(sotto vedi video con uno staccato dell’intervento della signora Scarpaleggia)
Interessante ascoltare i punti di vista di una donna coniugata, con tre figli, CEO – Country manager per IKEA Svizzera. Interessante ascoltare la strategia di questo colosso svedese che ha fatto della parità tra donna e uomo un suo motivo trainante. Se 10 anni fa, nella stessa Ikea nelle 200 posizioni dirigenziali di IKEA vi erano il 4-5% di donne, oggi il rapporto è del 46% di donne. IKEA pensa che l’apporto delle donne sia importante e statisticamente provato che occupare le donne porta benefici anche al PIL. Interessante le osservazioni che portano ancora a pregiudizi sulle dinamiche di occupare le donne, oggi si parla di top manager femminili. Un carattere culturale ancora invasivo che vuole le donne a casa a curare i figli, un sistema di difficile organizzazione nella gestione casa, lavoro, famiglia e ancora poca flessibilità all’interno delle aziende per mettere in condizioni ideali di occupare donne, come flessibilità negli orari, utilizzo di internet per conferenze e vario e altre soluzioni che possano permettere un giusto ed efficace compromesso tra la vita privata e professionale. IKEA, nata in Svezia dove vi è di certo una mentalità più aperta verso le donne, ha adottato una filosofia tale da permettere il massimo benessere e non solo economico, dei propri dipendenti, siano essi uomini e donne. In questa escalation di donne manager, agli uomini pervade un senso di paura, non giustificata per la loro carriera. Semplicemente si ritrovano altri capaci e tenaci concorrenti sulla via della carriera. Questo significa dare pari opportunità concrete alle donne come agli uomini. Il valore stabilizzato di un 50% di donne e uomini, non è imposto con quote obbligatorie, che di certo non porterebbe ai benefici, ma viene regolato dalle capacità individuali delle persone. Ne risulta una percentuale naturale in continua evoluzione e sostituzione affinché queste percentuali vengano rinnovate in maniera naturale garantendone una normale successone. La signora Scarpaleggia è convinta che molte aziende adotteranno nel futuro queste soluzioni, curando e coccolando i propri dipendenti, rendendosi conto che il dipendente che trova il supporto e la possibilità di far combaciare i propri impegni personali a quelli professionali, indipendentemente dall’essere donna o uomo, lavora con maggior entusiasmo portando benefici a se stesso come anche all’azienda. Vede nella Svizzera una Nazione in grado di evolversi in questa dinamica.
Chi scrive, vede questo processo con occhi interessati, ma con alcune difficoltà nella sua realizzazione in tempi brevi. Spetta alla classe aziendale comprendere come questa evoluzione straordinaria possa rendere benefici all’azienda, al personale ma anche a tutta la società civile. Ad una nostra domanda, che spaziava sul mondo del lavoro femminile, non dei manager, ma di manovalanza, il lavoro da svolgere è molto intenso, in quanto ad oggi la manovalanza femminile viene assunta semplicemente, in molti casi, perché si può proporre salari più bassi. Conviene con noi la signora Scarpaleggia che il lavoro da fare è ancora molto ma si dice molto ottimista in quanto questa sarà l’unica via d’uscita per avere nuovamente e in tempi diversi una pace sociale interessante, e creare in questo modo lavoro per tutti a condizioni umanamente interessanti. Questo interessante incontro è stato promosso dalle Camere di commercio Svedese e Ticinese.
Nel video sotto ecco un suo intervento al riguardo durante la conferenza con i giornalisti.