Interpellanza al Municipio di Bellinzona
Quanto sono costate le procedure intimidatorie e un po’ fascistoidelle intentate contro le giornaliste RSI?
Il 9 giugno 2020, la RSI ha diffuso nell’ambito della trasmissione televisiva “Il Quotidiano” un servizio, dalla durata di 10 minuti e 45 secondi, intitolato “Il virus in casa anziani” dedicato al tema dei decessi per Covid-19 nella casa per anziani di Sementina dove si è registrata una delle più alte concentrazioni di decessi e di contagi da Covid-19.
Il 10 giugno 2020, la RSI ha diffuso nell’ambito della trasmissione radiofonica “Modem” delle 8:30, il seguito del servizio del “Il Quotidiano” del giorno precedente intitolato “Un dramma che non dà pace” concernente il dramma del Covid-19 nella casa di Sementina dove sono deceduti 21 anziani per coronavirus, un numero altissimo per una struttura che ospitava un’ottantina di persone.
Nella prima parte dell’edizione di “Modem”, di una durata di circa 24 minuti e 25 secondi, è stato mandato in onda un servizio che ha ripreso le stesse testimonianze del servizio del “Il Quotidiano” del giorno precedente, completato da altre interviste, tra cui ad un dipendente e alla direttrice sanitaria della casa per anziani di Sementina.
Davanti a quell’ottimo e coraggioso servizio giornalistico, il Municipio si è ribellato attaccando le giornaliste per la via giudiziaria e disciplinare, accusandole nientemeno di violazione del principio costituzionale della dignità umana.
L’intenzione del Municipio era ovviamente quella di tappare la bocca alle giovani giornaliste intimidendole.
Infatti qualsiasi studente di diritto al primo semestre sa che simili procedure sono perse di partenza, perché la Costituzione svizzera e la Convenzione Europea dei Diritto dell’Uomo tutelano la libertà di stampa, alla quale conferiscono il preciso dovere di sorvegliare il potere politico.
Il Municipio, farcito eccellenti avvocati, era fino dall’inizio cosciente che avrebbe perso su tutta la linea, ragione per la quale non si può non vedere il carattere fascistoidello di queste procedure, indegne di un Paese democratico.
Malgrado tutto ciò, il Municipio è passato ai fatti, presentando ben tre ricorsi.
Il primo a nome del municipio
Il secondo lo ha fatto firmare al direttore del Settore anziani comunale Silvano Morisoli
E il terzo lo ha fatto firmare alla direttrice sanitaria Elena Mosconi Monighetti.
Questi ricorsi sono stati seccamente condannati dall’Autorità di ricorso in materia radiotelevisiva.
Non pago della chiara sconfitta, il Municipio ha avuto ancora il coraggio di scomodare l’Alto Tribunale Federale di Losanna, rimediando l’ennesima figuraccia.
Ovviamente tutte queste manovre hanno comportato costi importanti e l’impegno di notevoli risorse umane, ovviamente pagati dal cittadino contribuente.
Per questi motivi chiediamo al Municipio della Città di Bellinzona
Quali e quante procedure giudiziarie, penali amministrative disciplinari contro i servizi RSI e le giornaliste che li hanno realizzati sono state promosse?
Come è stato l’iter esatto di tutti i tre (o più) ricorsi intentati davanti all’Autorità di ricorso in materia radiotelevisiva, e davanti al Tribunale federale?
La direttrice sanitaria Elena Mosconi Monighetti e il Direttore generale Silvano Morisoli hanno pagato loro le spese di patrocinio, giudiziarie e le ripetibili, oppure gliele ha regalate il Municipio?
Per queste procedure è stato ingaggiato un avvocato o un consigliere esterno?
Se si chi era o chi erano?
Se si quanto sono stati pagati e chi ha assunto i costi?
Indipendentemente da un eventuale supporto esterno, quanto sono costate tutte queste procedure in termini di risorse umane e costi amministrativi?
Il Municipio non è obbligato a chiedere l’autorizzazione del Consiglio comunale per stare in lite?
Il Municipio non ritiene di doversi scusare con la RSI per le incaute procedure che hanno disonorato la libertà di stampa democraticamente garantita?
Gruppo Lega-UDC
Tuto Rossi
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