Recentemente il Gran Consiglio ha adottato un pacchetto di misure atte a incentivare la formazione delle giovani e dei giovani ticinesi nell’ambito sanitario. Si tratta del cosiddetto Piano PRO SAN 2021-2024, un ambizioso piano di intervento nel settore della formazione sociosanitaria con 7 misure che vanno a rafforzare ed ampliare l’impegno del nostro Cantone in questo importante e fondamentale ambito.
Durante la recente pandemia il nostro Cantone si è tra le altre cose accorto di come sia rischioso dipendere dall’estero per il personale sanitario. Uno dei rischi, fortunatamente scongiurato, paventato nella fase acuta della crisi sanitaria, è stato l’eventuale impedimento per il personale frontaliere impiegato nelle nostre strutture di cura di recarsi fisicamente sul posto di lavoro in Svizzera; vuoi per le limitazioni alla mobilità applicate e applicabili in generale, vuoi per l’oggettiva necessità di disporre di medici e infermieri sul territorio lombardo e delle altre regioni di frontiera, che avrebbe potuto indurre le autorità italiane a precettare i propri cittadini impedendo loro di recarsi in Svizzera.
È pertanto di assoluta importanza prevenire che rischi del genere possano ripetersi in futuro. Ora, il citato Piano PRO SAN va certamente nella giusta direzione. In passato, altre regole inizialmente adottate per altri motivi, contribuiscono oggi a rafforzare l’assunzione di personale residente nelle strutture dell’EOC, riducendo quindi i rischi di cui sopra.
In effetti l’art. 8 della Legge sull’EOC prevede che: “Nell’assunzione del personale, l’EOC, a parità di requisiti e qualifiche e salvaguardando gli obiettivi aziendali, dà la precedenza alle persone residenti, purché idonee a occupare il posto di lavoro offerto.
Tenuto conto di quanto indicato, sarebbe dunque utile che, oltre all’applicazione del citato articolo alle nuove assunzioni, si procedesse ad esaminare la situazione del personale attuale per comprendere se vi sono i presupposti per cui almeno una parte del personale frontaliere sia perlomeno disposto a valutare, a determinate condizioni, il trasferimento della residenza in Ticino, consapevoli che la differenza del costo della vita in Italia rappresenta certamente un fattore molto importante. Ciò permetterebbe di capire, anche nell’ambito dell’attuazione del citato Piano PRO SAN, quali interventi regolatori possano eventualmente contribuire a rendere maggiormente attrattivo il trasferimento della residenza.
Inoltre, disporre di una maggior quota di personale residente avrebbe effetti positivi anche a livello di consumi locali, di riduzione del traffico, di introiti fiscali e dell’occupazione degli alloggi.
Tutto ciò premesso, si chiede al Consiglio di Stato:
1. È disposto a chiedere all’EOC, anche per il tramite del proprio rappresentante nel CdA, un rapporto sull’applicazione sino ad oggi dell’art. 8 della Legge sull’EOC che sancisce la preferenza ai residenti?
2. È disposto a chiedere all’EOC di sondare presso il proprio personale frontaliere, se vi è una disponibilità di principio a trasferire la propria residenza in Ticino e/o quali condizioni dovrebbero essere realizzate affinché ciò potesse perlomeno essere preso in considerazione, e di valutare se il settore sanitario privato, pur non essendo regolato dalla medesima normativa può essere coinvolto a sostegno per il raggiungimento dell’obiettivo?
3. È disposto a chiedere all’EOC di farsi parte attiva e di favorire il reperimento di alloggio, di sistemazione per l’istruzione e/o dell’accudimento degli eventuali figli e di assistere i propri impiegati nelle prassi amministrative legate al trasferimento?
4. Chiediamo al Consiglio di Stato di fornirci, circa i dipendenti EOC, quanti permessi B o C, negli ultimi 5 anni, sono stati trasformati in permessi G.
Sabrina Gendotti,
Cristina Maderni, Samantha Bourgoin, Fabrizio Garbani Nerini, Sergio Morisoli