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Care amiche, cari amici, buona domenica!
Che meraviglia il sole che ci scalda le giornate e anche il cuore! E quindi che ci fate ancora a casa? Che ne dite di fare una bella passeggiata? Magari nei nostri bellissimi boschi (e chissà che non salti fuori ancora qualche fungo…) o magari tra zucche e castagne in una delle tante manifestazioni in programma in questa bella domenica autunnale nel nostro Cantone. E per i più piccini, ma anche per i loro genitori, ancora per oggi a Lugano c’è il Festival Internazionale delle Marionette.
Sintesi della settimana ed evoluzione
La nostra informazione domenicale comincia con un uno sguardo dell’Economia con Amalia alla situazione internazionale. Questa settimana a stupire un po’ tutti gli analisti è stato il dato italiano del Prodotto Interno Lordo (PIL) nell’ultimo trimestre, da luglio a settembre 2022. Anche se le previsioni pessimiste lo davano addirittura in diminuzione dello 0.2%, i dati sembrerebbero confermare una crescita positiva rispetto al trimestre precedente dello 0.5% e addirittura del 2.6% su base annuale (in paragone allo stesso periodo dell’anno precedente). Se questi dati fossero confermati il PIL italiano sarebbe in crescita da sette trimestri consecutivi, decisamente in controtendenza al resto d’Europa. Guardando nel dettaglio ancora una volta si conferma l’importanza della domanda interna rispetto alla capacità di essere concorrenziali all’estero e quindi di riportare le esportazioni in attivo. Per dirla semplice, sono gli italiani che spendono e consumano prodotti e servizi. Lo ricordiamo, in generale la spesa delle famiglie rappresenta oltre la metà del prodotto interno lordo di una nazione. Non a caso in Svizzera la notizia che la fiducia dei consumatori ha registrato il dato più basso dal 1972 ha destato qualche preoccupazione. Le prospettive sullo sviluppo economico generale, sulla situazione finanziaria del proprio nucleo domestico e sull’aumento dei prezzi hanno giocato un ruolo essenziale nel definire la paura dei consumatori. Questo potrebbe avere un impatto importante nei prossimi mesi sui consumi privati, proprio nel momento in cui, al contrario, dovremmo essere fiduciosi e cercare di compensare il rallentamento economico in arrivo (per alcuni paesi europei si parla di recessione). Sarà difficile invertire questa tendenza nonostante la buona notizia che i prezzi in Svizzera in ottobre sono rimasti praticamente stabili e addirittura l’inflazione su base annua è scesa al 3% rispetto al 3.3% del mese precedente. Nulla a che vedere con i tassi oramai oltre il 10% del resto d’Europa.
E di riduzioni, ma di posti di lavoro, si è parlato tanto in questa settimana. Elon Musk nuovo proprietario di Twitter dopo aver licenziato immediatamente al suo arrivo i membri del Consiglio di Amministrazione e alcuni dirigenti, pochi giorni fa ha inviato una email a circa 3’700 collaboratori invitandoli a non recarsi sul posto di lavoro il giorno dopo. Un licenziamento collettivo a tutti gli effetti e, pare, senza preavviso. Anche se non è la prima volta che avviene un atto del genere, il fatto non può lasciarci indifferenti. Già l’anno scorso si era discusso molto dell’assoluta inappropriatezza di licenziare i dipendenti attraverso una videochiamata su Zoom o ancora attraverso un messaggio su Whatsapp. Come avevano fatto alcuni “dirigenti”. E i casi non erano isolati, anzi. La sostanza non cambia, anche se a farlo è uno degli uomini più potenti e ricchi del pianeta. nel frattempo pare che alcuni dei dipendenti di Twitter si sono rivolti al tribunale di San Francisco dove ha sede l’azienda per ricorrere contro la violazione della legge che prescrive in caso di licenziamenti di massa la necessità di dare un preavviso di 60 giorni. Elon Musk intanto si è giustificato dicendo che non aveva scelta: pare che la società perda “quattro milioni di dollari al giorno”. A dar man forte a questa giustificazione sono arrivate anche le dichiarazioni del fondatore di Twitter, Jack Dorsey, che con un messaggio di mea culpa si è detto molto dispiaciuto assumendosi la responsabilità di aver fatto crescere “l’azienda troppo velocemente”. Purtroppo anche se la causa collettiva dovesse dar ragione ai collaboratori, rimarrà l’amaro in bocca per l’atteggiamento di Elon Musk che si era già comportato in maniera simile nei confronti dei dipendenti di Tesla. Questo genere di metodi non ha nulla a che vedere né con un’imprenditorialità sana né con la genialità più volte riconosciuta a Musk.
E geniale o quanto meno innovativa dovrà essere la soluzione per salvare i circa 10 mila posti di lavoro collegati con l’attività dell’Isab-Lukoil di Priolo Gargallo, raffineria di petrolio in provincia di Siracusa. Il caso è stato portato all’attenzione pubblica internazionale dal Wall Street Journal. Il quotidiano ha rivelato come attraverso l’attività di questa azienda sarebbe stato possibile finora violare le sanzioni contro l’importazione di petrolio russo negli Stati Uniti. Ma andiamo con ordine. La raffineria di cui si parla, la seconda in Italia e la quinta in Europa, è gestita da Isab, azienda svizzera appartenente alla più grande compagnia petrolifera russa, Lukoil. Prima dello scoppio della guerra, solo il 30% del greggio trattato dall’azienda arrivava dalla Russia. Con lo scoppio della guerra l’azienda si è vista negare i finanziamenti da parte delle principali banche europee nonostante non vi fossero sanzioni nei suoi confronti. Questo ha portato l’azienda a comperare quasi esclusivamente petrolio russo (si dice che oggi sia il 93% del totale). Ma dove sta lo scandalo scoperto dal Wall Street Journal? Le sanzioni americane vietano l’importazione di petrolio russo, ma nulla vieta l’importazione del petrolio che diventa “italiano” dopo che viene trasformato nella raffineria di Priolo. Per farla breve in questa maniera il petrolio russo arriva comunque negli Stati Uniti. Detto questo, anche in Europa entreranno in vigore nel mese di dicembre i divieti di importazione del greggio russo. Quindi, se non si troverà una soluzione per permettere gli acquisti da altre fonti, la raffineria sarà costretta a chiudere. Con tutta la buona fede, permetteteci di dubitare che gli Stati Uniti non fossero a conoscenza della situazione, a maggior ragione dopo che proprio qualche ora fa, un fondo statunitense si è offerto di acquistare la raffineria. Insomma, ancora una volta a farne le spese arrischiano di essere le 10 mila persone della regione che vivono del lavoro e dell’indotto della raffineria.
E chiudiamo con la notizia che è stata oggetto del nostro articolo settimanale “Ticino: i frontalieri aumentano ancora”. I dati pubblicati questa settimana confermano la tendenza in atto da decenni. Nel nostro articolo valutiamo i cambiamenti nelle professioni svolte dalle persone non residenti nel corso di questi vent’anni e le conseguenze sul tessuto economico e sociale del Cantone. Di per sé non è un problema il fatto che ci sia un terzo della forza lavoro non residente; il problema nasce quando si fa finta di non vedere la tensione sempre più grande sul mercato del lavoro.
Trovate qui gli articoli della settimana:
Ticino: i frontalieri aumentano ancora
Se vi siete persi gli articoli delle scorse settimane, eccoli:
Come si inventano le teorie economiche?
La favola del Cantone Ticino
La povertà in Ticino c’è, eccome
Che cosa sta facendo la Banca Nazionale? Semplicemente il suo lavoro…
AVS 21: un cerotto che fa male. Soprattutto alle donne
Previsioni economiche per la Svizzera: bene, ma non benissimo
120 secondi
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L’Economario – il vocabolario di economia
Vi ricordiamo che il nostro vocabolario di economia vi spiega in parole molto semplici, temi apparentemente complessi e soprattutto perché sono importanti nella nostra vita di tutti i giorni. Inflazione, PIL, consumi, commercio estero, disoccupazione: temi in apparenza complessi che vengono spiegati con parole semplici.
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Ticino: i frontalieri aumentano ancora
Come si inventano le teorie economiche?
La favola del Cantone Ticino
La povertà in Ticino c’è, eccome
Che cosa sta facendo la Banca Nazionale? Semplicemente il suo lavoro…
In attesa di quello che ci riserverà l’economia la prossima settimana, vi auguro una splendida domenica!
Un caro abbraccio,
Amalia Mirante
L’economia con Amalia by Amalia1978