Leggendo l’articolo con le dichiarazioni del pres. Di GastroTicino che esortava i politici a chinarsi sul tema grotti, ci si è aperto il cuore, perché finalmente vediamo che il tema a noi caro viene almeno trattato. Che poi le reazioni di alcuni ristoratori siano di non volere l’elemosina, è un altro discorso. Noi abbiamo sempre pensato a grotti veri, quelli dei tre mesi in estate dove non si beve Coca e non si mangiano spiedini di gamberi, tanto per capire di cosa parliamo. La ticinesità va mantenuta e siamo tutti coscienti che il grotto vero, quello che ha fatto di noi la storia della nostranità, difficilmente potrà camminare con le proprie gambe. Per cui o si interviene a salvaguardare il nostro patrimonio eno-gastornomico nostrano o ci condanneremo a vedere grotti gestiti da personale che nulla sa di tradizioni e che serviranno se tutto va bene, salumeria dei loro paesi, andando a distruggere una tradizione secolare. E considerato che soldi per tutto e per di più di tutto ci sono, varrebbe la pena che finalmente i soldi pubblici venissero deviati laddove vi è una vera necessità ! Inutile investire in un mercato “fantasma” quando concretamente dovremmo avere il dovere di sostenere chi con sacrificio cura il territorio e le tradizioni. Addirittura in tempi non sospetti noi scrivevamo che bisognerebbe obbligare i grotti ad applicare prezzi concorrenziali al mercato EURO, e compensare per un periodo di prova di tre anni, la differenza rapportata al nostro costo della vita con contributi (non sussidi) statali. Ma questa forse è ancora musica del futuro; i nostri politici investono miliardi solo nelle Sart Up e nelle nuove tecnologie. Ma questi tecnici di queste aziende mega informatizzate, sanno ancora cosa sia un salama da mazza nostrana? (ETC/rb)