Egregio Signor Direttore Dip. Istituzioni, on Norman Gobbi,
nelle scorse settimane l’abbiamo vista molto presente in serate dibattito sul tema della Violenza sulle donne, organizzate in occasione della Campagna ONU “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”.
Campagna concomitante anche con la pubblicazione del “Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica”
Se da un lato è doveroso complimentarla per l’attenzione riservata alla violenza domestica, dall’altro lato non possiamo esimerci dal criticare la parzialità con la quale è stata trattata nei dibattiti, considerandola esclusivamente ai danni della donna.
È indubbiamente vero che, nelle relazioni di coppia, troppi maschi non si sanno comportare da uomini, ma proprio il Piano d’azione cantonale indica che questa lacuna la si riscontra anche nelle rappresentanti del sesso opposto.
Tuttavia, quando si parla di vittime, si parla sempre di donne.
I soggetti maltrattanti sono sempre gli uomini, le donne mai.
Eppure, si sa che ci sono, e addirittura si presume che i casi conosciuti rappresentino una minoranza per il fatto che l’uomo è restio a denunciarli, perché si vergogna.
Riteniamo, in ossequio al diritto di uguaglianza dei sessi rivendicato dalle donne, utile, indispensabile ed urgente che ci si occupi anche delle “donne maltrattanti”.
Anche la Convenzione di Istanbul, entrata in vigore in Svizzera il 1° aprile 2018, pur mettendo in primo piano la tutela della donna in virtù del numero sproporzionato di vittime, inserisce per la prima volta in un trattato internazionale la possibilità che vi sia violenza femminile contro gli uomini.
Lo fa a partire dal preambolo riconoscendo che «anche gli uomini possono essere vittime di violenza domestica» la quale, come si legge nell’articolo 3 (comma 2), «designa tutti gli atti di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che si verificano all’interno della famiglia o del nucleo famigliare o tra attuali o precedenti coniugi o partner, indipendentemente dal fatto che l’autore di tali atti condivida o abbia condiviso la stessa residenza con la vittima»
Nel capitolo III relativo alla prevenzione, chiede che gli Stati garantiscano «un’ampia diffusione presso il vasto pubblico delle informazioni riguardanti le misure disponibili per prevenire gli atti di violenza che rientrano nel campo di applicazione della presente Convenzione».
Senza escludere il fatto che «anche gli uomini possono essere vittime», chiede di mettere in atto una campagna di sensibilizzazione per prevenire anche la violenza domestica contro di loro.
E questo, Signor Direttore, è l’invito che le rivolge AGNA, assieme all’invito di dare seguito alla risoluzione del Gran Consiglio relativa alla mozione n. 1290 #HeForShe: contro la violenza sulle donne, lavorare con gli uomini, di «Studiare la possibilità di creare una casa d’accoglienza e ascolto per uomini soli. Si tratta di fornire un luogo per l’accoglienza laddove si presenti una situazione precaria,
prima che divenga disperata, per l’ascolto e l’accompagnamento di una sofferenza, prima che si risolva in un gesto irreparabile in ambito domestico contro le donne o i minori»
Maggiore consapevolezza del fenomeno da parte della comunità, e maggiori possibilità di chiedere aiuto per gli uomini che si sentono oppressi, possono evitare l’escalation di crisi domestiche ed evitare reazioni drammatiche.
Grazie per l’attenzione
Cordiali saluti
Pietro Vanetti
Presidente AGNA
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