Si presume, visto le liste e i nominativi come anche gli impatti verso l’esterno, che nel prossimo governo ticinese le donne saranno escluse. Per volontà democratica dei cittadini e forse anche per una punta di malcelato maschilismo dei vertici dirigenziali dei partiti. Ce ne vengono in mente alcune, Mirante Amalia, Merlo Tamara, Alda Fogliani, Ferrara Micocci Natalia. Quelle che stanno dimostrando di tenere bene i confronti. Ma il problema va a monte. Analizziamo le liste proposte dai vari partiti; PLR e PPD una donna su cinque, Socialisti e Verdi due donne su cinque in lizza, lega una su cinque, MontagnaViva una su tre. Pochissime alternative agli uomini. Poi si creano i Forum 54, dove si rivendica la parità di trattamento, prima ancora che di stipendio. Abbiamo l’impressione che i partiti sono talmente impegnati nelle loro battaglie per cercare di almeno mantenere le posizioni, che pensano che le donne non sono all’altezza della situazione. Visto che non ci hanno pensato gli organi dirigenti del partito, e a volte hanno messo in lista alcune donne per sentirsi in pace con se stessi, dobbiamo pensare noi elettori a smentire le direttive dei partiti, che con bigini vari e altri mezzucci poco etici, sono quelle di votare candidati uomini. Un governo senza una presenza femminile forte e sensibile è come un corpo umano monco di arto di primaria importanza. Non si pensi che gradiremmo un governo con comunque una donna solo perché tale. Gradiremmo un governo con una donna capace che porti quella sensibilità particolare che a noi uomini è sconosciuta. Agli elettori di aggiustare il tiro sbagliato che le dirigenze dei partiti non hanno voluto seguire. (ETC/RB)
Nella foto la candidata al Consiglio di Stato Alda Fogliani per MontagnaViva