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Care amiche, cari amici, buona domenica!
Anche oggi il sole ci scalda il cuore e ci illumina la giornata! Il carnevale va avanti a riempire le nostre piazze e, con il risotto, le nostre pance. Nel frattempo anche Sanremo, tra le mille polemiche che tanto ci piace seguire e pure alimentare, ha decretato i suoi vincitori.
Speriamo che a vincere questa sera alle 17.30 saranno le ragazze del Volley Lugano che incontreranno al Palamondo di Cadempino nella semifinale della coppa Svizzera la Sm’Aesch Pfeffingen. Tutti a tifare fucsia! E chissà che prima o poi non riesca anche io ad avere una loro meravigliosa maglietta…
Sintesi della settimana ed evoluzione
La nostra informazione domenicale dell’Economia con Amalia, inizia con uno sguardo al festival di Sanremo. Che cosa c’entra il festival della canzone italiana con l’economia? Più di quanto immaginiamo. Probabilmente si potrebbe fare una tesi di laurea sull’argomento. I dati non mancano, o meglio non dovrebbero mancare essendo una manifestazione organizzata dal servizio pubblico. In realtà, non è proprio così facile separare costi e ricavi legati solo a questo evento. Per questo ci siamo affidati alla stampa italiana che regolarmente tenta di fare delle stime affidabili. Guardiamo al lato dei costi per realizzare l’evento: ci sono i cachet dei presentatori, delle conduttrici, gli ingaggi per gli ospiti, i rimborsi ai cantanti, le orchestre, le scenografie, i costi dei pranzi, degli alloggi, quelli energetici,… L’anno scorso si stima che siano stati spesi circa 17.4 milioni di euro (circa 17.2 milioni di franchi); quest’anno la cifra potrebbe essere ancora un po’ più bassa. Tanti, pochi? Difficile dirlo se non li mettiamo in relazione ai guadagni. Certo è che il compenso del conduttore Amadeus stimato attorno ai 400 mila franchi come pure quello delle conduttrici di circa 25 mila franchi a serata, ci paiono buoni stipendi. Per inciso l’anno scorso i Maneskin hanno ottenuto 80 mila franchi, mentre l’anno precedente il calciatore Ibrahimovic aveva guadagnato circa 250 mila franchi per 5 serate. Ma come detto, tutto questo va messo in relazione con i ricavi. Principalmente le voci che rendono l’evento di Sanremo un vero affare per la Rai sono quelle derivanti dalla raccolta pubblicitaria, soprattutto quella degli sponsor ufficiali e della vendita degli spot pubblicitari. Alcuni parlano di un prezzo che varia dai 370 mila ai 750 mila franchi per 15 secondi di pubblicità. L’anno scorso i ricavi totali del festival si sono aggirati attorno ai 40 milioni di franchi; quest’anno si stima che potrebbero essere anche superiori ai 50 milioni. Viste queste cifre, appaiono quasi irrilevanti i guadagni dal pubblico in sala che ha pagato per assistere alle 5 serate dai 660 ai 1’300 franchi. Insomma, checché se ne dica il festival di Sanremo rimane un ottimo affare che potrebbe generare quest’anno oltre 30 milioni di franchi di utile alla Rai.
Ma oltre ai costi e ai ricavi del Festival, si può parlare di un intero mondo economico. Pensiamo per esempio all’impero di Chiara Ferragni. Un paio di anni fa il suo patrimonio era stimato in 40 milioni di euro (circa 40 milioni di franchi). Accanto all’attività di influencer da cui ha tratto la sua notorietà, Chiara Ferragni ha costruito una vera e propria attività imprenditoriale. Oltre ai guadagni diretti ottenuti come influencer (pensiamo che percepisce più di 80 mila franchi per un post sponsorizzato su Instagram) gli introiti arrivano dall’essere testimonial di marchi, modella, dai film e dalle serie a lei ispirate, nonché dalla sua attività imprenditoriale. Tbs Crew, Sistehood e Fenice sono le imprese di cui è azionista di maggioranza. Queste tre aziende si occupano di gestire il suo blog, il marchio The Blond Salad (con cui l’influencer ha iniziato la sua carriera), di offrire consulenza per attività di marketing, eventi e gestione dei talenti come pure della gestione del brand di abbigliamento e accessori dell’imprenditrice. Insomma, che piaccia o no, Chiara Ferragni ha fatto della sua passione e del suo talento una storia di successo. Ci fa sorridere leggere sugli articoli che parlano di lei il fatto che quando si è sposata con Fedez, altro talento che ha saputo sfruttare le sue capacità (piaccia o no), ha scelto la divisione dei beni. E voi, donne e uomini, se foste nella loro situazione quale altra formula di regime matrimoniale avreste scelto?
E di scelta, forse imposta, parliamo quando trattiamo il tema dell’intelligenza artificiale. Qualche settimana fa ci siamo occupati di ChatGPT (il software eccezionale che redige testi su quasi tutti gli argomenti di buona qualità in tempi rapidissimi) e ora vediamo che in molti altri se ne stanno occupando. Innanzitutto, rileviamo che questo software è già vicino a Microsoft che lo ha integrato nel suo motore di ricerca Bing (concorrente di Google). Da parte sua Google ha già annunciato la nascita di “Bard” un robot di conversazione che si basa anche lui (lei?) sull’intelligenza artificiale. E naturalmente la Cina non sta a guardare: il motore di ricerca Baidu introdurrà Ernie. Insomma, l’intelligenza artificiale è stata uno scossone fortissimo al mondo della tecnologia. A questo punto, in maniera un po’ indipendente e critica, dobbiamo però chiederci quanto sia proprio questa nuova forma di avanzamento tecnologico a essere responsabile dei licenziamenti annunciati in questo settore nelle ultime settimane. Non illudiamoci: allo stesso modo in cui l’intelligenza artificiale può rispondere ai nostri quesiti, può sempre più assolvere ai nostri compiti e sostituirci nelle nostre professioni. Oggi tocca a chi sta nel settore delle tecnologie, domani potrebbe toccare a noi. Certo, anche io sono convita che nessuna tecnologia potrà mai sostituire il valore umano e la passione di quello che porto in aula ai miei studenti e alle mie studentesse, ma sono certa che questo genere di sapere dovrà trovare spazio nel mondo di tutti i giorni e convivere con tutte le professioni. Proprio per questo non illudiamoci di poter fermare il progresso tecnologico, anzi. Ricordiamo che finora la storia ci dimostra che dove c’è progresso c’è aumento del benessere.
E chiudiamo la settimana parlando della situazione non certo piacevole che sta vivendo la seconda più importante banca svizzera. In “Credit Suisse perde, UBS vince” parliamo dei risultati pessimi ottenuti da Credit Suisse, ripercorrendo la storia degli ultimi anni di gestione, passatemi il termine, travagliata. E ancora una volta, per un’azienda che piange, se ne trova una che ride. UBS, prima banca svizzera, registra il miglior risultato da anni a questa parte. Che i due fatti siano collegati? Ad ogni modo, la nostra solidarietà va ai collaboratori e alle collaboratrici che anche questa volta pagheranno il prezzo della ristrutturazione che sanerà scelte strategiche sbagliate.
Trovate qui gli articoli della settimana:
Credit Suisse perde, UBS vince
Se vi siete persi gli articoli delle scorse settimane, eccoli:
Tesoro mi si sono allargati i ragazzi”. La Coca Cola cresce e torna al mezzo litro
Debito pubblico fuori controllo?
La ragion d’essere della Banca Nazionale Svizzera
I disoccupati che non si vedono e non si contano
Il Natale degli Invisibili
120 secondi
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L’Economario – il vocabolario di economia
Vi ricordiamo che il nostro vocabolario di economia vi spiega in parole molto semplici, temi apparentemente complessi e soprattutto perché sono importanti nella nostra vita di tutti i giorni. Inflazione, PIL, consumi, commercio estero, disoccupazione: temi in apparenza complessi che vengono spiegati con parole semplici.
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Credit Suisse perde, UBS vince
Tesoro mi si sono allargati i ragazzi”. La Coca Cola cresce e torna al mezzo litro
Debito pubblico fuori controllo?
La ragion d’essere della Banca Nazionale Svizzera
I disoccupati che non si vedono e non si contano
Il Natale degli Invisibili
In attesa di quello che ci riserverà l’economia la prossima settimana, vi auguro una splendida domenica!
Un caro abbraccio,
Amalia Mirante