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Care amiche, cari amici, buona domenica!
I mercatini di Natale riempiono di luci e gioia i nostri fine settimana. Permettetemi però di ricordare che ieri, sabato 25 novembre, in tantissime città si è celebrata la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. A tutte le vittime di questa grave piaga sociale e ai loro famigliari vada il nostro più grande abbraccio. E a noi, uomini e donne insieme, non resta che fare in modo che di violenza non si parli più, non per omertà, ma perché sconfitta.
Sintesi della settimana ed evoluzione
La nostra informazione domenicale dell’Economia con Amalia comincia parlando del Black Friday appena passato, ricordando che domani vivremo il Cyber Monday. A differenza di coloro che criticano queste giornate speciali di sconti, noi riteniamo che possano rappresentare un’occasione per le persone di risparmiare. E, dati i tempi che corrono, con i continui aumenti e l’inflazione che ancora tiene banco, ci sembra una buona cosa. I dati pubblicati finora sembrano confermare l’incremento degli acquisti in questi giorni speciali. Secondo Adobe Analytics, uno strumento digitale che misura il commercio online nell’85% dei 100 principali rivenditori negli Stati Uniti, i consumatori americani hanno aumentato ancora una volta la loro spesa. Secondo le cifre da poco pubblicate, le vendite online sono state di 9.8 miliardi di dollari (circa 8.7 miliardi di franchi), in aumento del 7.5% rispetto all’anno scorso. Curiosando tra i beni comperati, si vede che l’elettronica ha aumentato notevolmente le sue vendite, con orologi intelligenti, televisori e apparecchiature audio che hanno visto aumenti a tre cifre percentuali. Non sono stati da meno giocattoli, giochi, smartphone, ma anche, e ci fa un po’ sorridere, set di pentole e caffettiere. Secondo le stime, comunque, anche durante il sabato e la domenica gli americani andranno a spendere cifre ragguardevoli. E non finisce qui, perché domani è il giorno delle offerte speciali riservate agli acquisti online: i negozi ci offriranno a sconti ancora maggiori quello che è rimasto in magazzino dal Black Friday.
Leggendo i dati, sembrerebbe che l’inflazione non abbia intaccato i consumi delle persone. In realtà, molto dipende dal fatto che i venditori sembrano aver offerto sconti più significativi rispetto agli anni passati, in risposta all’aumento dei prezzi che avrebbe potuto scoraggiare gli acquisti. Ma attenzione, non è tutto oro ciò che luccica. Il Black Friday diventa anche l’occasione per mettere in evidenza i problemi legati al mondo del lavoro. Così una buona parte dei più importanti sindacati in Europa ha invitato i dipendenti a protestare contro Amazon. La campagna è stata soprannominata “Make Amazon Pay” ed è stata l’occasione per rivendicare accordi collettivi, aumenti salariali e in generale condizioni di lavoro migliori. Come succede spesso in queste situazioni mentre noi scriviamo, i dati forniti da sindacati e datori di lavoro sono decisamente contrastanti. Nel caso della Germania secondo il sindacato gli scioperanti hanno superato i 2’000 lavoratori, dato che invece viene indicato come un piccolo numero dal portavoce dell’azienda. Nel Regno Unito più di 200 lavoratori hanno scioperato nel magazzino di Amazon a Coventry per chiedere salari più alti e migliori condizioni di lavoro che però al momento attuale non sembra possano essere concesse da Amazon. In Italia il sindacato Cgil ha dichiarato che oltre il 60% dei lavoratori del magazzino di Castel San Giovanni ha partecipato allo sciopero; cifra che mal si concilia con quella di Amazon che ha dichiarato che l’86% dei lavoratori si è recata al lavoro. Altre manifestazioni hanno avuto luogo in Spagna, Francia e nelle principali nazioni europee. Anche in questo caso, ci auguriamo che il colosso mondiale possa fare un passo in avanti verso le richieste dei collaboratori, che ricordiamolo sono sempre la prima fonte di guadagno per qualunque azienda.
E chiudiamo parlando ancora di lavoro, ma questa volta di posti creati in Svizzera. Nel terzo trimestre del 2023 (luglio-settembre), il numero di posti di lavoro in Svizzera è cresciuto dell’1.9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Se parliamo in termini di posti di lavoro a tempo pieno, la crescita è stata dell’1.7%. Ad oggi l’economia svizzera, escluso il settore agricolo, conta quasi 5.5 milioni di posti di lavoro. A livello nazionale è il settore terziario che ha registrato una crescita importante su base annua (+2.1%), mentre il settore secondario ha mostrato una crescita “solo“ dell’1.3%. Guardando nel dettaglio l’aumento dell’occupazione è stato maggiore nel settore dei servizi di alloggio e di ristorazione, nell’istruzione e nelle attività finanziarie assicurative. Ancora una volta, e in linea con la crisi di cui abbiamo parlato più volte negli ultimi due anni, il settore che mostra dati più bassi è quello delle costruzioni. E ancora una volta purtroppo è il Ticino a mostrare il tasso di crescita più basso, 0.4% contro la media nazionale del 2.1%. Ma non è solo questo che preoccupa. Analizzando la creazione di posti di lavoro emerge una situazione generale ancora una volta, differente rispetto al resto della Svizzera. La crescita dei posti nel settore secondario, quindi storicamente con salari più bassi è stata di ben l’1.5% contro una media nazionale dell’1.3%; al contrario, la crescita di posti di lavoro nel settore terziario è stata solo dello 0.1% (media nazionale 2.1%). E i dati diventano ancora più preoccupanti se guardiamo a ciò che capita all’occupazione maschile che, sia a tempo pieno che a tempo parziale, diminuisce. Le cose non vanno tanto meglio per le donne, dove si registra un aumento importante, ma solo nei posti di lavoro a tempo parziale (quelli a tempo pieno si riducono). Sappiamo bene quali sono le difficoltà e i limiti dell’avere una professione a tempo parziale. Tutto ciò senza sapere se questi posti sono stati occupati da persone residenti oppure da frontalieri. Un cambiamento statistico difatti ci impedisce di avere i dati prima della fine dell’anno. Siamo abbastanza certi che, purtroppo, ancora una volta le persone residenti avranno potuto ricoprire pochi posti di lavoro.
Infine, nell’articolo settimanale abbiamo parlato delle preoccupazioni legate al commercio estero della Svizzera. In “La crisi mondiale si manifesta nelle nostre esportazioni” abbiamo commentato i dati appena pubblicati dall’ufficio federale di statistica sulle esportazioni svizzere nel mese di ottobre, mese che ha mostrato importanti cali sia nell’esportazione che nelle importazioni. In generale la situazione europea di rallentamento economico ha pesato sul commercio, come hanno tra l’altro dimostrato anche i recenti dati relativi alla crescita negativa del PIL della Germania, nostra principale partner.
Trovate qui gli articoli della settimana
La crisi mondiale si manifesta nelle nostre esportazioni
Se vi siete persi gli articoli delle scorse settimane, eccoli:
Chi ha paura dell’intelligenza artificiale?
L’inflazione in Italia è finita! O forse no?
Svizzera e Ticino: l’anno che sta arrivando…
Le nuove incertezze geopolitiche e il loro prezzo economico
I consumi rallentano, l’economia trema…
120 secondi
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L’Economario – il vocabolario di economia
Vi ricordiamo che il nostro vocabolario di economia vi spiega in parole molto semplici, temi apparentemente complessi e soprattutto perché sono importanti nella nostra vita di tutti i giorni. Inflazione, PIL, consumi, commercio estero, disoccupazione: temi in apparenza complessi che vengono spiegati con parole semplici.
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In attesa di quello che ci riserverà l’economia la prossima settimana, vi auguro una splendida domenica!
Un caro abbraccio,
Amalia Mirante