Se nel 1870 in America, tale Julia Ward Howe, attivista pacifista e abolizionista, propose di fatto l’istituzione del Mother’s Day for Peace, mentre in Italia il disegno di legge fu proposto nel 1958. Se la mamma, e moglie, fino ancora una ventina d’anni fa viveva il suo ruolo nella famiglia come donna di casa che si occupava delle faccende domestiche, tra cui l’educazione dei figli, questo ruolo ha subito un’inversione di marcia in questi ultimi anni tanto che la mamma rivendica il ruolo di lavoratrice. Possiamo essere concordi o meno con questo nuovo modo in essere della donna, chiamata in carriera o più semplicemente obbligata a lavorare per riuscire a far quadrare i conti in casa, ma di fatto la mamma non è più considerata la donna di casa ma una donna che lavora, vive e si occupa anche della casa. Aiutata in questo suo nuovo ruolo anche dal marito, che si occupa spesso e volentieri di faccende prettamente casalinghe. Questo disegno è lo specchio del mondo che corre più veloce delle nostre metamorfosi, un mondo che non vorremmo ci appartenesse, anche perché di tutta questa situazione, a pagarne le conseguenze saranno poi sempre loro: i figli. Alla luce di queste considerazioni assume maggior importanza il giorno della mamma, da festeggiare e rinnovare giornalmente il rispetto e la vicinanza con cui la mamma e donna svolge più ruoli contemporaneamente senza talvolta neppure lamentarsi. Alla donna è fatto divieto di stancarsi, perché è uso che si occupi di tutto lei. Alla donna viene rimproverato di non seguire abbastanza i figli, ma se la necessità finanziaria impone anche alla donna di lavorare per arrivare a fine mese, e non per avere la pelliccia, il giorno della mamma assume ruolo e tempo ancora più importante rispetto a qualche anno fa. Bisogna pure ricordarsi come la donna e il suo ruolo sia importante e strategicamente prioritario nel gioco dell’equilibrio della nostra società. E non solo, oltre ad essere impegnata su più fronti, la donna, statisticamente, si prende anche tempo per attività in ambito sociale e di volontariato. Come possiamo passare l giornata della festa della mamma senza dedicarle almeno un pensiero. Perché nessuno chiede i regali fantasmagorici, ma almeno un pensiero che ricordi e ringrazia il ruolo della donna e della mamma sia in famiglia che nella nostra società. Auguri a tutte le mamme e un pensiero rivolto a quelle mamme che per cause varie hanno i loro figli nel cuore e non possono accudire alla loro crescita. E magari ai politici chiediamo maggiore sensibilità verso le donne e invece di proporci delle ‘’minchiate colossali’’ nel voler dare indistintamente a tutti un salario minimo, siano essi lavoratori meritevoli che emeriti lazzaroni (queste sono le teorie socialiste dove tutti devo ricevere e non necessariamente dare), sarebbe ora di valutare in tempi brevi un salario o contributo di ca. 1500 fr al mese per i primi sei anni a tutte quelle donne che partorendo, decidono di accudire i loro figli, rinunciando al lavoro e creando come conseguenza tante opportunità lavorative per i giovani. Vorremmo vedere dei passi concreti e spendere soldi laddove necessitano e non spendere miliardi sulle nostre teste per una ventina di inutili aviogetti per controllarci ancora meglio e levarci anche quel poco di privacy a cui vorremmo ambire. I soldi ci sono sempre per temi inutili e per compiacersi all’estero, ora che si spendano per il mercato interno, non ad innaffiatoio ma motivandone socialmente le spese. Ritorneremmo a vedere famiglie unite, mamme felici e un mondo di certo migliore. Ma quando pensiamo che i nostri soldi vengono spesi per asili nido governativi, a favore delle nostre parlamentari, per poter svolgere l’attività politica che hanno scelto loro di intraprendere, previo il fatto che sono tutte libere professioniste e potrebbero assumere loro stesse i costi di una tata (notificandone naturalmente lo stipendio). Se questo è voler favorire le mamme, probabilmente per le mamme quelle vere, quelle che non sono libere professioniste e che devono fare di conto, il futuro sarà sempre più grigio. Noi a queste mamme ci pensiamo, eccome e siamo loro vicine, perché sappiamo le difficoltà di una famiglia normale. Cosa volete pretendere da parlamentari, uomini e donne, che non sanno neppure cosa costano i pannolini, che cerchino soluzioni per le famiglie. Tempo sprecato !!!
Ma non pensiamoci più per oggi e voi mariti, figli, parenti, inneggiate alle vostre mamme e fate che oggi non debbano lavorare ma siano trattate come delle regine. E’ un piccolo segno dovuto, che deve arrivare dal cuore, in segno di riconoscenza del lavoro giornaliero e non retribuito a cui tutte le mamme sono chiamate all’appello.