Ispiratore della soluzione proposta in questo messaggio per il passaggio delle ARP dall’amministrativo al
giudiziario è il rapporto del dicembre 2010 gruppo di lavoro “riorganizzazione del settore delle tutele e curatele” costituito dal Consiglio di Stato (CdS) il 20 maggio 2009 il quale concludeva:
“Il gruppo di lavoro propone a grandissima maggioranza la variante modello giudiziario Pretura, raccomandando la creazione di una commissione volta a redigere il progetto di legge d’attuazione, considerando in particolare le sinergie che verrebbero a crearsi accorpando alle preture tutto il diritto famigliare e di protezione, segnatamente estendendo al primo la logica di tribunale pluridisciplinare che il diritto federale prescrive per il secondo”
Leggendo queste conclusioni si giustifica la scelta del CdS di potenziare le Preture piuttosto che creare un Tribunale di Famiglia.
Se invece si considera il contesto in cui sono state formulate, si evince che le stesse erano influenzate da un fattore ritenuto allora determinante, cioè il poco tempo a disposizione per implementare la nuova organizzazione in tempo utile per l’entrata in vigore delle nuove normative in materia di diritto tutorio previste
per il 1° gennaio 2013.
Questa influenza la si percepisce chiaramente rileggendo il verbale della seduta conclusiva del gruppo di lavoro
citato in apertura.
Se non ci fosse stato il problema “tempo”, la conclusione sarebbe stata certamente diversa.
Infatti:
il verbale, alla conclusione, al momento di decidere per Tribunale di Famiglia o Preture, riporta:
“…Sandra Killer, sarebbe disposta a cambiar la propria posizione (a favore delle preture n.d.r.), se fosse
menzionato che il tribunale di famiglia sarebbe la scelta ottimale, per fare capire che tale opzione è stata considerata come molto importante all’interno del gruppo, che è stato speso del tempo in merito. Il gruppo
concorda con quest’ultima proposta.”
Il passaggio da CTR a ARP
Il 1° luglio 2013 sono entrate in vigore le modifiche legislative funzionali al nuovo diritto di protezione (cfr.
Messaggio n. 6611 del 7 marzo 2012)
Il Gran Consiglio, adottando le modifiche di legge previste, ha votato anche gli emendamenti, fortemente voluti dalle Associazioni AGNA e ATFMR, che imponevano una maggiore preparazione professionale dei Presidenti e dei membri delle nuove ARP.
Modifiche contestate con il lancio di un referendum dai Comuni, ma confermate dal voto popolare.
In seguito, la mancanza di dialogo tra CdS, Gran Consiglio e Comuni sede, e il mancato coinvolgimento delle
Associazioni civili non ne ha permesso la corretta implementazione.
Si è confusa la preparazione professionale con il tempo di lavoro dei Presidenti; e ne sono così conseguiti
maggiori costi e minore qualità del servizio.
Affermare che si è caduti dalla padella nella brace può sembrare eccessivo, ma corrisponde alla sensazione
provata in più di una sede ARP.
E noi di AGNA/ATFMR vorremmo scongiurare il ripetersi di quanto successo con la revisione del 2012 dove la
mancanza di dialogo tra le parte ha vanificato l’effetto positivo degli emendamenti introdotti dal Parlamento.
Traendo insegnamento dal passato, abbiamo già avvicinato vari attori istituzionali, per sondare la disponibilità a riunirsi ad un “Tavolo” assieme alle Associazioni civili come le nostre per affrontare tutti gli aspetti della
revisione in oggetto, critici per gli uni o per gli altri, trovare convergenze e formulare, all’indirizzo del Parlamento già prima del voto e a chi dovrà implementare il nuovo servizio poi, suggerimenti tali da assicurare il miglior servizio ai cittadini, al minor costo e nei tempi più brevi possibili. Praticamente tutti gli interpellati si sono dichiarati d’accordo della utilità dell’esercizio, a condizione che il “Tavolo” abbia il riconoscimento istituzionale del Consiglio di Stato.
Questo ci ha spinto a formulare una richiesta in tal senso al CdS con lettera del 20 maggio 2015.
In data 22 giugno il CdS ci ha risposto che “seppur accattivante”, a causa di aspetti formali, la proposta non poteva essere accolta prima della decisione del Parlamento, dichiarandosi però disponibile a considerarla in
fase di allestimento delle normative di applicazione.
Riteniamo che questa scelta, seppur corretta dal punto di vista formale, non favorisca ne promuova il sano
dialogo che si sta per instaurare tra le parti interessate a favore di soluzioni sostenibili e condivise.
Cliccando qui potete leggere tutto il documento e la redazione ve lo consiglia vivamente in quanto anche noi nel corso di nostre mansioni redazionali abbiamo potuto constatare come la qualità del laro svolto da alcune commissioni sia assolutamente insufficiente e non va nell’interesse dei tutelati, ma segue dinamiche che …. in un prossimo futuro abbiamo una storiella proprio bella da racocntare ai nostri utenti !