Non siamo quasi mai intervenuti sul tema, sebbene eravamo contrari ad un finanziamento ad innaffiatoio che favoriva i quotidiani, anziché le piccole riviste, e solo in Ticino ve ne sono una miriade. Quando si parla di finanziamento pubblico della stampa, troppe sono le sfumature che danno adito unicamente ad interpretare come sovvenzioni a fondo perso. A noi il finanziamento pubblico fa sempre un po’ paura, ma se finanziamento pubblico deve essere che sia erogato con logica e tenendo presente tutte le realtà mediatiche sul territorio. Quando poi si versano soldi pubblici, lo Stato dovrebbe verificare che questi soldi siano usati effettivamente per migliorare la qualità dell’informazione, rendendola sempre più libera e meno manipolata da grossi gruppi di potere economici. Leggiamo un giornale, qualsiasi, guardiamo i loro sponsor, quelli importanti e comprendiamo dove questi stessi media non andranno mai ad insabbiarsi in temi poco affini ai loro sponsor. L’informazione, di fondo in particolare, non dovrebbe mai seguire le logiche dell’economia ma la logica del pensiero libero, che possiamo condividere o meno, ma libero. Ogni finanziamento pubblico deve essere precluso a chi accetta paginate pubblicitarie da ditte provenienti oltre confine, incitando in siffatta maniera la popolazione a recarsi oltre confine a fare la spesa, mettendo ancora più in difficoltà, semmai non lo sono già, i commerci locali. Noi siamo per la coerenza dell’azione e per la libertà del pensiero, anche se questo va a colpire chi ci finanzia. Il tutto naturalmente mantenendo i toni dell’educazione. Sentire e leggere di articoli di direttori di testate che velatamente accusano la popolazione del malessere dei giornali perché hanno votato contro al finanziamento pubblico della stampa, fa male e mette in cattiva luce le vere intenzioni di chi vuole il finanziamento pubblico dei giornali. Proviamo una volta a finanziare, con piccole somme, quelle riviste piccole che veramente non hanno i mezzi per autofinanziarsi come i quotidiani o i media pubblici e vedremo le reazioni dei cosiddetti “grandi”. I piccoli, proprio per i pochi mezzi economici a disposizione, percepiscono l’informazione e il pensiero come vera espressione artistica, non legata a mere calcolazioni economiche, ma ad espressione libera del proprio pensiero, dando alla popolazioni punti di vista differenti, permettendo ai lettori di farsi un’opinione, che non sia quella imposta dai grandi media. (ETC/RB)