La massoneria influenza di nascosto politica, economia e televisione. Lo Stato sostiene le logge segrete all’insaputa del contribuente. Politici, banchieri, medici, architetti, imprenditori, poliziotti, giornalisti. Si aiutano come fratelli per accedere ai posti chiave e si arricchiscono a spese del contribuente. Per essere massone bisogna pagare molti soldi. Ogni loggia ha un fondo di solidarietà, dove i “fratelli” (così si chiamano i massoni tra di loro) versano l’1% del reddito. Devono poi contribuire con una donazione personale libera. Ecco cosa leggiamo su un sito in internet dal nome: http://www.italysoft.com/curios/hot/lugano/piovra.html
Leggiamo su un media online ticinese che secondo i rappresentanti di tutte le correnti politiche ticinesi, non è un problema che un candidato sia massone, ma dovrebbe dichiararlo. E su questa linea sono tutti i dirigenti dei partiti di destra come di sinistra.
Per addolcire la ‘’pillola’’ i partiti dichiarano che ci vuole più trasparenza. Allora essere massoni va bene. Se la definizione di cui sopra è quella che definisce la massoneria, alla popolazione in generale non può andare bene che un dirigente politico in qualsiasi grado ed ordine deve dichiarare di non appartenere, e di non avere alcun legame, con la massoneria o altre associazioni che tendono agli stessi fini. Sullo stesso link citato sopra potrete anche vedere chi ne faceva parte ai tempi dell’inchiesta mascherata del 2000.
Pietro Righetti
Non sono d’accordo con questo articolo, che ritengo poco pragmatico.
Il problema non è la Massoneria o altre congregazioni, ma il Ticino e il ticinese che ha fatto suoi tutti i difetti del Nord e del Sud senza aver approfittato di alcun pregio.
La Massoneria è una scelta di vita e non di loschi affari. Quelli si possono trattare e sono pure trattati sulla tribuna VIP delle piste di Hockey o dei campi di calcio. Alle cene del Lyons, Rotary, Kywanis o dei tanti comitati sportivi e non del Cantone.
Al ticinese intriga l’inciuccio e come al solito lo demonizza per non far ricadere la colpa su se stesso; tutto qua.