Un altro tema su cui si dibatte parecchio è la sicurezza. La sicurezza spazia dalla polizia, dai furti, dalla circolazione, alle istituzioni e via dicendo, come anche dalla politica di integrazione. Tutti temi che necessitano persona al comando con aperture intellettuali straordinarie dove i temi vari non possono essere risolti con i ricatti e le repressioni. Da anni assistiamo, e noi ne siamo in balia come cittadini senza poter reagire, a uno stato di pseudo-totalitarismo, dove ci vengono propinati ricatti su ricatti sia a noi popolazione ma anche verso Nazioni vicine, per fortuna civili perché se così non fosse ci avrebbero già dichiarato guerra. Sono temi, se poi analizziamo anche la questione dell’integrazione, delicati, che necessitano persone con estrema sensibilità verso le soluzioni proposte. Abbiamo l’impressione che a noi mancano queste persone e chi deve decidere al posto del popolo lo fa con scarsa sensibilità e solo sui temi che fanno presa presso la stampa e basta. Bisognerebbe capire che il mondo non termina solo nel paese in cui si vive, ma che le interazioni sono necessarie per una crescita costante. Oppure ci piacerebbe la coerenza delle persone, che non necessariamente hanno idee che condividiamo, ma che almeno si comportino coerentemente con il mandato ricevuto. Invece ci ritroviamo con una sicurezza che fa acqua da ogni dove, sembra solo che il problema della sicurezza siano i frontalieri, oppure ci troviamo con una circolazione intasata alla quale nessuno vuole veramente trovare una soluzione, se non la repressione dei radar e di una legge atta a perseguire e non a prevenire. Ci troviamo che la vecchietta di 91 viene rapinata in casa propria e non in comuni sulla fascia di confine. Ci ritroviamo che abitanti di alcuni quartieri di comuni vicino al confine debbono organizzarsi privatamente perché la polizia ha un organico ridotto all’osso e quello che c’è è impegnato in repressioni verso gli automobilisti oppure è impiegato in faccende amministrative. Forse il concetto di sicurezza non è fare la voce grossa verso alcune regioni della vicina Penisola con ricatti senza fondamenta, quando i rapporti internazionali vengono gestiti a livello Federale e non da singoli ministri cantonali. Ma importante è apparire e non essere, perché apparire fa applaudire la gente e in particolare in campagna elettorale permette di racimolare quei pochi voti necessari a mantenere la poltrona. Certo, si tratta solo di mantenere la poltrona tutto il resto conta poco. Si deve andare a Berna in parlamento a difendere la ticinesità, ma bisogna andarci e non bisogna ricevere il mandato e poi assentarsi nei momenti importanti. Accusare poi che Berna da 15 anni non capisce i problemi del Ticino è troppo facile. Magari bisognerebbe una volta per tutti esporli o avere il carisma tale da farsi ascoltare. Tutti temi delicati, che vanno affrontati con apertura mentale e non con arroganza politica dell’egocentrismo che appartiene ad alcuni. Il Ticino necessita di persone aperte al mondo, risolute, ma con onestà intellettuale nell’affrontare i temi con la consapevolezza che è meglio perdere le elezioni ma lavorare per la popolazione tutta e non solo per la casta. Ma questo è il mondo e anche il piccolo Ticino non esula da queste dinamiche. Si potrebbe cambiare, sarebbe cosi facile mandare a casa chi per anni ci ha “turlupinato” e va dicendo ad alta voce di aver risolto i problemi dei ticinesi ma la realtà è ben diversa.
Guardiamo i risultati di questi ultimi venti anni e rendiamoci conto di come i nostri attuali governanti hanno rovinato (peggiorato) la qualità di vita dei Ticinesi:
*turismo: persi 1 milione di pernottamenti (investimenti milionari pubblici fini a se stessi)
*circolazione: traffico incontrollato senza una soluzione strutturale
*lavoro: aumento della disoccupazione, in particolare quella giovanile e over 50
*sicurezza: il paese è incontrollato e la criminalità dilaga
*gioventù: una gioventù ai margini della società dove le autorità istituiscono servizi psicologici di cura ma non intervengono nella prevenzione
*qualità di vita in genere: peggiorata sotto ogni aspetto
*sanità: costi sanitari esplosi senza che in venti, diciamo venti anni, si sia trovata uno straccio di soluzione, se non quella del sussidio (che è già qualcosa) ma senza interventi strutturali che possano permettere di trovare le soluzioni a favore di una sanità uguale per tutti a costi accessibili (senza poi perdere parole sui tentativi di tacere errori madornali subiti dai pazienti)
*scuola: siamo ai piedi della scala tra tutti i cantoni della Svizzera. Un corpo insegnante (non generalizziamo) non motivato, una scuola che è da scollante con la società famigliare e lavorativa, un comparto chiuso in se stesso che si autocelebra senza nessuna autocritica.
*aiuto all’economia: i piccoli imprenditori soffrono una mancanza di rete a loro favorevole. L’artigiano che avvia un’attività commerciale si vede confrontato con richieste di autorizzazioni assurde e senza che l’istituto di credito statale (o meglio vicino allo Stato) favorisca questi insediamenti nei vari comuni per contenere il fenomeno dell’esodo di cittadini di prossimità.
E potremmo proseguire con il non-elenco. Ecco ci dicano lor signori, rispetto venti anni fa cosa è migliorato e se i temi che abbiamo elencato sopra hanno trovato soluzioni. Se così fosse confermiamo i nostri governanti, nel caso contrario, noi gente, abbiamo per le mani uno strumento per cambiare rotta, di certo peggio di così non si può per cui non corriamo alcun rischio di peggiorare la situazione, ma forse, la speranza di un lieve miglioramento per la gente tutta e non solo per i centri di potere e le caste. (ETC/rb)
Quanto scritto è quanto si ascolta nei bar, parlando con la gente comune e il compito del giornalismo è proprio quello di disegnare il mondo reale, senza fronzoli, un mondo sconosciuto ai “grandi” per cui inavvicinabile e tanto meno degno di interesse !