In ormai un buon numero di sedi scolastiche vi sono allievi (asintomatici) costretti alla quarantena presso il proprio domicilio in quanto il Coronavirus avrebbe colpito un proprio famigliare. La scuola, però, in queste situazioni, non fornisce la possibilità agli studenti di seguire le lezioni a distanza: questa opportunità è garantita, infatti, solamente quando è tutta la classe a finire in quarantena. Si tratta di una situazione che, ovviamente, crea difficoltà agli studenti che non possono seguire i normali corsi nemmeno con l’ausilio degli strumenti informatici di videoconferenza e che quindi rappresenta una forma di discriminazione rispetto ai propri compagni di classe che godono della scuola in presenza.
Ad aggravare la situazione ci risultano poi anche alcuni casi di allievi che, pur non essendo malati e nemmeno soggetti a quarantena obbligatoria, di fatto sono costretti a rinunciare a frequentare la scuola in presenza, abitando con familiari appartenenti alle categorie particolarmente a rischio e che temono di contagiare.
Dalle informazioni raccolte dal Sindacato indipendente degli studenti e apprendisti (SISA) ciò sarebbe ostacolato – o per meglio dire: “non autorizzato!” – in modo unanime sia dalla Sezione dell’insegnamento medio superiore sia dal Collegio dei Direttori delle Scuole medie superiori.
Le motivazioni addotte per il diniego e raccolte lo scorso 5 novembre dal sindacato sono le seguenti:
• “aspetti tecnici irrisolti”;
• “componenti delicate di natura didattica”;
• “difficoltà organizzative”;
• “difficoltà a unire due didattiche differenti (quella a distanza e quella in presenza)”.
Premettendo che la scuola in presenza è, anche a nostro avviso, insostituibile, risulta evidente che finché questa pandemia continuerà bisogna pur offrire delle soluzioni per evitare che singoli allievi perdano troppe lezioni, accumulando ritardi che possono anche rivelarsi pesanti nel proprio percorso formativo.
Rivolgiamo quindi al Consiglio di Stato le seguenti domande:
1. Per quale motivo un insegnante non potrebbe tenere acceso il computer con il microfono e la videocamera oppure lo schermo condiviso (per le presentazioni PowerPoint)? Perlomeno – vista l’obiezione relativa alle diverse modalità didattiche – nell’ambito di una lezione cosiddetta “frontale”? Quali sono le difficoltà organizzative riscontrate concretamente?
2. Chiediamo di conoscere nel dettaglio:
a) quali sono gli “aspetti tecnici irrisolti” (presumiamo relativi all’ambito informatico);
b) quali sono le “componenti delicate di natura didattica” che impediscono di allestire questa soluzione.
3. Siamo consapevoli che ogni allievo in quarantena viene contattato dalla scuola e che i docenti sono invitati a caricare sulla piattaforma di e-learning il materiale didattico utile al recupero, ci pare tuttavia che di fronte all’aumento dei contagi e delle quarantene il disagio aumenti e forme ibride vadano tenute in considerazione. Come si sta preparando il DECS?
Massimiliano Ay e Lea Ferrari