Oggi, 9 dicembre 2015 è capitato quello che tutti sapevamo capitasse. La nostra redazione non è mai intervenuta sul cammino di avvicinamento del candidato ticinese Normann Gobbi e non lo farà neppure adesso. Le nostre sono considerazioni logiche da osservatori di cosa succede in Ticino e cosa è capitato a Berna. L’UDC è un partito di maggioranza, che strategicamente ha capito fosse interessante fare un Ticket tri-linguistico per illudere il Ticino che UDC è vicina al Ticino. Adocchiato il candidato che potesse aderire a questa richiesta, diciamo al gioco al massacro, ecco che gli si è chiesto in fretta e furia di lasciare una casacca da 20 anni per vestirne subito un’altra per poter eventualmente sedere nella poltrona del CF. Brutta immagine di poco idealismo ma di rincorsa al potere, esattamente come tutti gli altri candidati dei diversi partiti. Inutile che ci si nasconde dietro ad un dito, il candidato Ticinese è stato supportato da anni da un domenicale che, a torto o a ragione, ha espresso sempre la sua poca considerazione per le poltrone federali, insultandole e ridicolizzandole in maniera poco ortodossa. E’ evidente che a Berna di queste prese di posizione non si sono dimenticati, sebbene il candidato abbia dimostrato alte competenze e capacità tanto da aver raggiunto un consenso con 50 voti, che è il numero di voti più alto ottenuto da ogni candidato Ticinese da 16 anni a questa parte. Rimane un’amarezza verso un partito che inneggia la democrazia ma che impone un ticket e dichiara che se una persona sarà eletta al di fuori dal ticket verrà espulsa dal partito. In un contesto Svizzero dove la democrazia ha sempre vinto questa forzatura ha fatto arricciare il naso a molti parlamentari. E’ evidente che Aesch, essendo il delfino di Blocher, incute qualche timore, come le prese di posizione leghista incute gli stessi timori per non dire paure, resta dunque Parmelin, tranquillo e filone, senza aver mai preso posizioni forze. La partita si giocherà dal terzo turno in poi dove i giochi saranno a due ed è da qui che scaturirà il settimo consigliere federale.
Se nel primo turno si è voluto premiare le competenze di Gobbi dal secondo turno i giochi stanno seguendo la logica delle cose, tanto che Gobbi dai 50 voti del primo turno è sceso ai 30 nel secondo turno distanziato di parecchio dai due che vanno (lo si dubitava) su una strada maestra per lasciare, e chi ne dubitava, il Ticino fuori dalla finestra. Dimostrazione di come l’UDC ci abbia preso in giro e neppure la Lega, lusingata da tanto onore, lo abbia capito. A Parmelin in questo secondo turno sono mancati solo 3 voti per raggiungere la maggioranza relativa, segno che lui un piede nella stanza dei bottoni lo ha messo già ora.
Il terzo turno ha sancito l’elezione del 7 consigliere federale nella persona di Guy Parmelin del canton Vaud con voti 138 contro Aesci (88) e Gobbi (11 ) e così noi ticinesi illusi (ma non troppo per chi capisce le strategie) ce ne torniamo mesti a casa con la consapevolezza che comunque il Ticino ha avuto una buona e competente visibilità e questo lo dobbiamo di certo a Normann Gobbi (non al suo movimento).
Merito di Norman Gobbi come persona, di aver mostrato le sue competenze e aver perorato la causa di un Ticino che merita al più presto di un seggio in CF.
Note negative dai due ticinesi capigruppo che in occasione del loro intervento si sono espressi in tedesco, francese e solo Lombardi ha detto qualche misera parola in italiano. E questi sono i parlamentari che ci inviano regolarmente comunicati sottolineando la poca incisività dell’italiano. Ma se loro stessi usano il tedesco per esprimersi…. Come dice il neo consigliere Nazionale UDC, ora non bastano più le carezze ma bisogna iniziare a concretizzare per portare finalmente un candidato in CF