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Care amiche, cari amici, buona domenica!
Le nostre vacanze sono ahinoi finite, ma non disperiamo: con questo sole e caldo (anche un po’ troppo in alcuni momenti…) l’estate prosegue serena e allegra. Tra grigliate in compagnia, bagni in piscina e al lago, passeggiate a cercare il fresco in montagna ed eventi del festival di Locarno, di certo non ci annoieremo nemmeno la prossima settimana. E speriamo che arrivi un po’ di acqua ad alleviare le pene del Mendrisiotto.
Sintesi della settimana ed evoluzione
Questa settimana la nostra sintesi dell’Economia con Amalia inizia con uno sguardo alla situazione internazionale. In poche settimane sono accaduti molti eventi che potrebbero avere grandi impatti sui prossimi mesi e che già in parte giocano un ruolo sulla situazione attuale. Pensiamo per esempio agli indicatori sulla fiducia dei consumatori e delle imprese che peggiorano. O ancora alle previsioni economiche degli istituti riviste continuamente al ribasso. Anche sul fronte dei dati pubblicati leggiamo risultati in apparente contrasto. L’indicatore della produzione industriale, che rappresenta la quantità di beni e servizi prodotti sul territorio nazionale, è positivo, e anche superiore alle previsioni degli analisti, per il mese di giugno per Spagna, Germania e Francia. Fuori dall’Europa, dati positivi anche per Giappone e Cina. In controtendenza, il caso dell’Italia che per il secondo mese consecutivo non riesce a conseguire i risultati previsti. Sul fronte occupazionale in generale l’Unione Europea mostra una certa stabilità, se non addirittura riduzioni dei tassi di disoccupazione. Superiore a ogni previsione il dato degli Stati Uniti dove si registrano quasi 530 mila nuovi posti di lavoro, il doppio di quelli previsti: importanti le assunzioni nel settore infermieristico e del turismo. Questo nuovo aumento sul fronte dell’occupazione che quindi allontanerebbe il rischio di una recessione potrebbe essere letto dalla Banca Centrale degli Stati Uniti, la FED (Federal Reserve), come una conferma della validità della politica monetaria restrittiva attuata negli scorsi mesi e quindi dare l’impulso per un ulteriore aumento dei tassi di interesse in settembre. Si stima che potrebbero aumentare nuovamente di 0.75 punti. E proprio in questi giorni la Bank of England (BoE, Banca centrale del Regno Unito) ha annunciato un aumento di 0.5 punti percentuali, portando i tassi all’1.75%, massimo dalla crisi finanziaria del 2008. La BoE ha preso questa decisione prevedendo un tasso di inflazione per fine anno di ben il 13%.
Inflazione che purtroppo non sembra dare grandi segnali di arresto. In attesa dei dati che saranno pubblicati questa settimana per gli Stati Uniti, la Cina e le più importanti nazioni europee (Italia, Germania, Francia, Spagna) siamo già in grado di dire cosa è successo ai prezzi in Svizzera. L’indice dei prezzi al consumo conferma per luglio un aumento del 3.4%, quindi una certa stabilità rispetto al mese precedente. Non possiamo tuttavia ancora parlare di problema superato e questo perché dobbiamo analizzare il comportamento dei prezzi dei singoli prodotti per un certo numero di mesi. Certo siamo contenti che il prezzo dell’olio da riscaldamento sia diminuito del 3.3% rispetto al mese precedente, ma sicuramente la nostra gioia viene ridimensionata dal fatto che lo stesso sia aumentato del 76.2% in un anno. In questo caso il paniere dei consumi svizzeri stima che la famiglia media destini lo 0.623% del suo budget a questa voce (concretamente se spendiamo 1’000 franchi, 6.23 li usiamo per l’olio da riscaldamento). La composizione del carrello della spesa è spesso messa in discussione, ma i dati più attendibili sono al momento questi e con questi dobbiamo riflettere. Altra voce che si è comportata in maniera simile è la benzina che mostra una leggera riduzione su base mensile (-0.3%), ma un aumento del 30.9% su base annuale. Per finire la carrellata delle fonti energetiche, diesel e gas non interrompono nemmeno questo mese la loro corsa (aumenti mensili e annuali rispettivamente del 1.3% e 33% per il diesel e del 9.1% e del 56.3% per il gas). Ma un altro dato ci incuriosisce e ci porta anche alle attuali tensioni internazionali: il prezzo dei veicoli a noleggio che è salito di quasi il 32% rispetto al mese prima e di oltre il 47% rispetto a un anno fa.
E allora cosa centra il prezzo delle automobili a noleggio con le tensioni a Taiwan tra Cina e Stati Uniti? Centra, eccome. Ma facciamo un passo indietro. Pur non avendo il tempo di affrontare tutta la storia di questo territorio, facciamone una sintesi (se ci sono imprecisioni o errori, non esitate a contattarmi). Taiwan è una piccola isola di fronte alla Cina Continentale dove nel 1949 si rifugiò il governo nazionalista sconfitto nella guerra civile contro il partito comunista che vincendo fondò la Repubblica Popolare Cinese. La Repubblica di Cina (Taiwan e altre piccole isole) fu estromessa dall’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) nel 1971, per volere della Cina che la considerava una sua provincia “ribelle”. Da allora in maniera ufficiale tutti i Paesi hanno da sempre riconosciuto l’esistenza di un’unica Cina comprendente Taiwan, mentre ufficiosamente lo sviluppo di questa isola è stato molto indipendente, sia dal punto di vista politico che economico. In questo caso gli Stati Uniti hanno sostenuto finanziariamente e militarmente Taiwan seppur rispettando l’accordo con la Cina. Sono decenni che la tensione in questa regione del mondo è alta. La Cina ritiene Taiwan un suo territorio e non ha mai nascosto il desiderio di riconquistarlo anche con la forza. La comunità internazionale è riuscita finora ad evitare lo scontro. Tuttavia, la visita della Speaker della Camera (figura che conduce i lavori della camera dei rappresentanti del Congresso negli Stati Uniti) Nancy Pelosi è stata vissuta come una provocazione dai cinesi che in risposta hanno cominciato a fare esercitazioni militari molto vicine a quelli che potrebbero essere i passi per una vera e propria guerra di annessione. Ma perché Stati Uniti e Cina si contendono questa “piccola” isola di soli 23 milioni di abitanti? Oltre a ragioni strategiche militari, Taiwan è l’esempio di un’economia florida e in espansione continua. Il valore del suo Prodotto Interno Lordo (PIL) la colloca tra le 20 prime nazioni al mondo. Il suo sviluppo dipende principalmente dalle produzioni tecnologiche e informatiche: apparecchiature elettroniche, macchinari, strumenti di precisione, microchip. Ma anche nei servizi assicurativi e bancari svetta ai primi posti delle classifiche mondiali. Per non parlare del resto della sua industria: da quella alimentare ai tessili, dalle attività estrattive al turismo, tutti i settori sono cresciuti. Non solo: Taiwan ha fatto delle zone industriali di esportazione (EPZ – zone particolari in cui si beneficia agevolazioni fiscali) un punto di forza. Ma quindi che legame hanno i prezzi delle automobili a noleggio con lo scontro per il controllo su Taiwan? Taiwan produce circa il 64% dei microchip del mercato mondiale. Due terzi dei nostri computer, automobili, armi, elettrodomestici e di quasi tutto quello che vi viene in mente che utilizzate come tecnologia, dipende da questa nazione. Sappiamo che le materie prime e i problemi di approvvigionamento durante il lockdown hanno causato enormi ritardi nella produzione di veicoli, ragione per la quale, come nel migliore dei mondi economici, la legge della domanda (tanta) e dell’offerta (poca) fa lievitare i prezzi delle automobili, anche a noleggio. A prescindere dai microchip, speriamo che la situazione torni sotto controllo quanto prima; ci mancherebbe un altro conflitto che si unisce a quello in Ucraina e a quello recente riacceso a Gaza.
E infine nell’articolo pubblicato dal Corriere del Ticino che ringraziamo, “L’economia e la scuola” abbiamo fatto i complimenti ai ragazzi e alle ragazze che hanno ultimato il loro percorso di apprendistato. È stata l’occasione anche per ribadire l’importanza di valorizzare maggiormente la formazione professionale, i sui docenti, i suoi ragazzi e le sue aziende. Non c’è nessun conflitto tra economia e scuola, anzi.
Trovate qui gli articoli della settimana:
L’economia e la scuola
Se vi siete persi gli articoli delle scorse settimane, eccoli:
Unione Europea: L’inflazione cresce, il PIL si riduce
Ticino: primo in classifica … per povertà e debiti
Proverbiali mosse impreviste della Banca Nazionale Svizzera
Cosa ne sarà dell’identità svizzera se perdiamo anche il Toblerone?
Le banche centrali aumentano i tassi di interesse: perché?
Il lavoro che soffre
120 secondi
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L’Economario – il vocabolario di economia
Vi ricordiamo che il nostro vocabolario di economia vi spiega in parole molto semplici, temi apparentemente complessi e soprattutto perché sono importanti nella nostra vita di tutti i giorni. Inflazione, PIL, consumi, commercio estero, disoccupazione: temi in apparenza complessi che vengono spiegati con parole semplici.
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L’economia e la scuola
Unione Europea: L’inflazione cresce, il PIL si riduce
Ticino: primo in classifica … per povertà e debiti
Proverbiali mosse impreviste della Banca Nazionale Svizzera
Cosa ne sarà dell’identità svizzera se perdiamo anche il Toblerone?
Le banche centrali aumentano i tassi di interesse: perché?
In attesa di quello che ci riserverà l’economia tra qualche settimane, vi auguro una splendida estate!
Un caro abbraccio,
Amalia Mirante
L’economia con Amalia by Amalia1978