Ieri ero seduto ad una tavolata con alcuni partners e allo stesso tavolo una persona dell’est (zona Russia). Non so come si è arrivati alla discussione, ma quello che ho sentito non mi è piaciuto per nulla. Noi siamo, in particolare i ticinesi, razzisti perché vogliamo cautelare prima i nostri sul posto di lavoro e solo se non si trovano persone con i profili richiesti che siano residenti, con estrema difficoltà reclutiamo stranieri. Non voglio essere delicato e li chiamo rozzamente stranieri. Devo essere onesto che mi sono permesso di ribattere e il risultato è stato un ennesimo ed incalzante sproloquio contro la nostra Nazione, dove mi si è detto che è indecente che uno straniero non possa lavorare liberamente in Svizzera senza sottostare ad alcune (dico io minime) restrizioni. L’esempio è l’Italia, la Spagna e la Germania come i paesi scandinavi, dove, a detta del commensale tutti possono andare liberamente a lavorare senza tante storie, anche a discapito delle persone residenti. Mi sono sentito offeso nel più intimo del mio animo e di sicuro, lo spero, molti non la pensano così. Non ho voluto ribattere più di quel tanto, ma la persona che ci ha dato dei razzisti, abita in Italia, lavora in Ticino (non penso neppure con statuto di frontaliere) e spende in Italia, criticando come tutto da noi sia caro, dove la sanità non funziona e via dicendo. Il risultato è che il pranzo mi è stato indigesto, ho anche ritenuto inutile ribattere in quanto negli occhi di questa persona si vedeva la frustrazione e forse anche gelosia, di come, malgré tout, in Ticino e in Svizzera siamo riusciti, con pazienza e amore per la Nazione (i nostri avi) a creare una Nazione unica al mondo, dove la democrazia vince, dove il sistema sociale funziona e dove ben il 30% di persone residenti (molte volte naturalizzate) vivono e convivono con i nostri modi di essere, integrandosi a meraviglia in un sistema collaudato e da far invidia a tutti. Siamo consapevoli che anche in Svizzera molte cose vanno e devono essere aggiustate, ci mancherebbe altro, che il sistema inizia a fare acqua un po’ ovunque, ma in questo marasma mondiale, noi Svizzeri e Ticinesi siamo l’esempio vivente che anche negli errori si può costruire qualcosa di ottimo: la Svizzera è forse l’unica dimostrazione al mondo dove l’uomo (e donna naturalmente) possono vivere in libertà e costruire qualcosa di bello che non sia solo redditività, ma principi sani e di solidarietà. Chi se ne approfitta del nostro sistema, e ne sfrutta solo i lati a se stessi convenienti (anche molti frontalieri) sono proprio quelle persone che criticano noi, che permettiamo a loro, sacrificando molte volte il residente, di vivere nelle loro Nazioni disastrate, con decoro e con lusso. Queste persone, quelle che ci criticano tanto per criticare, dovrebbero essere coerenti con se stesse; almeno che non ci sfruttino per loro privati scopi. Ma potrebbero vivere se non ci fosse il Ticino, rispett. la Svizzera, nei loro paesi? Forse no, sicuramente no. Mi sono sentito offeso nel mio intimo, e questi atteggiamenti incitano veramente al razzismo, quando il popolo Svizzero e in particolare il Ticinese, in caso di disgrazie e calamità naturali nel resto del mondo ha sempre risposto presente e in misura importante, ben maggiore degli stati toccati da queste calamità.
I commenti li lasciamo agli altri, noi abbiamo già digerito male il pranzo di ieri, ma una certezza ci pervade: queste persone frustrate parlano per invidia e gelosia, imitate dagli statisti di altre Nazioni, e sapere che la bile che riversano su di noi è solo perché nel loro intimo sanno che la Svizzera è ancore forse l’unico baluardo nel mondo dove la solidarietà e il buon senso, assommato ad una politica dei piccoli passi, non gridata (salvo alcune eccezioni che vanno criticate) è unica e sempre lo sarà fintanto che non lasciamo a queste persone di prenderci per mano e condurci al baratro nazionale. E che ci si muova a sostenere “Prima i nostri” e che i politici dimostrino anche da noi maggiore coerenza e non si lascino ingolosire dal facile guadagno girando le spalle ai residenti. Che una classe imprenditoriale ritorni ai valori etici del lavoro, una classe imprenditoriale che ingolosita da guadagni facili, preferisce favorire stranieri anziché il vicino di casa. Questo per dire che anche da noi molte cosine non funzionano, ma comunque in confronto proprio alle nazioni limitrofe siamo messi molto, ma molto meglio e a chi non va bene che siamo la Svizzera esempio mondiale di democrazia e buon senso, facciano pure le valigie e tornino a casa loro, punto e a capo.
E che il primo agosto sia sempre la Festa del rinnovo di quel patto di solidarietà fra i popoli di etnie diverse, la Svizzera che da oltre 700 anni convivono in pace fra di loro, senza guerre e cercando di difendere i veri valori dell’esistenza stessa. Viva la Svizzera e fierissimo di farne parte! (ETC/RB)