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Care amiche, cari amici, buona domenica!
Apriamo purtroppo la nostra newsletter con la drammatica notizia del terremoto in Marocco che ha causato la morte di migliaia di persone e altrettanti feriti e dispersi. A loro, alle loro famiglie e alle persone che sono in attesa di informazioni da parte dei loro parenti e amici, un caro e forte abbraccio.
Sintesi della settimana ed evoluzione
La nostra informazione domenicale dell’Economia con Amalia comincia dando un’occhiata a quanto sta succedendo nell’Unione Europea. In queste settimane sono tanti i temi che stanno tenendo banco. Da una parte c’è chi vorrebbe ampliare entro il 2030 il numero di paesi aderenti alla comunità permettendo un allargamento verso est. Dall’altra parte c’è chi risponde che prima di accettare nuovi Stati è necessario rivedere le regole del gioco e trovare una maggiore coerenza interna, soprattutto alla luce delle recenti tensioni con Polonia e Ungheria in relazione al tema dell’immigrazione. Si discute anche di finanze pubbliche. Dopo un periodo di sospensione del patto di stabilità necessario per dare risposta alla pandemia, c’è chi oggi preme per un ritorno alla normalità. Ricordiamo che nell’Unione Europea vige la regola che il rapporto tra il debito pubblico e il prodotto interno lordo (PIL) deve essere al massimo del 60% e quello tra il deficit annuale e il PIL al 3%. Fino a qualche settimana fa si parlava della possibilità di definire i paesi dell’Unione Europea in tre categorie a seconda del loro livello di debito pubblico: basso (inferiore al 60%), moderato (tra il 60% e il 90%) e alto (oltre il 90%). Nel nuovo patto si prevede un monitoraggio e l’implementazione di misure di correzione per i paesi più indebitati, quindi una loro perdita di autonomia. Come immaginabile questa riforma che vede nei paesi fortemente indebitati anche l’Italia, la Grecia, e la Francia è stata riposta nel cassetto. Forse più che sui dettagli legati alle finanze pubbliche, ora l’Unione Europea dovrebbe lavorare per diventare finalmente il terzo polo in termini di produzione, scambio, innovazione, forza militare rispetto ai due blocchi ancora vivi e rappresentati da Stati Uniti da una parte e paesi asiatici dall’altra.
E torniamo a parlare di inflazione. In Italia è stato firmato l’accordo definito “patto salva-spesa”. Il governo e le associazioni dell’industria alimentare e dei beni di largo consumo hanno accettato di sottoscrivere un accordo che ha come obiettivo il contenimento dei prezzi dei beni di prima necessità. Questa sorte di carrello della spesa dal 1 ottobre sarà venduto a prezzi calmierati. L’azione è stata definita “trimestre anti inflazione”. Oltre alle aziende distributrici sono state coinvolte nel processo anche le aziende produttrici. Da parte del governo non ci sarà nessuna imposizione nella scelta dei prodotti che potranno essere marchiati con un bollino tricolore; saranno gli stessi produttori e distributori a valutare che cosa vendere a un prezzo più basso. Non sappiamo quali saranno i benefici reali di questa misura. Certo è che anche in Italia l’aumento dei prezzi ha ridotto enormemente il volume degli acquisti (-4.5% nel mese di luglio su base annua) causando nel contempo un aumento per la spesa (+2.7%). Si consuma di meno e si spende di più. Le associazioni dei consumatori sono piuttosto scettiche verso queste misure ritenendo che si tratti di marketing politico. Vedremo nei prossimi mesi se effettivamente i consumatori avranno avuto dei benefici sui prezzi dei beni di prima necessità. Nessuno ha dubbi sul fatto che l’inflazione rimanga ancora un problema su cui vigilare. E speriamo che anche in Svizzera qualcuno si muova per siglare accordi simili soprattutto nel campo della sanità, dell’energia e degli affitti.
Ed è proprio l’inflazione che fa tornare la voglia di applicare soluzioni passate. Così in più paesi, tra cui gli Stati uniti, e da più personalità si invoca l’idea di rendere stabili le valute. Ma facciamo un passo indietro. All’inizio della nostra storia sabbiamo imparato a scambiare i beni direttamente tra di loro, quindi con il baratto. Nel tempo si è compreso che era necessario avere un’unità di scambio che facilitasse il commercio e così sono nate le monete. In principio il valore della moneta era direttamente proporzionato alla quantità di oro o argento che contenevano. Con il tempo e con la necessità di effettuare molti più scambi non è stato più possibile coniare così tante monete e così si è deciso che comunque il valore dovesse rimanere agganciato a qualcosa di reale e stabile (tecnicamente il termine è ancorato). Fino agli anni 30 del ventesimo secolo la moneta stampata doveva poter essere convertita in oro (Gold Standard). Questo sistema fu sostituito nel 1944 con il Gold Exchange Standard che oltre all’oro prevedeva l’ancoraggio anche ad altre valute (prima fra tutte il dollaro). È il 1971 quando l’allora presidente americano Nixon annuncia la fine di questo sistema. Da allora molte volte si è pensato di tornare a un sistema di ancoraggio. Oggi diversi ripropongono questa possibilità per togliere potere alle banche centrali e chiedono di ancorare la moneta al prezzo delle materie prime e addirittura ai Bitcoin. Insomma come sempre anziché puntare a soluzioni nuove, si guarda al passato con una certa nostalgia.
E un po’ di nostalgia per i risultati passati l’abbiamo provata quando abbiamo scritto il nostro articolo settimanale “Svizzera: il PIL stagna, la disoccupazione sale”. Non è ancora il momento di fare drammi, ma è innegabile che l’andamento economico internazionale e gli aumenti dei tassi di interesse stanno esercitando un certo effetto anche sulla situazione economica svizzera. Il PIL del II trimestre di quest’anno è rimasto stabile, mentre gli ultimi dati della disoccupazione mostrano un piccolo aumento. Al di là della stagionalità, bisogna comunque rimanere vigili.
Trovate qui gli articoli della settimana
Svizzera: il PIL stagna, la disoccupazione sale
Se vi siete persi gli articoli delle scorse settimane, eccoli:
UBS e Credit Suisse: ogni posto di lavoro conta
La carne? Solo per ricchi
Perché la lotta all’inflazione ci alza l’affitto (e altre spese)
Previsioni economiche: nuvole all’orizzonte
120 secondi
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L’Economario – il vocabolario di economia
Vi ricordiamo che il nostro vocabolario di economia vi spiega in parole molto semplici, temi apparentemente complessi e soprattutto perché sono importanti nella nostra vita di tutti i giorni. Inflazione, PIL, consumi, commercio estero, disoccupazione: temi in apparenza complessi che vengono spiegati con parole semplici.
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Svizzera: il PIL stagna, la disoccupazione sale
UBS e Credit Suisse: ogni posto di lavoro conta
La carne? Solo per ricchi
Le banche centrali e il dilemma dell’inflazione
Previsioni economiche: nuvole all’orizzonte
In attesa di quello che ci riserverà l’economia la prossima settimana, vi auguro una splendida domenica!
Un caro abbraccio,
Amalia Mirante
L’economia con Amalia by Amalia1978