Dal Rinascimento ai giorni nostri. Secoli di storia, cultura, arte e bellezza. Da quel Rinascimento Italiano nato in Toscana sulle dolci colline, testimone indiscusso della creatività artistica e del sapere fare dei materiali opere uniche, fino alle giornate del nostro tempo di un uomo che porta avanti con amore e passione l’artigianalità e la maestria di un tempo. E’ in quel frangente storico di altissimo splendore che prendono forma in Italia non soltanto creazioni artistiche uniche e dall’inestimabile valore, ma anche i mestieri e le associazioni degli artigiani, dando respiro e vita ai negozi di quella Toscana: le botteghe.
In quelle botteghe, a pari passo con la pittura e la scultura, un’altra arte pulsa fino a diventare famosa e apprezzata in tutto il mondo: l’arte orafa. I maestri producono gioielli meravigliosi e ne sviluppano i sistemi di lavorazione con quella capacità artigiana che li rese allora, come oggi, grandi artisti. Le botteghe di Firenze, Ponte Vecchio ne è ancora cuore pulsante, ma anche quelle di Siena ed Arezzo; e il gioiello, da sempre motivo di distinzione sociale ed economica, che nel Rinascimento assume un ruolo importante nella società. Fu grazie alla scoperta dell’America e al Capo di Buona speranza, passaggio per l’India, che si ebbe una sostanziale fornitura, in termini di quantità e qualità, del nobile metallo, l’oro e di splendide pietre preziose. Mentre fu proprio nella città di Arezzo che le botteghe degli artigiani orafi, nel corso dei secoli, aumentarono notevolmente di numero, dando sempre più lustro al comparto, ma anche affinando e divulgando in tutta la regione la capacità lavorativa, quella manualità poi riconosciuta in tutto il mondo.
Fondamentale, per arrivare ai giorni attuali, è stata la passione degli artigiani, l’amore e la pazienza verso il proprio lavoro, ma anche il sapere essere sempre al passo con tempi, con i cambiamenti delle mode, degli stili e delle bizzarrie. Secolo dopo secolo, epoca dopo epoca, perché I gioielli si trasformano negli anni.
A Firenze, come ad Arezzo, esistono ancora alcune botteghe, per lo più a carattere famigliare, che realizzano opere uniche, veri capolavori richiesti da una clientela internazionale tanto attenta quanto esigente. Si lavora come secoli fa, si tira a martello, si cesella, si incide, si studia il pezzo nei minimi dettagli, si lavora rigorosamente a mano. Si parte dalla ricerca storica per i gioielli più classici, dai disegni, dalla scelta dei metalli e delle pietre. Ma soprattutto si tramanda come nel lontano 1500 la capacità dell’uso delle mani, i segreti e tutti quegli insegnamenti che il maestro ha appreso in giovane età da un altro artista. L’alta scuola di oreficeria prosegue il suo cammino, magari più lentamente, ma non ferma il suo percorso.
Durante uno dei miei viaggi di lavoro, che affronto con regolarità, ho conosciuto uno dei più grandi maestri orafi italiani ancora in attività. Classe 1942, diplomato nel 1959 all’Istituto Professionale è uno degli artisti più rinomati della regione Toscana, le sue opere in tanti anni di lavoro hanno raggiunto svariati paesi del mondo. Grande maestro di arte sacra ha realizzato gioielli unici per bellezza e creatività donati ai Pontefici Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco. Si chiama Alano Maffucci e, lo intuite dall’anno di nascita, ha da poco compiuto 73 anni. Toscano doc è un piacere ascoltarlo mentre racconta dei suoi maestri e di quanto amore e passione abbia avuto nei decenni per il suo mestiere. Lo fa con una dolcezza infinita. Con gli occhi che si inumidiscono parola dopo parola, con quel gradevole accento che rende inconfondibili nel mondo i figli di questa terra. In bottega realizza ancora oggetti speciali per momenti speciali e al contempo tramanda ai giovani il suo sapere. La sua è ormai una bottega scuola. Durante la nostra chiacchierata mi parla degli studi per la realizzazione di antichi gioielli Vichinghi, dei bracciali cesellati con le scene di caccia dei cavalieri Cimmeri, di gioielli di arte sacra, croci e ostensori per l’ostia; mi mostra una coppa in argento realizzata con la tecnica della tiratura a martello, con formelle raffiguranti scene della Passione, Deposizione e Resurrezione di Cristo. Poi altro e altro ancora, mi racconta di alcuni suoi famosi colleghi, dei grandi orafi del passato, ma non tralascia di parlare dei suoi allievi, soprattutto quelli in cui ha già visto i maestri del futuro. Alano è forte davvero, amante della montagna ancora lo scorso anno si è regalato una scalata, nelle mani la forza dello sportivo perenne. Gran cuore e arte da vendere.
L’arte orafa, dalla più remota antichità fino al Rinascimento, dalle botteghe delle città toscane, alle botteghe scuola dove si continua con il lavoro iniziato tanti secoli fa. Un’eccellenza italiana invidiata e copiata in tutto il mondo, una tradizione, una passione, un pezzo di storia scritta da uomini unici che hanno contribuito con il loro amore artistico a rendere bello agli occhi del mondo questo paese. Continuate a farlo, ve ne prego, perché ne abbiamo un maledetto bisogno. Grazie Alano, di cuore.
Fabrizio Salce