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Care amiche, cari amici, buona domenica!
Lo so che sono ripetitiva: ma per fortuna anche oggi il sole splende caldo! E anche oggi tantissime attività potranno allietare la nostra giornata tra castagne, funghi e buon vino. Tra tutte spicca la Festa d’Autunno a Lugano dove farò un salto, ma non prima di essere passata a fare un buon aperitivo alla Festa a Isone.
Sintesi della settimana ed evoluzione
La nostra informazione domenicale dell’Economia con Amalia comincia con uno sguardo ai prezzi a livello internazionale. I dati finalmente mostrano un importante rallentamento anche nella zona euro. In settembre, in effetti, il tasso di inflazione su base annua è sceso al 4.3%; il mese scorso era ancora al 5.2%. Ricordiamo che nell’ottobre del 2022 l’indice dei prezzi al consumo aveva raggiunto il suo record segnando un tasso del 10.6%. In generale, essendo questo dato una media dei paesi dell’eurozona, i prezzi sono calati nella maggioranza delle nazioni. Segnaliamo la riduzione del tasso di inflazione dal 6.4% al 4.3% in Germania, dal 5.7% al 5.6% in Francia, dal 2.4% allo 0.7% in Belgio, dal 7.5% al 5.8% in Austria e infine dal 3.4% al -0,3% in Olanda. A prima vista quest’ultimo dato sembra eccezionale; ma proprio perché ci appare molto particolare, necessita di verifiche. E così scopriamo che è vero che in Olanda c’è stata un’importante riduzione dei prezzi dei carburanti e del prezzo del gas, tuttavia l’impatto maggiore è causato da un dato tecnico. Dal mese di giugno di quest’anno l’ufficio di statistica olandese ha cambiato il metodo con cui si calcola l’inflazione. In questo senso i dati attuali non sono direttamente confrontabili con quelli dell’anno precedente. Caso particolare anche quello dell’Italia. Il dato calcolato a dall’istituto di statistica nazionale (ISTAT) mostra un tasso in riduzione dal 5.4% al 5.3%, mentre l’indice dei prezzi armonizzato a livello europeo segna un incremento dal 5.5% al 5.7%. E proprio oggi e proprio in Italia entrerà in vigore il trimestre antinflazione. In particolare oggi prende avvio il patto salva-spesa di cui abbiamo parlato qualche settimana fa e che mira a contenere l’aumento dei prezzi grazie a un accordo tra governo e aziende. La prima industria alimentare a firmarlo è stata la Ferrero.
Questo meccanismo non sarebbe necessario se, accanto agli aumenti dei prezzi, ci fossero anche aumenti salariali di pari importo. Sappiamo che gli automatismi sono pericolosi, perché proprio quando c’è inflazione, l’adeguamento automatico dei salari potrebbe innescare una spirale negativa. Questa è la cosiddetta spirale salari-prezzi, che in passato alcuni paesi hanno sperimentato. Tale spirale può essere attivata dal fatto che gli aumenti salariali, seguiti da un aumento dei prezzi, obbligano le aziende a ulteriori rialzi dei prezzi per compensare l’incremento dei salari. Sappiamo che in Svizzera, purtroppo, abbiamo assistito a una riduzione del salario reale negli ultimi due anni, caratterizzati dall’inflazione. Questo è dovuto al fatto che negli anni precedenti non sono stati concessi aumenti salariali in linea con gli incrementi di produttività. Ora, però, dato che l’inflazione sembra essere tornata sotto controllo, le aziende potrebbero compensare pienamente gli aumenti dei prezzi. Alcune stanno effettivamente facendo proprio questo. È una buona notizia che i salari minimi nel settore alberghiero e della ristorazione saranno aggiustati in base all’inflazione, con un ulteriore incremento di 60 franchi all’anno. Anche per i collaboratori della Migros arrivano buone notizie: la cooperativa ha deciso che la massa salariale aumenterà tra il 2.1% e il 2.5%, e anche in questo caso i salari minimi saranno incrementati. Quindi, per una volta, diamo una buona notizia.
E sembra esserci una buona notizia, almeno in apparenza, anche per i cittadini argentini. Per la prima volta, un parlamento ha deciso di abolire le imposte sul reddito per il 99% dei lavoratori. Non a caso, la misura è stata introdotta dal ministro dell’Economia in vista delle elezioni del 22 ottobre. In Argentina, quindi, pagheranno le imposte solo coloro che guadagnano un reddito 15 volte superiore al salario minimo federale. Si stima che solo l’1% dei cittadini guadagni più di 5’000 dollari al mese (ca. 4600 CHF). Questa misura costerà all’Argentina circa 5,7 miliardi di dollari (5.2 miliardi di franchi). Vi starete chiedendo come il paese intenda finanziare questa mancata entrata. La risposta è semplice: stampando moneta. Chi conosce la storia finanziaria dell’Argentina sa che il paese ha già dichiarato fallimento nove volte, l’ultima nel 2020. Purtroppo, la soluzione adottata è sempre stata quella di stampare moneta, una strategia che ha portato a ulteriori fallimenti. Oggi la situazione sociale è drammatica; basta pensare che ad agosto il tasso di inflazione annuale è stato del 124%, con un aumento dei prezzi su base mensile del 12,4%. Certo, in un mondo ideale, a tutti piacerebbe non pagare imposte. Tuttavia, il rischio per l’Argentina è di perdere anche l’accesso agli aiuti del Fondo Monetario Internazionale. E ancora una volta, saranno i cittadini a pagarne il prezzo.
E chiudiamo con il nostro articolo settimanale. In ‘Svizzera 2024: salari troppo bassi e prezzi troppo alti,’ parliamo delle ultime previsioni economiche fatte dal KOF, il Centro di Ricerca Congiunturale del Politecnico Federale di Zurigo. Per l’anno prossimo, si prevede un aumento del Prodotto Interno Lordo (PIL) in Svizzera dell’1.5%, grazie soprattutto al consumo privato. Le previsioni sul commercio estero rimangono invece piuttosto pessimiste a causa della situazione internazionale. Purtroppo, questo tasso di crescita, unito all’aumento dei prezzi, non consentirà la creazione di un numero sufficiente di posti di lavoro. Questo fatto dovrebbe portare a un leggero aumento del tasso di disoccupazione.
Trovate qui gli articoli della settimana
Svizzera 2024: salari troppo bassi e prezzi troppo alti
Se vi siete persi gli articoli delle scorse settimane, eccoli:
Un filo tra scuole e lavoro – La formazione è decisiva
Casse malati: soluzioni, non slogan
Svizzera: il PIL stagna, la disoccupazione sale
UBS e Credit Suisse: ogni posto di lavoro conta
La carne? Solo per ricchi
120 secondi
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L’Economario – il vocabolario di economia
Vi ricordiamo che il nostro vocabolario di economia vi spiega in parole molto semplici, temi apparentemente complessi e soprattutto perché sono importanti nella nostra vita di tutti i giorni. Inflazione, PIL, consumi, commercio estero, disoccupazione: temi in apparenza complessi che vengono spiegati con parole semplici.
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Svizzera 2024: salari troppo bassi e prezzi troppo alti
Un filo tra scuole e lavoro – La formazione è decisiva
Casse malati: soluzioni, non slogan
Svizzera: il PIL stagna, la disoccupazione sale
UBS e Credit Suisse: ogni posto di lavoro conta
In attesa di quello che ci riserverà l’economia la prossima settimana, vi auguro una splendida domenica!
Un caro abbraccio,
Amalia Mirante
L’economia con Amalia by Amalia1978