Questo nostro articolo è stato inserito nella rassegna stampa sul sito della SSR – Corsi: http://www.corsi-rsi.ch/Documenti/Rassegna-stampa-CORSI/Rassegna-2017 (ne siamo onorati)
Web, carta e servizio pubblico, dove stà andando il giornalismo? Un dibattito svoltosi nello studio 2 della RSI a Besso il 10 novembre 2017. Una domanda importante alla quale il direttore Mario Calabresi, assieme a Reto Ceschi, resp. Informazione RSI e il dir. de la Regione Matteo Caratti. Evidente che l’intervento di Calabresi è stato calibrato e dettagliato, spiegando le difficoltà di fare giornalismo di qualità, in uno Stato dove gli abbonamenti sono a zero causa un servizio postale non efficiente. Sentire poi le osservazioni del dir. Calabresi in generale è stato una fonte di tantissime riflessioni. Un giornalismo di qualità non può essere gratuito, perché per redigere un articolo professionale necessita di approfondimenti e quant’altro che al giornale costano oneri importanti. Svendere questa professionalità sarebbe sbagliato.
Pure l’intervento di Reto Ceschi ha portato parecchi spunti di riflessione, come per esempio la difficoltà di far capire ai giovanissimi e giovani che non tutto può essere gratuito e che ricevere informazioni è un gesto semplice, specie sul Web, ma dietro vi è un’organizzazione importante. Se invece si vuole svilire il giornalismo, ci si ritroverà ad avere “spazzatura” che serve solo a stimolare le pubblicità, perché le tre SSS sono ancora temi di presa: sensi, soldi e sangue. Chiaro che l’esperienza del direttore Caratti della Regione è ben diversa, vuoi per il contesto in cui opera e per i numeri che acutizzano ancora di più le difficoltà. Interessante la prima osservazione di Calabresi che afferma come il giornalismo sia cambiato: bisogna porre al centro del paese il lettore e cosa si aspetta da un giornale scritto anziché digitale e da queste indagini agire di conseguenza. La prima osservazione, e a noi piace tremendamente in quanto è stata adottata per il prossimo numero di ETiCinforma Paper , è quella di usare caratteri più grandi e spaziati, perché i caratteri piccoli sono sempre meno apprezzati. Ma mettere al centro del paese il lettore è una questione di vita e di morte. Il giornalista non è più come il prete ai tempi, incontestabile , ma invece grazie anche ai social ogni pensiero di ognuno e pubblicato può venire impugnato e ridiscusso. La sensibilità verso il mondo esterno è prioritaria e forse, nel marasma generale delle informazioni, il lettore cerca degli approfondimenti sulla base dei prossimi interessi personali. Ecco un’altra osservazione importante: il giornale scritto non deve più scrivere il fatto fine a se stante, questo lo fanno i digitali, ma se vuole suscitare ancora interessi dovrà scrivere il perché di questi fatti, approfondire, indagare e dare quegli imput necessari a capire le situazioni. Bisognerà far capire a tutti che questi approfondimenti costano energie e soldi a chi le fa e pertanto si dovrà corrispondere un costo per poterne fruire.
Il giornalismo di qualità non può essere gratuito. Ma attenzione noi ticinesi a non fare i soliti provincialotti e capire solo ciò che desideriamo capire. A pagamento, ma poi bisogna offrire un prodotto di assoluta qualità. Chiaro è che la televisione vive una stagione interessante, dove evidentemente anche in questo ambito le risorse economiche sono sempre minori e la richiesta di programmazione sempre maggiore. Reto Ceschi ha affermato una grande verità: bisogna accorgersi ora che le cose stanno cambiando per intervenire subito e non aspettare che vi sia il tracollo per poi cercare di rientrare. Quando le cose vanno ancora relativamente bene, bisogna intervenire subito per pianificare una ripartenza su basi nuove e adattate alle necessità dell’utente. Il giornale e il giornalismo è fatto per il lettore e non per incensare il giornalista.
Interessante anche lo spunto della Mocca, la caffettiera storica che anche i nostri genitori usavano. Costa 10 euro ed è prodotta sul lago Maggiore, versante italiano. Poi sono arrivate le imitazioni cinesi della Mocca a 3 euro. Si rompono subito, sono di qualità infima e la gente corre verso il prodotto economico, non rendendosi conto che con questo atteggiamento si indebolisce l’industria locale mettendo a rischio posti di lavoro. Ma sono molti altri gli spunti che ci sono stati mandati come input perché fare giornalismo è bellissimo, ma deve essere fatto con professionalità e onestà intellettuale. Una serata molto positiva, contestualizzata in campagna elettorale dove viene messo in dubbio il finanziamento obbligatorio tramite Billag, ma che ha permesso di capire che il giornalismo, come ogni altra attività cambia molto velocemente e spetta agli editori e giornalisti essere capaci di prenderne le misure adattandosi…
Foto di David Schnell e testo di Roberto Bosia/ETiCinforma.ch