Una storia lunga di secoli? No, assolutamente no. Gallura, nord est Sardegna, anni 60, diciamo 1962 proprio l’anno in cui l’Aga Khan si accorge della bellezza della costa di quella parte di terra sarda e decide di investire tanto, tanto denaro. L’attuale Costa Smeralda è selvaggia e incontaminata, maledettamente bella e affascinante ma, al contempo, dura e spietata per chi ci vive; in particolare per i pastori. Il foraggio è poco e la siccità di certo non aiuta. A Monti di Mola, oggi Porto Cervo, ci sono il piccolo e il grande Pevero; sono due spiagge e di fronte a loro, in mezzo la mare, le piccole isole Nibani: gli abitanti del posto le chiamano “Lininbani”. Da tempo, con l’arrivo della primavera, va in scena una sorta di transumanza di mare.

Sugli isolotti c’è nutrimento per le bovine di razza sarda, per le capre e per le pecore. Però, se per quest’ultime il trasferimento è più snello, per ovvi motivi di peso e grandezza, per le vacche è decisamente più impegnativo. Ma le vacche nuotano! Allora si usano delle barchette, a bordo un rematore e altri uomini, uno di loro tiene delle funi, alle funi sono legate per le corna le bovine. Si deve passare da una cala stretta per agevolare l’ingresso in acqua agli animali e, a due a due, nuotando, le si mette in condizione di raggiungere la mangiatoia naturale. Le capre e le pecore vengono caricate direttamente sulle barche. Le vacche sono autoctone, di razza sarda e, rispetto alle bovine che siamo abituati a vedere normalmente oggi, sono più piccole per dimensioni e peso. Oggi di questi animali se ne contano ancora pochi capi, gli incroci e le selezioni hanno modificato quasi totalmente la situazione dei bovini da carne in Sardegna. Ho citato gli anni 60 ma chissà da quanto tempo si pratica questa forma di alpeggio di mare, di sicuro possiamo dire che è storia recente, consumatasi soltanto con la fine degli anni 70. A raccontarmela, durante un viaggio di lavoro in Gallura, è Gabriele Palitta un giovane allevatore di soli 35 anni; l’ha appresa da sua mamma che ricorda tutto perfettamente in quanto, di conseguenza, suo padre, non solo era uno dei pastori di allora, ma anche il proprietario, con la famiglia, delle piccole isole. Isole che, come l’intera costa, vennero vendute in quel preciso periodo storico. Si dice che in quegli anni i Sardi Vendessero pietre per milioni. Oggi Gabriele fa parte di un bel gruppo di allevatori galluresi che lavorano con la razza Charolaise in selezione. E’ una delle razze francesi più famose e su questo lembo di Sardegna si è ambientata benissimo per via della sua morfologia e rusticità. Lavorare in selezione significa crescere e preparare animali destinati ad altri centri per il miglioramento della razza. Gabriele, nel suo allevamento posto sul territorio del comune di Olbia, ha dei capi molto belli ed è indubbiamente un grande appassionato del suo lavoro. Appassionato come Michele Filigheddu, allevatore di Arzachena e Mario Pittorru che i pascoli li ha dislocati su più comuni ma è di Calangianus. Anche per loro due si parla sempre di selezione di Charolaise e di capi bellissimi. Ma è anche doveroso da parte mia ricordare che in Gallura non mancano allevatori di un’altra nota razza francese: la Limousine. Sono dunque cambiati tanti aspetti del settore bovino gallurese dai tempi degli animali sulle isole ai giorni nostri, in questi anni sono trascorsi momenti sereni e altri bui, è ancora vivo il triste ricordo di qualche tempo fa della blue tongue (febbre catarrale) e dei tanti danni subiti, ma è rimasta la forte voglia di lavorare bene e con serietà. Di recente molti capi, sapientemente selezionati. hanno lasciato la Francia per raggiungere i miei amici sardi, e questo grazie anche all’aiuto delle istituzioni che di comune accordo con il comparto hanno espresso la volontà di vedere il settore riprendere al più presto la posizione che gli compete. Buon lavoro a tutti dunque e, per pura curiosità, nel 1962 io: nato sono!!!
Fabrizio Salce