L’ Aglio Rosso di Nubia o Rosso di Paceco, tipico per il colore rosso porpora delle tuniche dei suoi bulbilli, viene coltivato nei terreni asciutti, scuri e argillosi circondati dalle saline. Ancora oggi la lavorazione avviene secondo le antiche tradizioni: la semina si effettua scrupolosamente a mano, così come la raccolta.
Anche le malerbe vengono estirpate manualmente mentre le concimazioni, i trattamenti fitosanitari e l’uso di diserbanti sono ridotti al minimo e utilizzati solo quando veramente necessari.
Tutto ciò è possibile grazie alle particolari e favorevoli condizioni pedoclimatiche di questa parte di territorio della Sicilia occidentale.
L’Aglio Rosso di Nubia viene coltivato in pieno campo su filari paralleli distanti l’uno dall’altro 60/65 cm. Si semina dal mese di dicembre fino a febbraio inoltrato, a seconda delle condizioni climatiche. La raccolta dei bulbi comincia nei primi giorni del mese di giugno e si protrae per tutto il mese.
Per eseguirla si sfruttano le ore fresche della notte o della mattina in modo che le foglie, essendo più umide, consentano successivamente, il lavoro manuale di intreccio delle piante.
Dal sapiente lavoro di intreccio delle donne Nubiote e Pacecote nasce la Trizza, la treccia. Le Trecce, secondo la tradizione, assemblate in numero di quattro danno origine alla Cucchia che è costituita da cento bulbi, questi ultimi comunemente detti “teste”. Oltre alle trecce possiamo trovarlo in confezioni da tre a sei teste preparate rigorosamente a mano.
Come risulta dalle analisi effettuate dalla Facoltà di Agraria dell’Università di Palermo, l’aglio rosso di Nubia ha un contenuto di allicina nettamente superiore alla media. Questo gli conferisce un sapore particolarmente intenso.
Potreste anche non crederci ma l’aglio rosso è un altro di quei prodotti della terra che quando lo incontrai per la prima volta ne rimasi estasiato. Sono sempre stato un amante dell’aglio, credo che sia uno degli alimenti che in cucina non possano mai mancare e che anche a crudo sia a dir poco straordinario. In Italia se ne trovano di differenti su più territori, da sud a nord, ma quello di Nubia brilla di luce proprio a tutti gli effetti. E’ veramente un grande prodotto e il gruppo dei produttori, non dimentichiamo che stiamo parlando di una produzione piccina, è a dir poco passionario. Incontrai alcuni di loro proprio in fase di raccolta, in campo, a pochi passi dalle storiche e affascinanti saline, e poi li ritrovo sempre al Salone del Gusto di Torino, dove generalmente vendono senza problemi tutto il quantitativo di aglio che portano in Piemonte per l’occasione. Mi piace tagliare gli spicchi dell’aglio a fettine molto fini e adagiarle, per esempio, su della carne di razza piemontese battuta al coltello. Poi aggiungo sale, pepe e quel giusto filo d’olio: anche lui siciliano, di Nocellara del Belice, e via, il mio piatto è pronto alla grande. Il tutto, se volete il top del piacere del gusto, deve essere accompagnato da buon pane fresco e vino corposo, una barbera profumata ma non frizzante. Si certo, qualche residuo di odore d’aglio rimane, ma sarà sufficiente dormire da soli, oppure divedere la gustosa ricetta con chi trascorrerà la notte con voi…odori comuni male non fanno.
Mi raccomando allora, se passate dalle parti di Nubia non dimenticate di passare a prendervi qualche testa d’aglio vi porterete a casa un pizzico di terra trapanese, una delle province con il paniere gastronomico più ricco e saporito d’Italia.