è accaduto, come spesso succede nei mercati, è che semplicemente la Russia ha trovato nuovi clienti. Alla fine la nostra impressione è che dovranno essere decisamente altre le politiche che consentiranno di porre fine a questo drammatico conflitto.
E di un altro conflitto, ma decisamente differente parliamo trattando del caso della presunta separazione tra Chiara Ferragni e Fedez. E lo facciamo perché in questo caso un divorzio del genere porta con sé degli aspetti finanziari molto rilevanti. In effetti, i media si sono già lanciati a stimare la presunta divisione delle proprietà tra i due coniugi. Anche se, in casi come questi, tendenzialmente gli accordi matrimoniali sanciscono già una chiara separazione dei beni. E in effetti, scopriamo che il valore complessivo della holding e dei marchi della società della Ferragni si aggirerebbe attorno ai 100 milioni di euro (95.5 milioni CHF). Il valore delle società che fanno capo a Fedez, che però in realtà appartengono per il 90% ai suoi genitori e solo il 10% a lui, sarebbe di “soli” 20 milioni di euro (19 milioni CHF), un quinto rispetto alle proprietà della moglie. Ma non finisce qui. Anche per quanto riguarda le abitazioni, non ci saranno grandi discussioni. L’attico di tre piani appena ultimato a Citylife (quartiere Fiera di Milano, riqualificato in zona residenziale e commerciale e noto come Tre Torri) del valore di 5 milioni di euro (4.7 milioni CHF) e che ha al suo interno anche una sala cinema appartiene alle società di Chiara Ferragni. Al contrario la Villa sul lago di Como dello stesso valore appartiene alle società di Fedez. Diciamo quindi che sulla carta non si prevedono grandi battaglie legali per quanto riguarda la suddivisione dei patrimoni, ma è anche vero, che come tutti i divorzi, il diavolo sta nei dettagli. E di recente le vicende legate alla separazione di un’altra coppia famosa quella di Ilary Blasi e Francesco Totti ci hanno confermato che anche le persone benestanti sembrano avere gli stessi problemi della gente comune quando si tratta di separazioni. Certo, probabilmente noi non litighiamo per le collezioni di Rolex o le borsette di grandi marchi, ma la sostanza non sembra cambiare; le ferite sentimentali trovano vendetta in quelle patrimoniali.
E chiudiamo con l’articolo della settimana. In “Ci sono i disoccupati in Ticino? Sì, no, forse…” affrontiamo il tema del tasso di disoccupazione. Ancora una volta i dati calcolati secondo il metodo dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) sono di ben 2.5 volte superiori a quelli calcolati dalla Segreteria di Stato dell’Economia (SECO). Chi ha ragione? Quanta disoccupazione c’è in Ticino? Il 2.4% oppure il 6.2%? Nel nostro approfondimento proponiamo una soluzione per superare questa confusione.
Trovate qui gli articoli della settimana
Ci sono i disoccupati in Ticino? Sì, no, forse…
Se vi siete persi gli articoli delle scorse settimane, eccoli:
Prezzi che salgono e prezzi che scendono…
Svizzera: le macchine non ci ruberanno il lavoro
Non è ancora tempo di andar per mare
L’inflazione sta passando, ma le cose non vanno benissimo
Previsioni a tinte fosche per l’economia elvetica
La Svizzera si oppone alla violenza di genere
120 secondi
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L’Economario – il vocabolario di economia
Vi ricordiamo che il nostro vocabolario di economia vi spiega in parole molto semplici, temi apparentemente complessi e soprattutto perché sono importanti nella nostra vita di tutti i giorni. Inflazione, PIL, consumi, commercio estero, disoccupazione: temi in apparenza complessi che vengono spiegati con parole semplici.
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In attesa di quello che ci riserverà l’economia la prossima settimana, vi auguro una splendida domenica!
Un caro abbraccio,
Amalia Mirante
L’economia con Amalia by Amalia1978