Da anni assistiamo allo stesso fenomeno; intestardirsi a voler far sciare a tutti i costi gli appassionati di questa disciplina carissima che comporta costi enormi per le nostre comunità per far divertire pochi privilegiati. Che attività in montagna siano interessanti e importanti per tutta la popolazione e’ un dato acquisito, ma che si deve spendere milioni a fondo perso per far sciare pochi privilegiati non e’ obbligatorio. Vorremmo che le varie società di gestione ci dicessero esattamente e con trasparenza quanti soldi pubblici vengono iniettati per garantire la funzionalità degli impianti, senza che i responsabili si adoperino per alternative interessanti. Puo’ un Comune che ha per esempio un gettito fiscale di 6 milioni, sopportare per esempio una spesa a fondo perso di ca 400 mila franchi solo per garantire lo sci e la neve. Allora gli impianti invernali devono trovare alternative di attività per tutta la popolazione, non necessariamente legata alla neve e peggio ancora alla neve artificiale che “mangia” tanta energia e bla bla bla.
Se vengono iniettati soldi pubblici, la popolazione ha il diritto di sapere l’uso che se ne fanno con dettagli di spese chiari e precisi e non con cifre contabili ballerine. Lo sanno bene i vari amministratori di impianti che alla luce dei soldi pubblici iniettati, se dichiarati con trasparenza, accadrebbe una mezza rivoluzione e tanta opposizione.
Sciare va bene, ma che i costi di questo sport vengano assunti da chi pratica questo sport e non obbligare tutta la popolazione a contribuire il divertimento di pochi. Nascondersi sempre dietro ai posti di lavoro, molti non certo qualificati, e’ un’operazione non sempre veritiera; se vi sono le alternative di attività in queste stazioni, con molte pratiche non solo sportive, ma culturali, gastronomiche, esplorative, musicali e via dicendo, nessuno si opporrebbe a innaffiare con soldi pubblici queste stazioni, perché sarebbero frequentate da tutti e non solo da alcuni privilegiati.
Da anni sono stati commissionati studi in relazione all’innevamento e tutti questi studi, costati tanti soldi pubblici, sono arrivati alle stesse conclusioni; le stazioni invernali sotto i 2000mlm non hanno nessuna possibilità di sopravvivenza se le attività sono basate solo sulla neve. Se invece le proposte invernali sono variate e alternative alla neve, queste stesse stazioni possono vivere, guadagnare e fare un grande servizio di indotto economico nelle regioni specifiche. Forse un po’ di pulizia varrebbe la pena farla; via vecchi amministratori che non sono stati capaci di riattivarsi con attività alternative, via quegli amministrazioni di stazioni invernali che vengono gestite come loro proprietà (usando soldi degli altri); insomma urge un cambio di velocità, mentalità e di approccio e a tal proposito un operatore turistico dell’alta Valle Maggia lo ha dichiarato con molta onestà; SI DEVE CAMBIARE ATTEGGIAMENTO TURISTICO E SMETTERLA DI VIVERE SUGLI ALLORI E DI RENDITA DI UN PASSATO CHE NON TORNERA’ MAI PIU’.
Se proprio vogliamo puntare anche sullo sci, e ci stà tutto, che si scelgano in Ticino le due stazioni invernali che garantiscono un minimo di innevamento e finanziamo quelle (tra l’altro uno studio di dieci anni fa già era arrivato a queste conclusioni, poi come sappiamo tutti la politica non vuole scontentare nessuno ,,,)
Siamo convinti che un cambio di passo sarebbe visto in ottimo modo da tutta la popolazione e nessuno obietterebbe se lo Stato finanziasse queste nuove stazioni globali. Economia va bene, ma giustificare l’ingiustificabile per compiacere a pochi non e’ piu’ accettabile. (ETC/rb)
(noi sappiamo di molte imprecisioni che ci vengono comunicate ufficialmente)