Signor deputato, l’Accordo del 1974 era stato il frutto di un compromesso tra le parti e il suo risultato, fatta eccezione di una riduzione del ristorno dal 40% al 38.8% rivendicata e ottenuta dal Ticino nel 1985 per compensare il fenomeno dei “falsi frontalieri” , non è più stato messo in causa fino ad una decina di anni fa.
Va inoltre ricordato che durante i primi tre decenni dell’applicazione dell’Accordo le preoccupazioni legate alla penuria di manodopera alla quale era confrontata la nostra economia mettevano in secondo piano altre considerazioni. Il fenomeno del dumping salariale e della sostituzione sul mercato del lavoro erano pressoché sconosciuti e anche i problemi legati al traffico, come lo rileva lo stesso interpellante, sono cresciuti esponenzialmente soprattutto negli ultimi 10 anni.
L’applicazione dell’art. 15 del Modello OCSE era la soluzione privilegiata dal Consiglio di Stato per il futuro accordo ed è stata considerata anche dalla Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali, competente per le negoziazioni, ma è sempre stata energicamente respinta dalla controparte. La Roadmap e il successivo progetto di Accordo sono il frutto di negoziati complessi e concessioni reciproche.
Infine, va sottolineato che l’accordo sulla fiscalità dei frontalieri con l’Italia non costituisce un’eccezione per la Svizzera. Accordi analoghi sono stati siglati con Germania, Francia e Austria e sono stati presi in considerazione da entrambe le delegazioni nel quadro dei negoziati per il rinnovo dell’Accordo del 1974.
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