L’Organizzazione per il lavoro in Ticino (TiSin) ritiene che dal profilo economico e sociale le vere vittime del coronavirus rischiano di essere i lavoratori e le lavoratrici dei settori più deboli, le piccole imprese e gli artigiani, i fornitori indipendenti di prestazioni e servizi, le persone assoggettate a contratti precari a ore e su chiamata o con contratti i cui salari sono stabiliti a provvigione, sulla base di obiettivi prefissati prima degli eventi disastrosi conseguenti al coronavirus.
Oltre alle piccole e medie imprese ticinesi, stiamo parlando di buona parte del personale di vendita, venditori indipendenti e rappresentanti di vendita, impiegati (venditori) d’assicurazione addetti ai servizi clienti e all’acquisizione di nuovi assicurati, nonché altre categorie soggette a rapporti contrattuali precari con bassi salari e vuoti di contenuti sociali.
Per tali ragioni, TiSin sostiene pienamente la presa di posizione dell’Associazione degli imprenditori ticinesi (ImprendiTi), inviata al Consiglio di Stato a sostegno degli imprenditori ticinesi in difficoltà.
Preoccupata della situazione e per le conseguenze che in futuro ricadranno sul mondo del lavoro ticinese, TiSin chiede massima attenzione verso le piccole realtà imprenditoriali che fanno parte del tessuto economico cantonale e massima vigilanza, dunque, da parte degli organi cantonali preposti all’applicazione e al rispetto dei disposti emanati dal Governo a sostegno dell’economia e del lavoro.
TiSin chiede che il Governo si adoperi in modo più determinato affinché gli artigiani, le piccole e medie imprese, così come tutto il settore del piccolo commercio, alberghiero e della ristorazione siano sostenuti economicamente fintanto che l’economia di mercato non riprenda il suo corso a livello cantonale, nazionale e internazionale.
Inoltre, che si faccia carico, emanando disposizioni mirate, di quella fascia di lavoratori e lavoratrici che sono assoggettati a contratti di lavoro precari, esageratamente iniqui dal profilo sociale a salariale, quindi a rischio di scivolare in uno stato di assistenza e di povertà.
Alla luce dei provvedimenti adottati a sostegno dell’economia e delle imprese, è auspicabile che il Governo sviluppi una politica più attenta alle peculiarità della Regione, sensibilizzando anche i responsabili delle grandi e medie imprese, soprattutto quelle che usufruiscono di agevolazioni (dirette o indirette) pubbliche, affinché si assumano le dovute responsabilità sociali sviluppando politiche imprenditoriali più consone al territorio, all’economia e al tessuto lavorativo cantonale.
In tale ottica e sull’immediato, TiSin non può esimersi dal chiedere con fermezza alle grandi e medie imprese della distribuzione in primis (Migros, Coop, Manor, Aldi e Lidel che in Ticino fatturano oltre un miliardo di franchi), che paradossalmente stanno traendo enormi vantaggi dalla triste situazione che si è venuta a creare, di annullare ogni misura tesa a ridurre (licenziare) la manodopera locale e di trasformare i loro contratti di lavoro precari in contratti a tempo pieno completi del salario mensile e dei contenuti sociali, di cui una buona parte del personale di vendita ticinese è stato cinicamente privato a scopo di bieco profitto delle imprese.
Per informazioni: info@tisin.ch