Per iniziare ad essere oggettivamente comprensivi bisogna uscire dalla logica che la politica ha della sua politica e quando la stessa vuole chiudere tutto e che emette direttive derivante dalla sua incapacità di conoscere il tema, tutto diventa approssimazione e poco chiaro mettendo nella gente il terrore e l’ansia di un qualcosa di insaputo o che tale vuole che si pensi.In questo contesto la logica della politica vorrebbe fare che le logiche di economia e di sanità siano alternate, ma se non si riesce a capire che queste due logiche debbano procedere con parallelismo concreto, si rischia, o meglio lo si è già intrapreso, di camminare su un percorso falso che ci porterà a favorire una rispetto l’altra. Ma non è possibile che la nostra politica, piccola e provinciale, non abbia ancora capito, o non voglia capire, come ci si sia già avviati verso lo sfacio della società economica e ergo pure quella dei valori umani.
E’ ora di finirla, cari politici e medici, di criminalizzare la popolazione se ogni tanto non rispetta alla lettera certe direttive che neppure sono rispettate da chi ce le propina come saggia e unica verità. E quando la politica inizia con terrorizzare la gente significa che la politica stessa ha fallito il suo mandato e non riesce neppure a tenere sotto controllo la situazione. Siamo in questa fase, di completa anarchia dispotica di un governo che, forse in buona fede, non sa cosa decidere perché ha le mani legate con certi gruppi economici potenti, che dettano le regole della pandemia, non certo in maniera disinteressata.
Forse il tutto va riportato con una provocazione che a molti ha fatto rizzare il naso: durante il lookdown come mai il governo ha corrisposto l’80% del salario per i dipendenti di aziende private, mentre ai suoi dipendenti ha continuato a elargire il salario intero senza neppure porsi qualche domanda di giustizia sociale. E’ difficile chiedere sacrifici continui a chi da una vita fa con difficoltà l’operaio o il datore di lavoro piccolo quando gli stessi vedono come a una classe di privilegiati non si chiede il minimo sacrificio.
Alla luce di quanto e delle contraddizioni di un Governo in balia dei fatti, mi chiedo quale sia la massima ambizione di un 1/3 dei ticinesi forza lavoro: essere dipendenti statali in quanto il rimanente terzo di ticinesi lo è già e l’ulteriore terzo è manodopera non residente, dunque a basso costo.
In questa situazione non vediamo nulla di buono e le prospettive saranno solo nere. Dovremmo tutti fare un passo indietro e cercare la condivisione ad un problema che forse non è un problema, ma una caccia alle streghe di un qualcosa che mi sfugge e non ho ancora capito.
Alla luce di questo da buon cittadino ubbidisco alle più inusitate direttive senza pertanto condividerle. Ma il fatto che penso mi mette in luce verso i governanti come non così buon cittadino. Oggi anche pensare si fa torto.
ETC/rb